Cuore, cinismo e la legge dell’Arechi: questa Salernitana non vuole smettere di sognare
C’è un’energia diversa che pulsa intorno alla Salernitana in questi playoff. È l’energia delle piazze che sanno di essere fuori categoria, delle tifoserie che masticano calcio vero e che, nei momenti di massima tensione, riescono a trasformarsi nell’uomo in più. Il doppio confronto contro il Ravenna non era una formalità: i romagnoli erano una squadra scorbutica, quadrata, arrivata ai quarti con lo status di testa di serie. Eppure, i granata di Serse Cosmi hanno liquidato la pratica con una maturità da squadra d'alta scuderia. Se il 2-0 dell'andata all'Arechi (firmato Lescano e Anastasio) aveva messo in chiaro le cose, il ritorno al "Benelli" di Ravenna è stato il manifesto del calcio di Cosmi: solidità, ferocia nei duelli individuali e un cinismo spietato in ripartenza. Nel primo tempo la squadra ha saputo soffrire, abbassando il baricentro senza mai andare davvero in affanno, forte di un terzetto difensivo (Matino-Golemic-Anastasio) in stato di grazia. Poi, nella ripresa, la sfuriata che ha chiuso i giochi: prima il rasoterra chirurgico di Villa, e due minuti dopo la gemma del neoentrato Inglese, che ha gelato il Ravenna e sigillato un altro 2-0 identico a quello dell'andata.Una Salernitana che subisce poco, che sa quando accelerare e che sfrutta una rosa profonda (l'impatto dei subentrati è stato devastante in entrambe le sfide).
Ora è il turno dell'Union Brescia di Eugenio Corini e il livello si alza drasticamente. Domenica sera all'Arechi arriva la formazione lombarda, che ha strapazzato il Casarano e si presenta a questa semifinale con le stesse identiche ambizioni dei Granata. Il Brescia guidato da Eugenio Corini è una corazzata per questa categoria. Gioca un calcio molto organizzato, basato sul possesso posizionale e su improvvise fiammate sulle corsie esterne. È una squadra tecnica, che ama gestire il ritmo della partita e che ha nell'esperienza il suo punto di forza. Il centrocampo guidato da Balestrero (recuperabile per il match) dà equilibrio e inserimenti, mentre davanti le accelerazioni di Marras (uscito malconcio dal quarto di finale ma potrebbe farcela anche lui) possono fare malissimo. Comunque se pressato alto, il Brescia tende a concedere qualcosa in transizione difensiva. La Salernitana dovrà essere bravissima a sporcare le loro linee di passaggio e a ripartire negli spazi. Le percentuali di passaggio turno sono in perfetto equilibrio: 50% e 50%. È una sfida da tripla. La Salernitana ha un leggero vantaggio psicologico dovuto alla scioltezza con cui ha superato il Ravenna, ma il Brescia ha dimostrato una facilità di gol impressionante nell'ultimo turno. Per passare il turno e volare in finale (dove si incrocerà la vincente di Ascoli-Catania), la Salernitana dovrà fare una partita di pura intelligenza tattica all'andata, cercando di non subire gol in casa per poi sfruttare la fisicità e il contropiede al ritorno.
Il fattore campo può essere determinante? Qui si gioca il destino della qualificazione. In sfide d'andata e ritorno così equilibrate, l'ambiente non è un dettaglio: è il fattore spostamento-equilibri. Giocare la prima in casa a Salerno è un'arma a doppio taglio, ma l'Arechi in modalità playoff è storicamente uno degli stadi più intimidatori d'Italia. Spingere subito il Brescia sulle difensive con un boato da oltre 20.000 persone può far saltare i piani tattici di Corini nei primi venti minuti. Cosmi sa come incendiare la piazza e chiederà una bolgia. Di contro, al ritorno l'ambiente lombardo proverà a fare altrettanto. Il pubblico bresciano sa essere caloroso e compatto, e se la Salernitana non uscirà dall'Arechi con un risultato positivo, la trasferta al Rigamonti diventerà una montagna difficilissima da scalare. La chiave? Sfruttare l'onda emotiva di Salerno domenica sera. Se la Salernitana riesce a capitalizzare il fattore campo all'andata, costringendo il Brescia a scoprirsi al ritorno, la strada verso la finale potrebbe davvero spianarsi.






