Ostiamare, De Rossi presidente: "Vogliamo formare cittadini, non solo calciatori"
Alberto De Rossi, da un mese presidente dell'Ostiamare, racconta la prima vittoria in Serie C, il legame con Ostia e il progetto sociale del club di famiglia
Da poco più di un mese Alberto De Rossi è il presidente dell'Ostiamare, e la prima vittoria stagionale in Serie C, arrivata sul campo di Pesaro, ha finalmente tolto un peso a una società che sta costruendo un progetto ben più ampio del semplice risultato sportivo. Per anni rimasto volutamente in ombra rispetto al figlio Daniele, oggi l'ex allenatore della Primavera della Roma si racconta per la prima volta al Corriere dello Sport, spiegando come sia nata la scelta di rilevare il club della sua infanzia insieme alla famiglia.
Un ritorno alle origini, non un pensionamento
Il legame tra i De Rossi e l'Ostiamare non è recente: Alberto ci ha giocato da bambino, e proprio lì portò per la prima volta Daniele (attuale proprietario del cub oltre che tecnico del Genoa) nel 1988, quando il futuro capitano della Roma aveva appena cinque anni. Quasi quarant'anni dopo, la famiglia si è ritrovata a guidare lo stesso club, rilevato su proposta delle istituzioni locali quando rischiava di fallire: "Le istituzioni sono venute da noi e ci hanno proposto l'opportunità di occuparci di un club che rischiava di fallire. Hanno colpito me, Daniele e tutta la nostra famiglia nel cuore. Non potevamo dire di no. Ma non bastavano i sentimenti: dovevamo metterci anche professionalità e investimenti". Al suo fianco in società ci sono anche il figlio Daniele e la figlia: "Siamo colleghi, amici e famiglia. C'è anche mia figlia qui con noi". Sul proprio ruolo, tra panchina e scrivania, il presidente non ha dubbi: "Alberto, ma anche mister. Sono un uomo di campo". E sulla presunta vita da pensionato dopo la carriera nella Roma, ironizza: "Lo sono, pensionato. Magari mia moglie un po' meno, ma questa è la mia vita".Un progetto che va oltre il campo
Al centro del lavoro dell'Ostiamare non c'è solo l'obiettivo di consolidare la categoria conquistata, ma un'idea più ampia di funzione sociale legata al territorio: "Siamo tutti molto felici, non vedevamo l'ora che arrivassero questi benedetti tre punti. Ma il nostro progetto è ancora all'inizio. Non vogliamo solo creare qualcosa di importante a livello sportivo. Vogliamo formare cittadini, non solo calciatori. Abbiamo ben chiara la nostra funzione sociale". Un principio che si è tradotto anche in scelte nette nei confronti delle famiglie dei giovani calciatori, con un comunicato ufficiale contro le ingerenze dei genitori nella gestione tecnica del settore giovanile: "Su questo siamo inflessibili. Qui sono tutti uguali". De Rossi segue in prima persona anche il settore giovanile insieme a Roberto Menichelli, con un obiettivo dichiarato: "Vogliamo che l'Ostiamare sia la prosecuzione della scuola e presto lo dirò ai genitori. Vorrei che i bambini si sentissero come a casa, è proprio quello che provavo io da piccolo". Parallelamente, il club guarda già al futuro delle infrastrutture: è in corso l'iter per il rifacimento dell'impianto 'Anco Marzio', con l'obiettivo di avviare i lavori all'inizio del prossimo anno: "L'iter sta andando avanti, l'auspicio è che si possa completare per poter dare inizio ai lavori già all'inizio del prossimo anno".Serie C, una categoria conosciuta da protagonista
Prima ancora che dirigente, De Rossi resta un uomo di campo: la Serie C è il campionato in cui ha giocato per tredici stagioni, gli stessi anni in cui a Livorno ha diviso lo spogliatoio con Massimiliano Allegri: "Allegri era mio compagno a Livorno, giocavamo insieme, ci divertivamo. Questo campionato mi piace, ci sono squadre forti che hanno fatto categorie più importanti, nessuno ti regala niente. E poi è divertente. Quando vedo le persone affacciate ai terrazzi che guardano le partite, è il calcio che piace a me". Sul tema delle seconde squadre, De Rossi si dichiara un sostenitore convinto: "Da sempre. Capisco che per alcune società siano un costo, non tutte si possono permettere di investire dagli 8 ai 12 milioni, ma i top club dovrebbero averle per far crescere i ragazzi".L'eredità della Roma e il presente a Ostia
Dopo oltre trent'anni vissuti nel mondo giallorosso, De Rossi guarda alla nuova avventura senza rimpianti ma con la consapevolezza di un legame mai reciso: "Dopo oltre trent'anni si è concluso un percorso umano e professionale che mi ha regalato esperienze, soddisfazioni e relazioni che porterò sempre con me. Ma tornare alle proprie radici rappresenta qualcosa di altrettanto profondo. Ero e resto un tifoso".Altre notizie
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