La luce in fondo al tunnel
Premetto: non sono per niente soddisfatto di come la Sampdoria abbia perso la sfida di lunedì sera a Torino. Ma, si sa, esiste sconfitta e sconfitta. Se infatti prendiamo in considerazione la prestazione casalinga contro il Varese e l'ultima esterna di Torino, sembra essere passata un'era geologica, non il mese o poco più che in realtà è trascorso. È chiaro che ci troviamo in uno scenario "post-atomico", che dobbiamo rimettere insieme non i cocci ma le briciole di una squadra e di una Società che fino a non molti mesi fa ci garantivano la giusta dose di soddisfazione, ma almeno qualche ragione per guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più si inizia a intravedere.
Per prima cosa la rosa di giocatori è stata rinnovata e questo è chiaramente un vantaggio perché pareva evidente che molti componenti della vecchia formazione, rimasti segnati dalla recente retrocessione, avessero perso stimoli, o comunque manifestassero i sintomi di una latente "depressione" calcistica. Insomma, l'aria di chiuso si era fatta insostenibile e occorreva un po' di aria nuova, di fresco entusiasmo. Il tutto, ovviamente, senza entrare nel merito di ogni singola operazione di mercato, del quale si può dire qualsiasi cosa, senza purtoppo averne conferme, nè smentite.
Dal punto di vista tecnico la squadra pare, a mio avviso in maniera evidente, meno contratta e paurosa, più corta e battagliera. Sembra, inoltre, avere un'identità e un sistema di gioco ben definiti. Poi, anche su questo aspetto, si può esprimere qualsiasi commento e il "Bar Sport" vicino a casa, o i forum dedicati agli appassionati svolgono appunto questa funzione, ma le eccessive discussioni su mercato, modulo, posizionamento e movimenti dei giocatori, risultano fini a sé stesse se prescindono dalla componente irrazionale della fantasia, ovvero l'aspetto dominante e decisivo nel gioco del calcio.
Con questo non voglio dire che la situazione sia sanata, ci mancherebbe, e che la squadra sia diventata un'invincibile corazzata: la gioventù e l'inesperienza in qualche caso, lo scarso affiatamento di un gruppo appena composto, l'incapacità, talvolta, di concretizzare il gioco espresso e l'endemico "vizio" di subire gol nel finale non fanno dormire sonni completamente tranquilli. Il percorso, si sa, sarà lungo, irto di pericoli e con possibili ricadute.
Ma se vogliamo pensare di intravedere la luce in fondo al lungo tunnel, ritengo che qualche elemento in più di ottimismo lo possediamo. Io, ovviamente, credo nei playoff e ci crederò fintanto che la matematica lo consentirà, anche perchè mi sento in credito (nei confronti della Società, della Sorte o di Dio, a scelta) di un anno di calcio, il 2011, trascorso in sofferenza nel veder giocare una squadra senz'anima.
E siccome sono convinto che le sorti, prima o poi, si riequlibrino e che una Società, insieme a dei seri professionisti adeguatamente competenti e profumatamente pagati, non possa aver compiuto simili errori appositamente e non possa non ripartire dagli sbagli commessi, sfodero un cauto ottimismo per la fine di questa stagione. Se non si relizzerà quello che spero, si saranno comunque poste le basi per il prossimo anno. In ogni caso sarebbe già un discreto risultato vedere la propria squadra tornare a giocare con grinta e orgoglio, cosa rara, negli ultimi tempi, da queste parti.


