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CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - La vertigine è voglia di volareTUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 1 novembre 2018, 11:55News Doria
di Paolo Paolillo
per Sampdorianews.net

CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - La vertigine è voglia di volare

La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. Così cantava Jovanotti nel novembre 2005. Circa quindici anni dopo, la Sampdoria si è presentata al cospetto del Milan con la voglia di volare per davvero. La quinta posizione in classifica, l'essere in lizza per un posto al sole dell'Europa, la possibilità di allontanare il Diavolo di qualche punto in più e l'essere la migliore squadra difensiva del campionato rappresentavano motivazioni più che sufficienti per interpretare al meglio la sfida.Per quanto riguarda la retroguardia di Giampaolo, la voglia di volare ha creato – immaginiamo noi – una certa vertigine, che poi poteva voler dire vertigine di alta classifica, in caso di vittoria.

Si, perché sono state tre incertezze, tre momenti di disequilibrio, quelli che hanno condannato il Doria ad una sconfitta che non ne frena le ambizioni, giammai, ma che rappresenta una lezione che va interpretata a dovere.

Il buon Bereszynski si perde Cutrone come Musacchio una settimana prima si perse Icardi. Questo – grazie al cielo – non è il derby, ma il risultato è il vantaggio rossonero. A dire il vero, è la prima vera grossa sbavatura del polacco, che fino a qui è stato eccellente, come lo testimonia anche l'impiego continuo nella sua nazionale. La spinta offensiva dell'ex Legia Varsavia, inoltre, è stata minore rispetto alle ultime uscite, nonostante davanti avesse Laxalt, bel giocatore si ma non un campione assoluto.

Passando alla coppia centrale, ossia l'inossidabile duo Tonelli-Andersen, è stata una partita ottima in generale, ma macchiata da due errori, fatta di letture, anticipi e marcature forsennate, che hanno costretto Higuain ad andare a giocare venti metri indietro per ricevere e smistare un pallone. Proprio sull'argentino, arriva la sbavatura del ventiduenne danese, che si perde l'ex Juventus nell'uno-due con Cutrone che porta al pareggio milanista, al tramonto della prima frazione di gioco. Un peccato di attenzione e di reazione, che la Samp ha pagato caro. Per il resto personalità, impostazione e grande concentrazione per un giocatore che non si sa più come descrivere da quanto è bravo.

Discorso diverso per Tonelli, che dirige la difesa con la personalità e l'autorevolezza al quale ci ha abituati, trasformandosi anche da play basso nel finale di gara, quando i blucerchiati tentavano invano di trovare il guizzo equilibratore. Non ineccepibile sul primo gol dei meneghini, dal momento che va a stringere, forse, in leggero anticipo sul centro, lasciando uno contro uno Bere contro l'enfant prodige Cutrone, che lo punisce da bomber navigato. Nei dettagli si è pagato dazio, ecco l’insegnamento.

Discorso lato sinistro: c'è poco da dire. Murru stava facendo un campionato molto buono, con punte di grandissimo e l'inizio del Meazza prometteva bene. Suso è difficile da marcare, perché sai che fa sempre quella giocata, ossia rientrare sul suo amato sinistro, ma tant'è ci riesce sempre. Il sardo, alla centesima in Serie A, dopo averlo perso un secondo sul primo gol - dallo spagnolo che parte il cross decisivo - tiene benissimo, quasi annullandolo. Poi l'infortunio e l'entrata di Sala. L’ex Amburgo ritengo che sia, da anni, fuori ruolo e che sia più una mezz'ala di gamba che un terzino. Lo dimostra, come spesso accade, non avendo ancora il pacchetto completo dei movimenti del terzino, specialmente sulla posizione del corpo contro l'avversario. Non è la prima volta che l'esterno avversario lo lascia sul posto, dopo un paio di finte di corpo. Ahimè, perché pare un ragazzo serio e umile, l'errore sul gol decisivo è suo. Classica giocata di Suso, Sala è messo malissimo col corpo perchè il busto e le gambe sono rivolte alla linea di fondo anzichè a quella laterale. A questo punto, all'ex Liverpool basta una finta verso il centro per prendersi un vantaggio incolmabile visto quanto impiega il numero 7 blucerchiato a girarsi e andare a chiudere, e incastonare la palla nell'angolino basso, alla destra di Audero.

Per spiccare il volo manca poco, qualche dettaglio in più, nella testa e nelle gambe dei giocatori che, mai come quest’anno dopo tanto tempo, potrebbero dare vita ad un sogno. Senza paura di cadere davvero perchè sogni così fanno solo volare. Magari per l’Europa, in aeroplano.

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