Sarri in conferenza furioso all'Olimpico: "Mi porto a casa un'incazzatura di livello 9"
ROMA-ATALANTA 2-1 (p.t. 0-0)
47' Éderson (A), 90' Hermoso (R), 93' Soulé (R)
Una beffa maturata negli ultimi minuti, con il vantaggio di Ederson ribaltato da Hermoso e Soulé nel finale. Nella conferenza stampa del dopo partita, al termine del 2-1 dell'Olimpico contro la Roma di Gasperini, Maurizio Sarri non ha nascosto la rabbia per il risultato, pur riconoscendo la forza dell'avversario. Il tecnico dell'Atalanta ha analizzato l'andamento della gara, si è soffermato sugli episodi arbitrali che hanno acceso le proteste nerazzurre, ha raccontato le sensazioni del ritorno in una città che conosce benissimo e ha spiegato a che punto sia davvero il lavoro con la sua nuova squadra. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Che fiducia dà per il futuro questa mezz'ora del secondo tempo? Che cosa si porta a casa, nonostante il risultato?
«Mi porto a casa un'incazzatura di livello 9. No, la partita l'abbiamo fatta: abbiamo sofferto il primo tempo, però abbiamo sofferto più sulla supremazia territoriale che su palle gol nitide. Abbiamo fatto bene la prima mezz'ora del secondo tempo, con la possibilità di andare anche sul secondo gol, e poi nel finale non abbiamo avuto più la forza di alzarci: aspettando giocatori di questo livello tecnico vicino alla nostra area di rigore, la possibilità di pagare è alta, e infatti alla fine l'abbiamo pagata. Però, per onestà intellettuale, bisogna dire anche che sì, abbiamo avuto la palla del 2-0, ma potevamo perdere lo stesso 3-2, visto che loro hanno creato e giocato tanto. Rimane l'aspetto positivo di aver visto la squadra crescere e di averli messi in difficoltà: in questo momento la Roma è sicuramente la squadra più forte della Serie A e la squadra più in forma della Serie A, probabilmente destinata a lottare per il titolo fino alla fine. Penso che non tante squadre avrebbero retto l'urto della forza della Roma stasera».
Ha spiegato che sull'episodio di Gaetano ci sarebbe stato un errore: qual è il motivo?
«È stato un errore dell'arbitro, perché Gaetano mi ha detto che non ha detto niente, che non si è mai rivolto all'arbitro. Attorno a lui c'erano cinque membri dello staff che mi hanno detto tutti la stessa cosa: se lo dicesse solo Gaetano potrei avere dei dubbi, ma me l'hanno detto tre persone diverse che erano nell'arco di tre metri, quindi è un errore dell'arbitro».
E la protesta di tutti i giocatori con l'arbitro da cosa è nata?
«Penso che l'arbitro, quando si è battuto al centro, abbia detto: "Tre minuti e mezzo da questo momento", invece ne aveva già fatti due e quindici. Penso sia per quello, ma non lo so, io sono sceso subito. Però sull'episodio di Gaetano, ti dico, sono sei persone diverse e hanno detto tutte la stessa cosa: che non si è mai rivolto all'arbitro. Quindi è un errore dell'arbitro».
Lei ha giocato tante volte contro la Roma, anche in tanti derby: questa le sembra la Roma più forte?
«In questo momento sì, se continuano così sì. È una squadra che gioca, che ha ritmo, che produce: in questo momento è tanta roba, ma l'avevamo già visto nelle prime due partite di campionato».
Che cosa ha pensato quando è stato ammonito per aver indicato un pallone rimasto palesemente in campo?
«Il pallone era rimasto in campo e io ero sicuro, perché era proprio davanti alla mia panchina: ho solo detto "no, no" e mi ha ammonito. Probabilmente non gli siamo particolarmente simpatici, non lo so».
Una domanda all'uomo Sarri più che al tecnico: che effetto le ha fatto tornare a Roma, in uno stadio che conosce molto bene?
«Mi sono sentito a mio agio perché ero nella mia panchina abituale: se fossi stato sull'altra, molto probabilmente non mi sarei sentito a mio agio. Invece la Roma ha sempre preso quella panchina e io ero nella mia, una panchina in cui mi sento a mio agio. Poi, come ho già detto, se gioco a Roma contro la Lazio posso avere sensazioni diverse: contro la Roma, dal punto di vista emotivo, è una partita come le altre. Dal punto di vista materiale no, perché in questo momento stanno giocando un calcio di altissimo livello».
Rispetto al lavoro che sta facendo all'Atalanta, dove si sente più avanti sulla tabella di marcia e dove invece si aspettava di essere già più avanti? Tre partite e sei punti non sono malaccio.
«No, siamo tornati al via diverse volte: effetto dell'arrivo a singhiozzo dei giocatori che venivano dal Mondiale, effetto di qualche infortunio di giocatori arrivati dopo il Mondiale come De Ketelaere, o di giocatori appena presi come Kristensen. E le contingenze di mercato ci hanno portato all'arrivo di giocatori negli ultimi due giorni. Dentro questa squadra ci sono tre o quattro giocatori che con noi hanno fatto tra i due e i tre allenamenti: è un processo che deve ancora iniziare nella maniera più vera possibile. È una squadra che ha ancora un po' di timore a giocare da dietro, e stasera si è visto: è un percorso ancora completamente da fare».
Rabbia per il modo in cui sono svaniti i tre punti, onestà nel riconoscere la superiorità dell'avversario e nessuna illusione sui tempi del proprio lavoro: Sarri esce dall'Olimpico con la consapevolezza che l'esame contro la capolista ha detto molto sulla crescita della sua Atalanta, ma anche su quanta strada resti da percorrere.
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