Cronaca di un martedì Nazionale
E' martedì 12 ottobre, sono seduto sul divano di camera mia in attesa della partita Italia-Serbia. Lo stadio in cui si gioca questa partita lo conosco molto bene, ci ho visto centinaia di partite, chissà quanti gol. E' il Luigi Ferraris di Genova, dove sono diventato tifoso della mia Sampdoria. Qui ho visto giocare Mancini, Vialli, Montella, Mihajlovic, Gullit, Jugovic, Veron, Seedorf, Flachi e tanti, tanti altri.
E' martedì 12 ottobre e attendo con curiosità la gara. I giornali hanno dato la formazione in mattinata: in avanti giocano Cassano e Pazzini, De Rossi è out e in mezzo al campo mister Prandelli decide per il nostro Capitano, Angelo Palombo. Si vocifera addirittura un possibile utilizzo di Daniele Gastaldello nel caso in cui Leo Bonucci non dovesse farcela. Sarebbe il massimo, ma va già bene così.
In campo c'è anche un genoano, Mimmo Criscito. E' la festa della Nazionale, ma è anche un grande orgoglio per le due società genovesi che in questi ultimi anni hanno lavorato bene, e questo è solo uno dei tanti risultati che Samp e Genoa hanno raggiunto.
Manca poco alla partita. Ho letto che nel pomeriggio c'è stato qualche tafferuglio, ma penso ai soliti scontri tra tifosi e polizia, e infatti è così: alcuni tifosi serbi, evidentemente su di giri, hanno creato qualche disagio al di fuori di Marassi.
Il campo è stato rizollato, e questa è un'ottima notizia dato che nelle ultime gare non ci si poteva giocare a pallone. Ci saranno migliaia di bambini sugli spalti, e anche un mini-spettacolo tra il primo e il secondo tempo organizzato dal Comune di Genova. Sarà una festa di sport, e sarò anche un po' emozionato nel vedere questa festa a Genova, io che di Genova non sono, ma ho imparato ad amarla.
Ci siamo: sono le 20.45, mi metto davanti al televisore. Viene inquadrato un tifoso serbo a petto nudo, e mostra con orgoglio i suoi tatuaggi: uno di questi rappresenta una bomba a mano grossa come la testa di un bambino. Sta tagliando la rete di recinzione che lo divide dal campo e dalla Gradinata Nord, ha lanciato dei bengala, catechizza i suoi tifosi.
La partita non può iniziare, non ci sono le condizioni di sicurezza, così viene momentaneamente sospeso il calcio d'inizio. Attendo davanti al televisore, con la speranza di poter vedere il Pazzo andare in gol, so che ci tiene tanto e io ci credo. Intanto i poliziotti sono indecisi sul da farsi: tentare di entrare nel settore degli ospiti è pericoloso, e la schermaglia che creano davanti ai serbi ottiene risultati contrastanti.
Nel frattempo qualcuno comincia ad andarsene dallo stadio. C'è un clima particolare, come se quell'uomo catalizzasse tutta l'attenzione dei 35 mila presenti al Ferraris. A pensarci è proprio così: è lui lo spettacolo della serata.
Ci metto poco a capirlo: questa gara non si giocherà. Non vedrò mai tre sampdoriani in campo con la maglia della Nazionale, a Genova. Non vedrò una giocata di Cassano, una conclusione di Pazzini, una strigliata di Palombo. Non vedrò nessuna partita questa sera, ma solo un uomo che ha deciso in modo totalitario che nessuno deve vedere questa gara.
E invece si parte. Giusto il tempo per vedere un fallaccio di un giocatore serbo e un rigore netto sul Pazzo che l'arbitro non concede, poi si ricomincia con un altro bengala. Sono passati poco più di sette minuti. La partita viene nuovamente stoppata dai tifosi serbi.
Si decide per la sospensione definitiva, il pubblico abbandona gli spalti. Che strana gara che è stata.
Non ho ancora un figlio, ma un giorno ne vorrei uno. Ecco a cosa ho pensato: come mi giustificherei con mio figlio davanti a tutto quello che abbiamo visto?
Mi spiace, direi, provando la sua stessa delusione. E un po' di vergogna.


