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La testardaggine di Eusebio Di Francesco, che ce l'ha fatta contro tutti (e contro sé stesso)TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 11:00Serie A
di Daniele Najjar

La testardaggine di Eusebio Di Francesco, che ce l'ha fatta contro tutti (e contro sé stesso)

Eusebio Di Francesco ce l'ha fatta. Chiamatela tenacia, o testardaggine, ma alla fine è riuscito a dimostrare che sì, il suo lavoro vale ancora. Nonostante da anni la diffidenza intorno a lui la percepisse eccome. "Oggi è il momento di una grande rivincita, potevo passare per il gatto nero di turno", ha scherzato a fine gara dopo il successo sul Genoa. Le delusioni e la crudeltà del calcio Che peso deve essersi tolto di dosso un tecnico che è dovuto andare avanti contro tutti e anche contro sé stesso, in un certo senso. Otto anni fa Di Francesco si giocava l'accesso alla finale di Champions League con la sua Roma, dopo aver rimontato tre gol al Barcellona di Messi, Iniesta e Suarez. Sembrava solo l'inizio di qualcosa di straordinario. Dalla stagione successiva invece arrivano una serie di delusioni cocenti. L'esonero dalla Roma, poi tre brevi esperienze non decollate con Sampdoria, Cagliari e Verona. Di Francesco voleva il riscatto e sapeva che per averlo doveva centrare un risultato non scontato. La testardaggine di Di Francesco e la capacità di cambiare Eusebio non si è dato per vinto. Accetta così cause sempre più difficili. A Frosinone e Venezia ha vissuto due stagioni nelle quali non c'era scampo: con la salvezza si sarebbe parlato di grande impresa, con la retrocessione ecco le solite ironie. Il calcio sa essere crudele ed alla fine certe etichette te le ritrovi addosso, non importa cosa hai fatto vedere in campo e nel tuo percorso. Altri tecnici magari a quel punto avrebbero accettato di ripartire da una categoria inferiore, puntando a vivere una stagione di successo con una squadra di prima fascia in Serie B. Dove fare un calcio più nelle sue corde, un calcio di protagonismo e più votato all'attacco, magari. Di Francesco ha sempre sbandierato con fierezza la sua ammirazione per Zdenek Zeman, che definisce il suo "maestro". Anche questo ha contribuito, forse, a farlo passare come uno che pensa troppo al bel gioco e meno alla sostanza. Niente di più falso, se si guardano le ultime annate. Il suo Venezia palla al piede sapeva cosa fare, certo, facendo anche prestazioni dominanti come in una dolorosa sconfitta beffarda proprio contro il Lecce, in casa. Ma il calcio dei lagunari, soprattutto nella seconda parte di stagione, è stato all'insegna dell'equilibrio. A Lecce si è arrivati quasi ad un paradosso: il presidente Sticchi Damiani a chiedere di osare di più ("La squadra mi piace perché ha equilibrio e compatta, possiamo provare ogni tanto ad osare di più", le sue parole dello scorso 22 febbraio) e lui a rispondere che se si pensa all'attacco e basta si rischiano brutte figure. La prima estate spensierata dopo tanto tempo Evidentemente Di Francesco ha capito che ormai, arrivati a questo punto, prima di tutto per riabilitarsi aveva bisogno di portare a casa il risultato. Senza mai tradire le proprie idee, ma puntando prima di tutto sulla compattezza. D'altronde da qualche anno il destino dell'allievo di Zeman sembra essere quello di avere rose di giocatori che poco si addicono alla sua filosofia. Il Lecce gli ha dato quantomeno la possibilità di tornare a schierare ali offensive di corsa, cosa che non era riuscito a fare in Veneto per mancanza di interpreti di ruolo, ma anche in giallorosso ha avuto un attacco decisamente depotenziato. Questa sì che può essere la vera ripartenza per Eusebio. Basta associare il suo nome alle retrocessioni: ora ha ritrovato credibilità. E il diritto di godersi finalmente un'estate spensierata, la prima dopo molto tempo.