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SAMPDORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Silva che leggerezza, Candreva irrinunciabile, Thorsby jollyTUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
domenica 14 novembre 2021, 11:21News Doria
di Corrado Camera
per Sampdorianews.net

SAMPDORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Silva che leggerezza, Candreva irrinunciabile, Thorsby jolly

La rubrica di approfondimento sul centrocampo della Sampdoria.

Era da tempo che non mi capitava di vedere una partita con quella sensazione di ansia che ti prende alla bocca dello stomaco e  riesci ad allontanare, solo momentaneamente, con una serie di imprecazioni costruite apposta per l’occasione. Mi è successo con il Bologna. E come se non bastasse, dopo i primi 100 secondi del secondo tempo, a questa si è accompagnato anche il presentimento che il post-partita sarebbe stato pure peggio.

La necessità di fare punti è stata in parte l’origine di questa ansia ma ancor di più credo lo sia stata la fatica che faccio ad identificare il cuore del problema che affligge la Sampdoria. Leggendo e ascoltando le opinioni di più o meno esperti, la sconfitta con il Napoli viene additata come possibile svolta in negativo. I quattro goal presi dopo una partita alla pari avrebbero tolto certezze a squadra ed allenatore e da lì, mancando la fiducia, hanno iniziato a venir meno i risultati. Può darsi che sia così, ma onestamente mi sembra una spiegazione piuttosto debole. Prendere imbarcate contro squadre qualitativamente superiori capita in ogni stagione e non può essere una singola partita a mettere in discussione un sistema di gioco.

Una componente di confusione però c’è ed è evidente. Lo dimostra la partita di Torino in cui si è deciso di infoltire il centrocampo per mettere il reparto a parità di uomini con l’avversario, ma di fatto rinunciando alle proprie armi e al proprio modo di giocare. In particolare si è rinunciato a quella che è apparsa una delle migliori opzioni di questo campionato, la catena di destra tra Bereszyński e Candreva, ma non si è guadagnato nulla. Quello che si è visto è stato affanno, molto nervosismo e zero occasioni create.

La componente di confusione non può che essere attribuita all’allenatore, anche se gli vanno riconosciute delle attenuanti, che non sono però alibi. A complicare lavoro e scelte, ci si è messa sicuramente una componente di emergenza. La contemporanea assenza di Damsgaard e Verre non è facile da assorbire per il centrocampo di una squadra come la Sampdoria che non può avere una panchina infinita. Alcune soluzioni quindi possono passare dall’adattare giocatori che non nascono per quel ruolo, altre dall’adattare il modo di giocare agli elementi disponibili.

Con il Torino l’intenzione era forse la seconda ma si è fatto un mix e ne è uscita una partita da dimenticare. Silva, Ekdal e Thorsby sono tutti e tre centrali, ma né Ekdal Silva hanno il passo da mezzali e in più Candreva, giustamente irrinunciabile, ha dovuto scalare in appoggio alla punta. Hanno sofferto tutti e tre e in particolare Silva, il quale non ha poi nascosto la sua frustrazione dinanzi all’arbitro, rimediando un rosso e una squalifica per due turni che ha limitato ulteriormente le scelte a disposizione, una leggerezza che soprattutto a livello di cambi si è pagata e si pagherà.

Con il Bologna si è invece optato per la prima soluzione, che ha portato ad un discreto primo tempo in cui è mancato solo il goal (4-6 ottime occasioni), ma in cui si è anche stati graziati in un paio di circostanze. In questo caso, a livello di scelte si può imputare poco a D’Aversa. Askildsen, schierato a sinistra, era la scelta più lineare e a livello personale la sua prestazione può considerarsi positiva, seppur macchiata dal pallone perso in occasione del primo goal felsineo.

In generale il centrocampo è apparso volenteroso, ma poco in grado di legare il gioco e non tranquillo. Alcuni passaggi semplici sbagliati ne sono la riprova, così come le tante situazioni in cui si sono visti Thorsby e Askildsen rincorrere gli avversari con metri di campo a loro disposizione. Un altro aspetto significativo è che rispetto ad inizio stagione è mancata la capacità di riconquistare palla alti. Passati in svantaggio, si è poi andati a cercare spesso Candreva, anche con lanci lunghi dopo la classica spizzata di Thorsby, ma pure lui non può trovare sempre jolly come con l’Udinese. Il goal del pareggio, originato dalle qualità individuali di Morten e ulteriore dimostrazione dell’importanza della sua fisicità nell’area avversaria e non solo, per quanto visto poteva anche considerarsi meritato. Il calo di tensione immediatamente successivo è però imperdonabile. Dopo la fatica fatta per raddrizzare la partita, non si può lasciare tutto quello spazio a Svanberg per mettere il pallone sulla testa di Arnautovic dal limite dell’area e non ci si può perdere l’attaccante alle proprie spalle come successo.

Non credo che i recuperi di Verre e Damsgaard possano essere di per sé una svolta. Non per il valore dei giocatori, in cui credo, ma perché più di tutto vanno prima ritrovate compattezza e fiducia, possibilmente attraverso un primo tempo come quello con il Bologna, ma dove a parità di occasioni il pallone entri tre volte su sei (due volte Candreva, una Ekdal, una Askildsen, più anche le due occasioni di Caputo) e non zero. Il centrocampo, il cuore della squadra, non sarà da Europa, ma ha valori che vanno ben oltre quella che è l’attuale posizione di classifica. Se la scelta è proseguire con l’attuale staff tecnico, bisogna fare quadrato e credere nelle proprie qualità. Bisogna credere nel lavoro che si è fatto e si sta facendo e ritrovare il livello di prestazioni di Empoli o della partita con l’Inter. È stato fatto con squadre di livello differente, si può fare ancora, con impegno, con responsabilità, contro chiunque. Non bisogna dare nulla per scontato ma si deve anche ricordare che il disfattismo non aiuta, mai.

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