Voltare pagina
È davvero triste arrivare a questo punto della stagione a raccontare di un'aspettata retrocessione, soprattutto dopo aver considerato come si è chiuso lo scorso campionato. Il mio intento, tuttavia, non è quello di scrivere un articolo di commemorazione di fasti lontani (nella sostanza, non nel tempo), bensì quello di cercare di voltare pagina, chiudendo un bel capitolo, dal triste epilogo, tuttavia, e aprirne un altro.
Difficile guardare al futuro con ottimismo dopo aver subito una tale batosta, difficile veder chiaro dopo essere stati abituati alle tenebre più scure: costruire un progetto solido è un processo lungo e faticoso, ma per distruggere tutto ci vuole un attimo. Essenzialmente noi doriani abbiamo bisogno di questo, di tornare ad avere delle ambizioni, seppur non grandi, di tornare a credere in un progetto, anche se non faraonico. In fondo abbiamo sempre mostrato di avere una chiara idea della nostra dimensione e non pretendiamo con tracotanza di raggiungere traguardi impossibili.
Dobbiamo rituffarci, volenti o nolenti, in questa nuova dimensione che è la Serie B e ricostruire le fondamenta del nostro castello, con certosina pazienza, cercando di limitare i sospiri di nostalgia, pensando esclusivamente al nostro obbiettivo futuro. Accettiamo, anche se a malincuore, le parole al fiele degli altri, la nebulosa di commenti che ci sta accerchiando in questo momento: non saranno queste parole a riassegnarci una nuova dimensione. Aspettiamo che le ferite guariscano, in modo da guardare in maniera più serena al futuro. Le cicatrici, quelle sì, dovremo però guardarle sempre, per non dimenticarci che cosa ci è costato l'allontanamento dalla strada maestra.
Da persona incrollabilmente fedele nel vecchio progetto, ammetto di sentirmi "spogliato" di quella coltre di ingenuità che mi garantiva una più serena reazione alle avversità. Senza credere a parossistiche tesi, ma molto più convinto di un esplosivo mix di superbia e incompetenza diffuse, chiedo semplicemente che la nostra Sampdoria riprenda il discorso interrotto. D'altra parte, se un ragionamento così lineare è chiaro a me, non vedo perchè non debba essere altrettanto chiaro a chi di dovere. Altrimenti sarà inutile continuare a sbandierare la favola della ballerina zoppa tornata a danzare, se colui che l'ha curata è lo stesso che l'ha infortunata all'uscita del più importante palcoscenico europeo.


