QUESTIONE SANT'AGATA - I reati contestati che hanno portato al sequestro dei manufatti del Centro Sportivo
Gli agenti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e quelli della Polizia Provinciale, hanno provveduto questa mattina a porre i sigilli sui manufatti che sorgono nell'area di 48000 metri quadri del Centro Sportivo Sant'Agata.
Dunque, sono inutilizzabili spogliatoi, foresteria, uffici e biglietteria, sorti nel corso di questi 26 anni di esistenza della struttura. Posti i sigilli anche al campo 6.
Gli altri campi, sono dunque ancora utilizzabili, ma il club ha sospeso l'attività che, come è noto, proseguiva a livello di settore giovanile.
I reati contestati sono abusivismo e occupazione del demanio: difatti, i pm che conducono l'inchiesta, chiamano in causa il rischio idrogeologico R4, vale a dire il più elevato nella speciale scala. In presenza di questa classificazione, è impossibile costruire manufatti in maniera stabile, o comunque strutture non removibili.
La società fa sapere, senza voler entrare nello specifico, di aver nel corso degli anni, approntato tutta una serie di misure tali a far diventare l'area a rischio idrogeologico R2, quindi potenzialmente edificabile, in primis dai lavori fatti a monte della struttura dal Comune di Reggio Calabria, regolarmente conclusi.
Ad ogni modo, la storia offre in questa giornata di fine febbario, una svolta inattesa e sicuramente lacerante, che rischia dunque di vedere la fine della corsa della Reggina Calcio, che ha in corso la vicenda per il salvataggio dal fallimento, e getta un'ombra sinistra sul futuro del Centro Sportivo Sant'Agata, che nel peggiore dei casi potrebbe anche essere demolito.


