Atzori: "Per me la Sampdoria vuol dire uno dei migliori club in Italia"
Mancava solo l’ufficialità, adesso Gianluca Atzori può finalmente parlare da allenatore della Sampdoria. Archiviata la positiva esperienza a Reggio Calabria, per l’ex tecnico del Catania è tempo di pensare in blucerchiato. A questo proposito riportiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata dal mister a Repubblica, dove troviamo alcuni passaggi importanti sul futuro della nostra Samp:
“Com’è iniziata la storia? Ho parlato con Sensibile al telefono, poi l'ho incontrato a Bologna. Lui è stato corretto, mi ha subito detto che avrebbe sentito altri allenatori. Dopo tre giorni mi ha richiamato per dirmi che aveva deciso di fare il mio nome alla proprietà.
Quanto ci ho pensato? Meno di zero secondi. Le sirene cominciavano a farsi sentire, da alcune società come Cesena e Palermo sono arrivati i complimenti per il campionato fatto con la Reggina. Ma per me la Sampdoria vuol dire uno dei migliori club in Italia.
Ho sentito Edoardo Garrone al telefono, mi ha consolato dopo la partita dei playoff persa dalla mia Reggina contro il Novara. Mi è sembrato carico, motivato, mi ha dato forza. Ha ripetuto che a Genova dovremo fare grandi cose. Solo attraverso le motivazioni si risale subito.
Palombo? Lui è un grandissimo, gioca in Nazionale, se mi convincerà sarò il primo a volerlo, non sono mica un pazzo. Lo incontrerò come vorrò incontrare tutti gli altri giocatori. Sui giovani faccio tre nomi: Franceso Signori, Roberto Soriano e Jonathan Rossini.
Rizzato e Bertani? Sul primo ho solo detto che un giorno mi piacerebbe riallenarlo. No comment su Bertani, dico solo che è un grandissimo attaccante.
Nel mio staff c’è Simionato? Se la Reggina ha fatto un campionato del genere quest'anno è perché in campo volavamo. Carlo è il miglior preparatore atletico in Italia.
Purtroppo non sono il tipo da appelli ai tifosi. Parlerà il campo, e se gli abbonamenti non saranno tanti, spero di convincere la gente a venire allo stadio comprando il biglietto, partita dopo partita. Anche a Reggio eravamo partiti in pochi, ma alla fine venivano in 22mila”.


