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Svincolati sì, ma col permesso: la Salernitana e il rischio di firmare (in ritardo)TUTTOmercatoWEB
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Giovanni Santaniello
per Tuttosalernitana.com

Svincolati sì, ma col permesso: la Salernitana e il rischio di firmare (in ritardo)

Alla fine la firma è arrivata. Malik Djibril, centrocampista classe 2002 reduce dal Picerno, è ufficialmente un giocatore della Salernitana. Bene: un colpo a costo zero, un profilo giovane, una scommessa sensata per la mediana.
 Ma l'ufficialità di un'operazione non cancella il metodo con cui è stata condotta, e il metodo, quello sì, resta da esaminare. Perché se per Djibril il lieto fine è arrivato, la fotografia del mercato granata in questo momento racconta altro: gli stessi tempi dilatati, la stessa attesa del placet dall'alto, si ripropongono pari pari per altri  nomi sul taccuino di Faggiano.

Il precedente che avevamo già raccontato
Non è la prima volta che ci soffermiamo su questo tema, e non è un caso isolato. In un precedente articolo (lo trovi QUI) avevamo già spiegato come questi ritardi nella chiusura delle trattative (anche con i parametro zero) abbiano, in passato, prodotto un effetto concreto: calciatori che si stancano di aspettare e scelgono chi si muove più in fretta.
 L'ultimo esempio è quello di Mattia Novella. Un giocatore di valore, ma soprattutto un ragazzo con un legame autentico con la maglia e con la città, che la Salernitana avrebbe voluto e che invece è finito alla Scafatese. Non per un'asta al rialzo vinta da altri, non per un ingaggio fuori portata: semplicemente perché qualcun altro ha deciso più in fretta. Perdere un calciatore così, per lentezza e non per concorrenza sul mercato, è l'errore più evitabile che esista nel calcio dei parametri zero.

Celli, Cagnano, Capuano: il copione si ripete
Oggi la cronaca ripropone la stessa dinamica su tre fronti contemporaneamente. Celli, Cagnano e Capuano sono, secondo quanto trapela, profili individuati, valutati, ritenuti utili alla causa. Ma anche per loro vale lo stesso schema che abbiamo visto per diversi giorni su Djibril: il ds ha fatto il suo lavoro, ha chiuso l'intesa sul piano tecnico, c’è il gradimento di Cosmi e ora la palla passa a chi deve autorizzare il deposito del contratto. Nel frattempo il calendario corre, i giocatori restano liberi sul mercato, e ogni giorno che passa è un giorno in più a disposizione di chi, come la Scafatese con Novella, ha dimostrato di saper decidere senza tentennamenti.

Il confronto scomodo col Benevento
A Benevento, con ambizioni non troppo diverse da quelle granata, il patron Vigorito aveva scelto la strada opposta: mettere mano al portafoglio senza remore, rincorrere i colpi a mercato aperto, portare a casa giocatori di categoria superiore pur di tirare fuori i sanniti dalla palude della Serie C. Il messaggio a squadra e piazza era chiaro e immediato: la proprietà c'è, decide in fretta, si assume il rischio. E i risultati hanno coronato questo sforzo societario.
 A Salerno il modello sembra essere l'esatto contrario: prudenza totale, caccia sistematica ai parametri zero, e qualche acquisto "vero" solo a ridosso della chiusura del mercato, quando i prezzi crollano e le occasioni si materializzano per sfinimento altrui più che per merito proprio. È una strategia legittima, sia chiaro: in tempi di plusvalenze fittizie e fallimenti a catena, la cautela finanziaria non è un peccato. Il problema è quando la cautela si trasforma in immobilismo anche di fronte a operazioni a costo pressoché zero.

Un direttore sportivo con le mani legate
Faggiano ha costruito una carriera fatta di intuizioni su calciatori di categoria, di colpi a parametro zero trasformati in plusvalenze vere (quelle vive, non quelle di bilancio), di capacità di muoversi in anticipo sulla concorrenza. È un mestiere, il suo, che si fonda su un presupposto elementare: individuato il giocatore, il club deve poter chiudere. Se ogni operazione, comprese quelle a costo simbolico, richiede un passaggio autorizzativo che si dilata nei tempi, il rischio concreto è che anche gli svincolati, gente senza squadra e quindi teoricamente nella disponibilità di chiunque bussi con un'offerta credibile, finiscano per scegliere chi si muove più in fretta. Nel calcio dei parametri zero, chi tentenna non perde l'occasione: la regala al concorrente.

La domanda che resta aperta
Se il piano è realmente la promozione diretta, la domanda che la piazza granata si sta ponendo  è semplice: che margine di manovra reale ha un direttore sportivo a cui viene chiesto di costruire una squadra da vertice, se anche il via libera per gli svincolati di serie C diventa un dossier da sottoporre a valutazione? Faggiano può avere il miglior fiuto di mercato della categoria, ma il fiuto, da solo, non firma i contratti. Serve la penna di chi sta sopra di lui. E quella penna, per ora, sembra avere il cappuccio ancora chiuso.