Cantiamo perché un domani...
Durante la scorsa stagione, prima del filotto conquistato negli ultimi turni di campionato, ero fermamente convinto che la Sampdoria mancasse di personalità, non tanto a livello dei singoli più rappresentativi ma proprio a livello di squadra. Questa mia convinzione era nata a seguito di partite come quella di Torino con la Juventus, il derby, la partita della settimana successiva con il Milan e svariate trasferte.
In particolare, le prime tre citate erano tutte partite in cui la squadra aveva qualcosa da dimostrare: meritare di stare nelle alte sfere della classifica dopo il successo sull’Inter di Jose Mourinho, riscattare le due stracittadine perse nella stagione precedente e far vedere che la Sampdoria del derby era troppo brutta per essere vera. La doppia faccia casa-trasferta è stata invece una costante, oltre che di buona parte della scorsa stagione, anche delle due precedenti con Mazzarri alla guida. Lontano dal Ferraris, le partite in cui si capiva che il risultato non sarebbe potuto essere niente di meglio di un pareggio, già dopo 10 minuti, sono state molte. La squadra spesso sembrava non avere il carattere e la forza per giocare il proprio calcio e provare a vincere, in alcuni casi dimostrava proprio una sorta di passività, indipendentemente dall’avversario.
Nel corso del girone di ritorno e in special modo delle ultime partite di campionato si è invece visto quello che è stato l’inizio di un importante processo di crescita. Delneri ha avuto il merito di fare delle scelte precise e di responsabilizzare ulteriormente alcuni giocatori, che si sono rivelati poi fondamentali per il raggiungimento della qualificazione al preliminare di Champions League. Appare fin troppo facile individuare Cassano tra questi ma il riferimento vale soprattutto per Gastaldello, Lucchini e Ziegler, il cui rendimento è cresciuto esponenzialmente nel corso della seconda parte del campionato, e per Poli, alla prima stagione completa in Seria A e subito fatto sentire importante.
La Sampdoria non è stata più solo i tre tenori o le ali che volano, è stata una squadra di 11 giocatori tutti egualmente importanti, e questo ha fatto crescere il gruppo, ha aiutato a creare convinzione nei propri mezzi. I primi risultati di questo si sono visti proprio nell’atteggiamento in trasferta: ad esempio Roma e Palermo l’anno scorso, Torino, Eindhoven e parzialmente Brema e Cagliari quest’anno. Brema, tasto dolente, ogni volta che ci si ripensa fa male. Lì si è vista una squadra propositiva per il primo quarto d’ora che poi, quasi spaventata da quello che ha fatto vedere nei primi minuti, si è ritirata nella sua metà campo aspettando un avversario esperto, che comunque è riuscito a farci male solo su nostri errori dovuti a cali di concentrazione o attenzione. Mancanza di concentrazione e attenzione che è stata una costante di questo inizio di stagione, soprattutto negli ultimi minuti: con il Werder al ritorno, con il PSV, con il Napoli e nel finale di primo tempo con la Juventus.
Indipendentemente dai risultati delle ultime partite, pareggio con l’Udinese, forse unico vero "flop" di questo inizio di stagione, e vittoria striminzita di rigore contro un non irrestibile Debrecen, lo step successivo che questa squadra deve compiere è quello di rimanere sempre concentrata e attenta. In una stagione dai tanti impegni, dove la condizione fisica per forza di cose non potrà essere sempre quella migliore nonostante l’allargamento della rosa, stabilito che il gruppo è valido e sa di potersela giocare con chiunque, il passo ulteriore è una continua crescita a livello mentale: dove non ci si può arrivare con le gambe bisognerà provare ad arrivarci con la testa.
La partita con il Napoli è uno splendido esempio: di ritorno da una trasferta in Olanda contro la squadra sulla carta più forte del girone di Europa League, la Sampdoria ha decisamente subito l’avversario sul piano fisico, riuscendo in ogni caso, fino a 15 minuti dalla fine, a non concedere più di due palle goal agli avversari, una peraltro su calcio da fermo, e a crearne altrettante nonostante una netta supremazia territoriale dei campani. Passati in vantaggio, se gli uomini di Di Carlo fossero riusciti a mantenere il risultato, si sarebbe parlato di squadra cinica che sa colpire quando ne ha l’occasione anche in giornate di difficoltà. Con tre competizioni da giocare l’obiettivo deve proprio essere questo, che è poi quello che dice Mister Di Carlo quando afferma che i suoi giocatori devono essere bravi a ripartire ogni tre giorni senza badare al risultato precedente. Concentrazione e attenzione devono essere sempre rivolte all’avversario che viene dalla fine della partita precedente fino al 95esimo.
Da come è stata allestita la rosa per questa stagione, pur non condividendo appieno alcune scelte particolari, per la prima volta mi sembra di vedere una vera voglia di crescita. Questa squadra per me vale un quarto di finale in Europa League e una qualificazione europea in campionato e spero tanto di non sbagliarmi nel voler credere che, anche se non apertamente dichiarati, questi siano i reali obiettivi della società, perché vorrebbe dire crescere quest’anno e avere la possibilità di continuare a farlo il prossimo. Vorrebbe dire abituarsi a stare subito alle spalle delle grandi, in Italia e in Europa. Vorrebbe dire che se capita l’anno buono…
Se vogliamo discutere di 4-3-1-2 e 4-4-2 o di chi sarebbe meglio fare o non fare giocare parliamone pure, anche se non credo che sia questo il punto, ma in ogni caso diamo tempo a questa squadra di maturare ancora e cantiamo. Cantiamo perché siamo giovani, cantiamo perché Sampdoriani, cantiamo perché un domani...


