Da Pirlo a Guardiola fino alla rottura con Malagò: tutte le verità di Paolo Maldini
Paolo Maldini torna a parlare dopo il tanto discusso addio alla Nazionale, raccontando la sua versione dei fatti. L’ex direttore tecnico azzurro spiega di non essere interessato alla "poltrona" e di accettare un incarico soltanto quando ritiene di poter dare concretamente il proprio contributo: "Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo", ha esordito.
Il punto di rottura con Malagò
Il punto di rottura è arrivato quando, secondo Maldini, gli accordi iniziali sono stati modificati. In particolare, l’ex dirigente racconta che inizialmente Malagò gli aveva garantito la possibilità di scegliere il commissario tecnico insieme alla propria squadra di lavoro. Da qui l’idea di puntare su un allenatore giovane e orientato a un calcio tecnico e offensivo: i nomi erano quelli di Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. "Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto", ha affermato.
Per Guardiola non era un problema di soldi
Tra le rivelazioni più importanti c’è anche quella legata a Pep Guardiola. Maldini racconta di aver incontrato l’ex allenatore del Manchester City a Barcellona e di averlo trovato molto interessato al progetto: "È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli…". Nessuna richiesta da 20 milioni di stipendio, secondo Maldini, ma una rinuncia legata soprattutto alla stanchezza dopo dieci anni in Premier League.






