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La Serie C si vince soprattutto con le scelte giuste, non con i nomi
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lorenzo Portanova
per Tuttosalernitana.com

La Serie C si vince soprattutto con le scelte giuste, non con i nomi

Negli ultimi anni la Salernitana ha cambiato praticamente sempre tutto. Allenatori, direttori sportivi, moduli, idee di gioco e, soprattutto, decine e decine di calciatori. Ogni estate sembrava quella della rifondazione, con il mercato trasformato in una rincorsa continua al nome più altisonante, al profilo più esperto, al colpo capace di infiammare una piazza che, inevitabilmente, finiva per alimentare aspettative spesso superiori a quanto poi visto sul campo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una squadra che raramente è riuscita ad avere un'identità precisa e che, proprio per questo, ha faticato a trovare continuità.

Quest'anno, almeno nelle intenzioni, il copione sembra diverso. Le prime mosse del direttore sportivo Daniele Faggiano raccontano una strategia ben precisa. Non si cercano le figurine, ma calciatori funzionali al progetto tecnico. Galeotti, Llano e Djibril sono i primi tasselli di una squadra costruita seguendo caratteristiche specifiche prima ancora che curriculum altisonanti. Lo stesso discorso vale per gli obiettivi di mercato inseguiti in queste settimane: Celli, Cagnano, Awua solo per dirne alcuni. Giocatori magari meno appariscenti dal punto di vista mediatico, ma perfettamente compatibili con l'idea di calcio che Serse Cosmi vuole sviluppare.

Ed è forse questa la novità più importante. Per la prima volta dopo tanto tempo sembra esserci un filo conduttore tra società, direttore sportivo e allenatore. Non si compra tanto per aggiungere qualità sulla carta, ma per completare un puzzle. Il 3-4-1-2 rappresenta il punto di partenza: servono braccetti affidabili, esterni capaci di percorrere tutta la fascia, centrocampisti dinamici e un trequartista in grado di accendere la manovra alle spalle delle punte. Ogni scelta sembra rispondere a una logica ben precisa.

Naturalmente tutto questo dovrà essere confermato dal campo. Perché le idee, da sole, non bastano. Serviranno organizzazione, lavoro quotidiano e la capacità di creare quel gruppo che spesso è mancato nelle ultime stagioni ma partire da un'identità tecnica chiara rappresenta già un passo avanti rispetto al recente passato.

La Serie C, del resto, è un campionato che premia soprattutto le squadre. I singoli possono decidere una partita, ma sono l'equilibrio, la solidità e la continuità a fare la differenza nell'arco di trentotto giornate. Le promozioni più recenti lo dimostrano: chi ha vinto lo ha fatto grazie a un collettivo riconoscibile, non necessariamente alla rosa con i nomi più prestigiosi.

È anche per questo che il mercato della Salernitana va giudicato con un parametro diverso rispetto agli ultimi anni. Più che chiedersi se arriverà il "colpo", bisognerebbe domandarsi se il prossimo acquisto sarà davvero utile al sistema di gioco di Cosmi. È una differenza sostanziale, che può incidere sul rendimento della squadra molto più di un cognome altisonante.

La piazza granata sogna il ritorno immediato in Serie B ed è giusto che sia così. Ma il primo passo non è acquistare il giocatore più famoso: è costruire una squadra riconoscibile, con caratteristiche precise, mentalità e senso di appartenenza. Se davvero questa estate la Salernitana riuscirà a mettere il progetto davanti alle figurine, allora potrà aver imboccato finalmente la strada giusta perché le promozioni, prima ancora che con i grandi nomi, si conquistano con le idee.