I rischi non voluti di una Roma lenta e pesante
La sabbia nella clessidra continua a scorrere e la questione più importante del calciomercato della Roma ancora non è stata risolta: i giallorossi hanno disputato tutte le amichevoli del loro programma senza l’ormai famigerato esterno sinistro di piede destro, il quale sarà costretto - quando e se arriverà - a scendere in campo con i nuovi compagni direttamente in una gara ufficiale. Non che questo sia in assoluto un problema insormontabile - per informazioni, rivolgersi, per esempio, a Donyell Malen -, ma non si può non rimanere dubbiosi dal fatto che ciò accada dopo ormai più di un anno in cui ai giallorossi manca un profilo simile, a prescindere dal fatto che l’allenatore lo stia richiedendo.
Pur con ancora due settimane di mercato a disposizione - quelle due settimane in cui, tra l’altro, si concentra la maggior parte delle operazioni e nelle quali c’è sempre la possibilità di arrivare a nomi neanche ipotizzabili prima - le perplessità sulla gestione di questo aspetto sono abbastanza chiare. Il problema non è tanto non aver individuato un profilo esatto, perché, banalmente, ne sono stati trattati diversi, quanto quello di non essere riusciti a prenderne alcuno per una lentezza operativa impossibile da non notare. Giusto non cedere a condizioni che non si vogliono sostenere, altrettanto corretto sarebbe, probabilmente, rendersi conto che quelle condizioni - imposte da chi vende, che spesso e volentieri non ha bisogno di doverlo fare - difficilmente cambieranno e che o si lascia stare, o si accetta un compromesso per portare a casa l’obiettivo.
Una scarsa agilità di movimenti che - contrariamente a quanto la vulgata, influenzata da eventi ormai invecchiati come gli arrivi a sorpresa di Tiago Pinto e, soprattutto, di José Mourinho - è sempre stata una caratteristica di questa reggenza della Roma, e che si sperava fosse migliorata da una gestione sportiva totalmente in mano all’allenatore. Niente da fare, e allora bisogna chiedersi se è un problema che va risolto ai piani altissimi - il presidente, che, pur essendo distante fisicamente dalla Roma, sembra volersi comportare come un padre padrone tipico della Serie A - o a quelli intermedi - il nuovo CEO Galantic, unico elemento di discontinuità rispetto al gruppo tecnico guidato da Gasperini.
A forza di farsi domande, le risposte non arrivano e con loro neanche l’esterno sinistro. Il rischio di iniziare Roma-Fiorentina con la trequarti formata da Dybala e Soulé - equivoco tattico irrisolto ormai da 48 mesi, vale a dire da quando, schierati insieme, furono concausa di una inopinata sconfitta interna contro l’Empoli - è sempre più grosso. Non uno di quei rischi che uno deve prendersi per migliorare le cose, ma uno di quelli a cui si è costretti dalle cose non ben fatte, o fatte troppo lentamente, che diventano accettabili solo se poi in qualche modo si arriva a un risultato ottimale. E non si sta parlando dei tre punti con i viola.


