CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Quando l'orchestra stecca
Non è stata una bella prestazione, quella complessiva messa in campo dalla difesa della Sampdoria contro il Bologna. E al Dall'Ara, infatti, è arrivata una sentenza dura e cruda.
I motivi sono così semplici da apparire persino banali. Una delle caratteristiche positive della Sampdoria, a detta di tutti, sono proprio i sincronismi di Giampaolo.
Il mister è come il direttore di un'orchestra in cui ogni elemento deve fare il suo. Senza eccedere o strafare, ma seguendo direttive molto precise ed efficaci. Ma proprio come in un orchestra, la stonatura di uno dei componenti balza visibilmente agli occhi ... e alle orecchie, anche nel gioco di squadra blucerchiato, affinché le sintonie si esprimano al massimo, tutti devono partecipare.
A Bologna è semplicemente accaduto che quasi tutti i difensori della Sampdoria non sono riusciti ad esprimersi sui livelli abituali. In questo caso le note stonate sono state più di una.
Non mancano però alcune, seppur flebili, giustificazioni di fondo. Le mansioni che Giampaolo attribuisci ad ogni membro della rosa, sono pressochè specifiche. C'è sempre un motivo per cui gioca Sala piuttosto che Bereszynski, oppure Strinic e non Murru. Anche con motivazione che esulano dall'aspetto delle capacità, ma concentrate soprattutto sulle attitudini del singolo.
In un ambito come questo l'infortunio occorso a Strinic, al minuto 8 del primo tempo, ha privato l'insieme delle peculiarità del croato, inserendo quelle del sardo, che sebbene notevoli, non sono risultate indicate a questa Bologna-Sampdoria.
Murru ha dovuto quindi "fare lo Strinic", snaturandosi per 82'. E questo forse non sarebbe stato determinante se la dura legge della "fisica-calcistica" non avesse chiesto a Ferrari e Silvestre di moltiplicarsi al 110%, in un pomeriggio novembrino bolognese in cui i due forti centrali sono stati in grado di raggiungere a malapena il 60% delle loro potenzialità e del loro valore.
In questo "mini-naufragio" possiamo gettare un'unica ciambella di salvataggio. Non a Bereszynski a tutto tondo, ma alla sua caparbietà e voglia. Il polacco ha cercato di prodigarsi. Ma quando una nave è in tempesta, c'è ben poco da fare.
Tutto sommato però, noi sampdoriani, da lupi di mare, sappiamo che la tempesta non è eterna. E lo squarcio di sereno si profila già all'orizzonte. E Giampaolo è già sulla coffa dell'albero maestro per indicare la rotta. Prossima tappa Roma sponda Lazio.


