Voglio rivedere la Sampdoria
Quanta fatica faccio a riconoscere la Sampdoria nelle ultime settimane. Come regola generale bisognerebbe cercare di non aver rimpianti ma se ripenso a metà maggio, alla gioia dopo la vittoria con il Napoli, all’attesa spasmodica per l’inizio di questa stagione e all’attuale situazione un po’ di magone non può che venirmi. Abbiamo iniziato la stagione con la voglia di spaccare il mondo e di provare emozioni che erano quasi vent’anni che non riuscivamo più ad accarezzare e a tre mesi di distanza siamo qui ad affrontare problemi che ci siamo creati dall’interno e si riflettono a mio avviso anche sui risultati.
Quello che è successo ha portato malumore a tutti i livelli, e, anche se non si possono avere conferme certe (ma certe dichiarazioni sulle ambizioni personali lasciano intendere), probabilmente anche nei giocatori. La cosa che comunque lascia più pensare è la gestione della questione. Dopo una prima settimana in cui non si è parlato d’altro, non perdere occasione per ribadire la propria posizione inizia a diventare un po’ noioso. Il giornalista chiede ma non per forza si deve rispondere: domandare è lecito, rispondere è cortesia; magari dire che la propria opinione è già stata espressa e non si ha nulla da aggiungere anziché continuare a girare il coltello nella piaga potrebbe essere una buona soluzione. A meno che l’idea non sia quella di accentrare l’attenzione su di sé per permettere a chi va in campo di lavorare in tranquillità, ma l’impressione è invece che purtroppo la situazione venutasi a ceare abbia avuto dei risvolti negativi anche sul processo di maturazione della squadra, almeno a giudicare dalle ultime apparizioni.
Il bene della squadra, questo deve comunque sempre essere l’obiettivo primario. Non stiamo giocando bene, è inutile nascondersi dietro ad un dito. Partite di campionato che ricordo con piacere, non parliamo dell'Europa League, ce ne sono davvero poche: con la Juventus a Torino, a San Siro contro l’Inter, e in casa a tratti con Lazio e Fiorentina. La partita con il Catania tanto sponsorizzata da mister Di Carlo e dal direttore Gasparin a me non è sembrata il manifesto della prestazione tipo che vorrei sempre vedere. Domenica, in mezzo a mille difficoltà, è arrivata una vittoria importante; anche l’anno scorso le trasferte di Siena e Udine, seppur non caratterizzate da prestazioni eccezionali (soprattutto a Siena) sono state l’inizio di una crescita continua della squadra e quindi la speranza è proprio che una settimana senza impegni, le motivazioni date dall’affrontare un Milan ritrovato nel gioco e nei risultati e non a caso in testa alla classifica, il morale alto derivante dai tre punti conquistati a Lecce e una settimana di silenzio e tranquillità, possano essere un buon viatico verso un miglioramento della qualità di gioco, che è poi la base su cui si devono impostare le future fortune della Sampdoria.
Anche perché, è bene ricordarlo, a calcio si gioca in undici e se è vero che un singolo può aumentare la qualità di una squadra e risolvere determinate situazioni, è altrettanto vero che senza una squadra il singolo è fine a se stesso. Dobbiamo crescere, dobbiamo tornare ad essere la Sampdoria, un gruppo, una squadra ad ogni livello, come quella ammirata nel finire dello scorso campionato e nelle primissime battute di questa stagione.


