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Ma cosa sta combinando il dirigente italiano più osannato dell'estate? Un'analisi senza filtri sull'operato alla Fiorentina di Paratici dice che ha ragione.... BehramiTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

Ma cosa sta combinando il dirigente italiano più osannato dell'estate? Un'analisi senza filtri sull'operato alla Fiorentina di Paratici dice che ha ragione.... Behrami

La Fiorentina domenica sera ha esonerato Fabio Grosso dopo le tre sconfitte nelle prime tre giornate di campionato. Al suo posto è stato richiamato Vanoli
Era il 5 giugno quando la Fiorentina con un comunicato ricco di riconoscenza salutava Paolo Vanoli. Nonostante una salvezza raggiunta in scioltezza anche se a un certo punto insperata, Fabio Paratici dopo la fine della scorsa stagione decideva di cambiare guida tecnica e di affidare la Fiorentina a Fabio Grosso. "Perché non scelgo con le emozioni", spiegava il direttore sportivo viola che però domenica sera - dopo sole tre gare di campionato e altrettante sconfitte - ha deciso per il cambio di guida tecnica anche se sabato lasciava trapelare tutt'altro. Anche se per tutta l'estate ha raccontato di un Grosso come l'allenatore ideale per il nuovo progetto viola. Dell'eroe del 2006 come del profilo migliore possibile per questa Fiorentina. Verba volant, dicevano i latini. Ed ecco allora all'alba di settembre di nuovo Paolo Vanoli, allenatore da ieri già al Viola Park. Una scelta lecita, anche perché già a giugno lo switch con Grosso aveva destato tante perplessità. Fosse l'unica... Già, perché di dubbi oggi ne è piena la gestione Paratici nonostante nove mesi vissuti tra elogi a nove colonne, applausi a scena aperta, acquisti promossi prima di scendere dall'aereo e, soprattutto, di complimenti ricevuti un giorno sì e l'altro pure che l'hanno trasformato nel dirigente più osannato del calcio italiano. Ma su quali basi?

Cosa è rimasto del mercato di gennaio di Paratici

Paratici sbarca nel mondo Fiorentina a dicembre con un contratto fino al 30 giugno 2030 a dicembre 2025, quando Paolo Vanoli era già stato scelto per sostituire Stefano Pioli. Nel comunicato diramato a gennaio la Fiorentina faceva sapere che il dirigente piacentino avrebbe iniziato la sua avventura il 4 febbraio: formalità, solo un modo per permettere a Paratici di rispettare gli accordi col Tottenham. In realtà già a gennaio l'ex dirigente degli spurs ha preso possesso del calciomercato viola e ha portato al Viola Park cinque giocatori, tre in prestito e due a titolo definitivo. I tre calciatori arrivati a titolo temporaneo sono tutti tornati al club di appartenenza: Manor Solomon (19 partite e due gol), Jack Harrison (22 presenze e un gol), Daniele Rugani (sei presenze). Sono invece stato acquistati Giovanni Fabbian e Marco Brescianini: il primo prelevato per 13 milioni più bonus dal Bologna dopo sei mesi è stato ceduto in prestito con diritto di riscatto al Parma, il secondo comprato per dieci milioni è rimasto al Viola Park solo per assenze di offerte valide. A conti fatti, 23 milioni di euro per una campagna acquisti che ha lasciato poco o nulla al progetto viola.

La scelta dell'allenatore

Conquistata la salvezza, Paratici è stato colui che ha deciso il divorzio da Vanoli per puntare su quel Fabio Grosso che oggi è già il passato. Nel mezzo una campagna trasferimenti unica nella storia della Fiorentina, una campagna acquisti da 130 milioni di euro di investimenti per una squadra rinnovata in lungo e in largo. Il tempo dirà anche se migliorata.

130 milioni spesi in estate per...

Di certo però sono già possibili un paio di riflessioni: per 40 milioni Paratici ha ceduto i due migliori giocatori delle ultime due stagioni, ovvero Kean e Mandragora, e li ha sostituiti spendendone 70 per Beto, Oulai e Atta. Ha usato i buoni uffici col Real Madrid per prendere Valdepenas e Mastantuono con quest'ultimo che ha acceso il tifo gigliato anche perché spacciato per un affare in stile Nico Paz: non è così. Poi Viery e Pellegrino, Jimenez, Joao Mario e Dragusin per una squadra che con Grosso ha puntato forte sul tridente offensivo ma ha aggiunto solo a ridosso del gong finale gli esterni d'attacco Njie, Gnonto e Pedro Goncalves.

Behrami ha centrato il punto

Oltre a Kean e Mandragora sono andati via anche Gudmundsson, Piccoli, Gosens, Fortini e Comuzzo. Una rivoluzione totale senza però ripartire da alcuna certezza a eccezione di De Gea. Domenica sera nel commentare l'esonero di Grosso Valon Behrami ha probabilmente centrato il punto: "A mio avviso è stato fatto un mercato senza leader, senza basi reali. Se entri oggi nello spogliatoio della Fiorentina, ti giti attorno e non sai a chi aggrapparti, a chi chiedere cosa significhi davvero indossare questa maglia o come superare i momenti di difficoltà". E ancora: "Sono state messe insieme tante belle figurine, tanti giocatori da highlights ma, di una vera e propria costruzione strutturata e di una squadra solida, questa Fiorentina non mi ha mai dato la sensazione". Una sensazione diffusa, una falla nel sistema viola a cui ora dovrà provare a mettere una toppa Paolo Vanoli. Un allenatore chiamato a stagione in corso per il secondo anno di fila che la fiorentinità l'ha conosciuta nel profondo. Un tecnico che dovrà trovare nuove certezze in una squadra molto diversa rispetto a quella che salutava appena tre mesi fa.

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