Lanterna spenta
Certe volte sento parlare ossessivamente di moduli di gioco e strategie tattiche, come se il calcio fosse una sorta di Risiko. I giocatori, però, non sono soldatini e non sempre le soluzioni operate dall’allenatore, seppur condivisibili, sanno produrre gli effetti sperati. Gli sforzi messi in campo dall’undici schierato da Mimmo Di Carlo contro il Catania sono stati totali, ma non sono bastati per portare a casa i tre punti.
Una volta, questo genere di gara tra le mura amiche del “Ferraris” era facilmente gestibile ed indirizzabile verso il dominio blucerchiato. Bei tempi quando quella maglia numero 99 faceva impazzire gli avversari di giornata e consentiva a tutto il pubblico di uscire dallo stadio col sorriso... Inutile girarci attorno: quella di oggi pomeriggio era una gara assolutamente da vincere, così come doveva essere portato a casa il successo in Europa League contro il Metalist.
Un risultato opaco non è una prova, ma due gare “fotocopia” lo sono e finiscono per emettere una sentenza tanto amara, quanto preoccupante: al momento, senza Antonio Cassano la Samp fatica a segnare. Anzi, non segna proprio più. Una vittoria nel finale a Cesena, due 0-0, due “occhiali” dalle lenti decisamente appannate che, anche indosso al più ottimista dei tifosi, non regalerebbero visioni positive, soprattutto in prospettiva futura.
Senza la magia di Fantantonio, la manovra doriana appare sempre più prevedibile e sterile, incapace di creare quelle situazioni in grado di cambiare realmente il volto della partita. Senza Lui, manca la luce, l’invenzione decisiva, lo spunto del fuoriclasse. Manca nell’aria quella sensazione di fiducia realizzativa che è alla base della classica mentalità vincente. Per carità, nessuno vuole lanciare facili allarmismi, né si vogliono esprimere giudizi sulle ragioni di una decisione societaria inevitabile.
Chi sbaglia paga, Cassano ha sbagliato ed è giusto che riceva una punizione esemplare, la cui misura è definibile solo dal presidente Riccardo Garrone. Ma è pur vero che urge una soluzione della querelle familiare, che vede protagonisti proprio il padre ed il figliolo Prodigo di questa Sampdoria. La chiedono i “fratelli” minori agli ordini di Di Carlo, impegnati su tre fronti stagionali ed ora chiamati a doversi assumere responsabilità individuali non pattuite ad inizio stagione, ma la aspetta con ansia anche il popolo blucerchiato. È questo un momento della stagione troppo delicato per potersi permettere il lusso di affrontare una situazione di tale incertezza.
Al diavolo i discorsi buonisti o, come direbbe il buon Mourinho, scontatamente “medievali”. Chiarezza e verità sulla vicenda subito, prima che il tutto sfoci in una scivolosa “Beautiful” mediatica. I tapiri e i calici di petrolio rappresentano il primo schiaffetto che l’Italia ci ha voluto rifilare. La scarsa considerazione che la nostra piazza gode a livello nazionale tra i media è nota a tutti e questa buccia di banana rischia di mandarci definitivamente al tappeto. Siamo ancora in tempo per rialzarci, purché lo si faccia in fretta.


