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Iervolino ha tracciato la rotta: la parola d'ordine è "continuità"
Oggi alle 00:01Editoriale
di Maurizio Grillo
per Tuttosalernitana.com

Iervolino ha tracciato la rotta: la parola d'ordine è "continuità"

C’era una volta la Salernitana delle grandi ambizioni, quella che sfidava le big del calcio italiano con la spavalderia di chi voleva stravolgere le gerarchie. Oggi, all’indomani di una semifinale playoff sfumata e di un terzo posto che sa di "vorrei ma non posso", l’universo granata si ritrova a vivere un’estate sospesa. Un limbo fatto di diplomazia interna, budget col bilancino e una tifoseria spaccata tra la realpolitik del ringraziamento e la fame di riscatto. ​Al centro di tutto c’è sempre lui, Danilo Iervolino. Il patron ha tracciato la rotta, e non è una rotta semplice. Da un lato c’è la gestione societaria, dove il presidente insiste nel voler tenere al centro del villaggio due figure come Milan e Pagano. Una convivenza forzata, sussurrano i corridoi del potere granata, visti i rapporti non proprio idilliaci tra i due. Eppure, Iervolino sembra convinto che da questo scontro di competenze possa nascere una sintesi vincente per le casse e la stabilità del club. Sul piano puramente tecnico, invece, la parola d'ordine è continuità. Il terzo posto e l'approdo alle semifinali playoff sono stati letti dalla proprietà come la prova che le fondamenta sono solide. Identikit perfetto per confermare il tandem composto da Serse Cosmi e Daniele Faggiano. Una scelta che da un lato premia il lavoro svolto, in verità soprattutto da parte del tecnico, in un’annata complessa, ma che dall'altro suona come una rassicurazione interna: si riparte da ciò che si conosce, senza salti nel buio. ​

Per chi sperava in un colpo di scena teatrale, le notizie che filtrano sono gelide. Non ci sono trattative avanzate per la cessione del club. Iervolino resta al comando, ma scordiamoci i fuochi d'artificio sul mercato. La linea guida per la prossima stagione è chiara: nessun grande investimento, gestione oculata e sostenibilità finanziaria. Una scelta legittima per un'azienda, un po' meno digeribile per chi vive di pane e pallone. ​Ed è qui che si gioca la partita più difficile, quella con l'umore di Salerno. La tifoseria oggi vive una dicotomia profonda: i "governativi" della sponda pro-Iervolino, cioè quelli che guardano al recente passato, alle insicurezze societarie da cui il club è stato salvato, e firmano cambiali di fiducia a scatola chiusa al patron. Per loro, la stabilità economica è il vero trofeo. ​I "chiedenti" del riscatto, cioè quelli che non dimenticano. E come si fa a dimenticare l'inferno di due retrocessioni consecutive che hanno mortificato l'orgoglio di una provincia intera? ​Per questa seconda (e rumorosa) fetta di piazza, una semifinale playoff – peraltro persa – non può e non deve diventare un paravento dietro cui nascondere il ridimensionamento delle ambizioni.

Salerno, per storia, calore e blasone, non può accettare il ruolo di comparsa o di "eterna piazzata" in scia al risparmio. Chi ha ancora negli occhi le umiliazioni dei campionati scorsi chiede una Salernitana protagonista sul mercato, capace di azzannare il campionato, non di gestirlo. La continuità con Cosmi e Faggiano è una base solida o il massimo sindacale per non rischiare? Iervolino ha deciso di blindare la sua creatura, ma sa perfettamente che a Salerno il confine tra la pazienza e la contestazione è sottile come una linea di gesso sul campo da gioco. Per evitare che il malcontento diventi travolgente, serviranno chiarezza nelle idee e, soprattutto, fatti. Perché la stabilità è un valore, ma la fame di vittoria, a queste latitudini, lo è ancora di più.