2011 odissea nello strazio
In letteratura, mio ambito di studio, si dice palinodia un canto composto per ritrattare i concetti espressi in un precedente componimento: questo è, più o meno, quello che vorrei scrivere a quasi un anno di distanza da un articolo che pubblicai su questo network, nei giorni della cessione di Pazzini, prima che il baratro si spalancasse davanti alla nostra amata Sampdoria.
Sarà passato anche solo un anno ma la sofferenza e la tristezza cui siamo stati sottoposti sarebbe stata bastante per un decennio: allora non scorgevo i presagi del disastro, o ne sottovalutavo la gravità, e continuavo a credere nella bontà di un progetto che era stato definitivamente compromesso. Se mi guardavo dietro vedevo otto anni di gestione oculata e soddisfacente e, anche se stentavo a capire le nuove strategie societarie, mi convincevo di non essere in grado di comprendere i fatti che scaturivano dalle mosse delle "alte sfere". Mistero della fede.
A un anno di distanza però, dopo aver provato a riaccendere l'entusiasmo anche dopo una sciagurata retrocessione, dopo aver raggiunto uno dei punti più bassi della storia blucerchiata e aver visto la mia squadra giocare con pavidità di fronte a qualsiasi avversario, anche il più modesto, dopo aver visto avvicendarsi quattro allenatori in un anno, senza costrutto (saranno stati tutti così scarsi?) e numerosi dirigenti. direi di aver di gran lunga oltrepassato il limite di sopportazione.
Quale destino ci attende per il prossimo anno? Dopo un decennio di relativa tranquillità, ci ritroviamo in un clima di totale incertezza e spaesamento. Difficile credere che Juan Antonio, Berardi o chiunque verrà riusciranno a farci cambiare rotta (neppure, forse, Messi e Iniesta, ma il "problema" non si pone): per questo il mercato mi interessa relativamente. Occorre che si intervenga proprio laddove la voragine si è originata, che in società tornino a vedersi tecnici ed esperti di calcio; ritengo che l'attuale situazione sia il prodotto di un ridimensionamento colpevolmente sfuggito di mano.
Concludo l'articolo con un cenno alla saggezza popolare, che in uno dei suoi più celebri motti invita chi ha sbagliato a non perseverare nell'errore: si intervenga dove è necessario per porre rimedio agli sbagli commessi in questo lungo anno di "passione" e per restituire l'orgoglio allo stremato popolo doriano, che questo trattamento proprio non lo meritava. Buon 2012 a tutti!


