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Malagò per settimane ha illustrato un programma che non esisteva. Il capello spaccato, la condivisione totale, il progetto di 8 anni: tutto naufragato dinanzi al primo scoglioTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

Malagò per settimane ha illustrato un programma che non esisteva. Il capello spaccato, la condivisione totale, il progetto di 8 anni: tutto naufragato dinanzi al primo scoglio

Se andate sul profilo Instagram di Giovanni Malagò c'è un post di cinque giorni fa che recita così: "Vogliamo ricostruire il nostro movimento dalla base, con ambizione, competenza e concretezza. La parola d'ordine è condivisione". Nella foto c'è il presidente della FIGC tra Maldini e Leonardo e sì, avete letto bene, la parola d'ordine del post era condivisione. Una condivisione durata come un gatto in tangenziale, iniziata scartando i regali di Natale e conclusa col pranzo di Santo Stefano. L'editoriale potrebbe quasi concludersi qui, però è giusto sottolineare anche altri aspetti. Mettere in luce altre dichiarazioni rilasciate meno di una settimana fa (non dieci anni fa) che lette oggi spiegano bene il vuoto cosmico del nostro calcio. Un calcio che è figlio di tante frasi a effetto studiate a tavolino e di poca, pochissima sostanza. Malagò a metà della scorsa settimana ha spiegato così i tempi particolarmente lunghi per la nomina del nuovo direttore tecnico "Ti rendi conto che Paolo, prima di andare avanti, il capello lo spacca. Prima in due, poi ancora in due e infine ancora in due". Malagò e Maldini stando alle parole del numero uno di via Allegri nelle ultime settimane hanno condiviso riflessioni profonde su tutti gli aspetti prima di stringersi la mano. Tutto sviscerato nel minimo dettaglio, riflessioni talmente approfondite e complicate che nel frattempo ci si è dimenticati di trovare una strategia comune su una questione probabilmente più banale, ma non del tutto secondaria: chi sarà il prossimo commissario tecnico? Da questa vicenda non ne escono bene nemmeno Paolo Maldini e Leonardo. Però la richiesta dei due dirigenti chiamati per rifondare la Nazionale e rimasti in sella per due settimane non era poi così assurda: scegliere in autonomia il nome del CT. Un ruolo per il quale loro non vedevano e non vedono bene né Roberto Mancini né Antonio Conte. Se ci pensate non è una richiesta così incredibile anche perché - ancora una volta - tutta l'opera di convincimento era basata su una parola e una soltanto: condivisione. "Se tu scegli un direttore generale, un amministratore legato, gli dai un incarico e poi non puoi arrivare lì e dici prendiamo Mario Rossi e prendiamo Giorgio Bianchi. Questo nome deve essere frutto appunto di un qualche cosa che hai in comune", raccontava meno di una settimana fa Malagò. Tutto giusto, tutto rimasto sulla carta. Difficile a crederci, ma sono tutti virgolettati che hanno 5-6 giorni. Come questo di Paolo Maldini: "Il presidente ci ha messo un po' a convincermi con un progetto ambizioso. È una chiamata alle armi, quando l'Italia chiama è difficile dire di no. Pur avendo chiare la lunghezza in sé e la difficoltà, ho voluto con tutte le forze convincere Leonardo. C'è condivisione totale tra noi di principi, di valori e di obiettivi". Condivisione durata fino alla prima scelta da prendere, fino alla scelta di un commissario tecnico che non s'è ancora ben capito a quale figura dovesse corrispondere. Si è passati nel giro di poche ore da una trattativa irrealizzabile per Pep Guardiola all'inflessibile all-inn su Andrea Pirlo. Una strategia anche mediaticamente incomprensibile che ha subito prodotto malcontento, una mossa che ha trovato nei contratti di Pirlo con la società di betting russa Fonbet il pretesto ideale per far crollare la sua candidatura. Per andare oltre. Per far saltare il banco. Già, perché tutti i discorsi sulla totale condivisione hanno mostrato tutta la loro inconsistenza dinanzi al primo scoglio. Malagò ieri ha imposto il suo aut aut, ha riportato in auge la candidatura di quel Roberto Mancini che avrebbe tranquillamente annunciato già più di un mese fa e ha provocato le dimissioni di Maldini e Leonardo sedici giorni dopo la loro nomina. Esattamente cinque giorni dopo la loro presentazione in Lega Serie A con queste dichiarazioni: "La parola chiave è condivisione totale: loro non faranno mai nulla di non condiviso con me e io non farò mai nulla che non sarà condiviso con loro. Io parlo dei prossimi sei anni, pensando agli Europei in casa, mentre Paolo parla di 8-10 anni". Da sei-otto-dieci anni a sei-otto-dieci giorni il passo è stato molto breve.