Paghiamo gli errori
Da quando avevamo iniziato a concentrarci sui presenti anziché sugli assenti, ricompattando le forze e credendo di più nelle nostre possibilità, sembrava che le cose stessero iniziando a girare per il verso giusto. Già da sabato pomeriggio i risultati si erano visti in questa Samp che sta imparando a contare solo su stessa, senza rivolgersi nostalgicamente all'indietro ma guardando avanti con sempre meno timore.
Contro il Milan abbiamo messo in campo il cuore,dando tutto contro uno squadrone in ottima forma che ha trovato a Genova la sua giornata ottimale. Lo stesso Allegri ha commentato l'ottima prestazione resa dalla sua squadra, definendola la migliore fino a questo momento, e questo rende ancora più apprezzabile l'ottimo pareggio colto contro una formazione così organizzata e temibile. Un buon punto, in questo momento, è oro colato per il morale e per la classifica, e sembrava che ci mettesse nelle condizioni migliori per affrontare l'ennesima prova europea contro il PSV Eindhoven, in una partita da vincere assolutamente, o dentro o fuori.
Ci siamo illusi che fosse sufficiente essere compatti e ad un buon punto di maturazione per tentare l'impresa che poteva essere possibile solo con la vittoria, anche con il minimo scarto. Troppe volte abbiamo gettato al vento buone prestazioni iniziali per qualche momento di distrazione o di follia ed ogni errore lo abbiamo pagato sempre caro, ed essendo avvenuto anche in questa occasione, non esenti da colpe, salutiamo l'Europa League, ben sapendo quanto è limitativo giocarsi tutto nelle ultime due partite utili, mentre tra turnover e vari infortuni la qualificazione l'abbiamo messa in discussione già parecchio tempo prima.
Peccato, perché paghiamo per l'inesperienza o l'ingenuità nei vari episodi, mentre l'impegno ed il cuore non sono mai mancati, ma la delusione resta perché questi ragazzi hanno dato tanto e hanno raccolto molto meno di quanto meritavano. Contro il PSV abbiamo fatto un primo tempo stratosferico, un goal del Pazzo da antologia, nel secondo siamo riusciti nuovamente a dissipare tutto il patrimonio conquistato, puniti al primo errore difensivo e, sull'orlo dello smarrimento siamo stati pure doppiati. A contorno di questa amara partita, abbiamo nuovamente reso partecipe il mondo di un campo di gioco in pessime condizioni cui si è aggiunto un imbarazzante blackout, non nostro stavolta, ma dell'impianto di illuminazione che ha ceduto per ben dieci minuti.
A differenza di quando accadde per i preliminari di Champions, se la vediamo come i soliti contabili, si resta quasi indifferenti, le perdite finanziarie saranno contenute, anzi la competizione europea è spesso bistrattata proprio per i pochi ritorni economici a fronte di un alto prezzo da pagare in termini di infortuni, invece è legittimo continuare a pensare che comunque regali un importante palcoscenico che bisognerebbe calcare al meglio per giocarsi, almeno, la massima visibilità.
Il calcio è così, dall'altare alla polvere in tempi brevissimi, ma bisogna andare avanti nel modo più concreto possibile, lavorando sugli errori senza alibi o nervosismi di troppo e senza guardare a chi non c'è, anche se il vuoto che lascia è incolmabile e pure all'estero si scommette su quale sarà la fortunata maglia che indosserà. Slittata la prima udienza, ogni possibilità resta aperta, la fine di questa diatriba, pur nella sua amarezza, sarà quella decisiva per capire veramente cosa vogliamo diventare.
Mi turerò le orecchie per non sentire tutte le conseguenze mediatiche che seguiranno questa eliminazione, passaggi all'altra sponda, smantellamenti per fallimento obiettivi stagionali e chissà quant'altro, mentre è tutto il calcio italiano a non brillare in questo momento, tranne i soliti super accessoriati, e il cammino europeo per la prossima stagione rischia di complicarsi. Intanto domenica arrivano i nostri fratelli baresi e saremo di nuovo di lì, a cantare per Lei, per questi colori che fan venire i brividi, sempre.


