Tedeschi: "Il lavoro di Iachini si sta facendo sentire e la squadra sta cambiando passo"
L'attore, presentatore e mattatore di molte cerimonie di presentazione a Marassi della Samp Corrado Tedeschi, è un tifoso blucerchiato d.o.c. Contattato dal sito ufficiale della Lega di Serie B, l'artista ha parlato della sua adorata Sampdoria. A seguire riportiamo in integrale la sua intervista:
Avversario del Sassuolo sabato è la Sampdoria. Chi ha sempre rivendicato la sua appartenenza al popolo blucerchiato è Corrado Tedeschi, attore, presentatore e, un tempo anche calciatore proprio della Samp: "Sì ero l'attaccante delle giovanili. Bello prolifico se posso aggiungere. Un Inzaghi junior in campo, fuori un Balotelli senza lo stesso conto in banca. Dopo quella esperienza alcuni anni in Serie D: mi sono divertito".
Se Tedeschi, al pallone, dà del "tu" sarà pure un tifoso esigente e competente…
"Sì anche se qualche volta perdo la lucidità. Apprezzo molte altre invece chi è più forte di noi, e ahimè, ultimamente ce ne sono stati moti anche se il lavoro di Iachini si sta facendo sentire e la squadra sta cambiando passo. Ultimamente è più consapevole della propria forza".
La sua presenza allo stadio? Costante?
"Sono in tournee gran parte dell'anno, appena posso però vado a Marassi come sabato con il Verona. Devo dire, anche se non dovrei, che sono un amuleto incredibile. Fosse per me la Samp sarebbe in Europa altro che in B. Mi piace tanto l'atmosfera che si respira a Marassi, è unica. Nel calcio, come a teatro, i genovesi non sono poi così chiusi come dicono, si stravolge il loro carattere".
Cosa si aspettava e cosa si aspetta ora dal campionato della Sampdoria?
"Mi aspettavo tanto essendo sulla carta la squadra più forte. Poi il calcio è bello proprio perché non c'è mai nulla di deciso. A gennaio si è fatta un'altra squadra, con giocatori mentalmente più liberi e si inizia a vedere una nuova fase. Ora siamo chiamati a una conferma a Sassuolo, la prova del nove l'ennesima per la Sampdoria che dopo aver sbagliato mezzo campionato si trova di fronte tredici finali da qui alla fine del campionato".
Anche se la risposta è prevedibile, quale l'emozione e la delusione più grande della sua carriera da tifoso?
"La finale di Coppa con il Barcellona, nel bene e nel male. Per esserci arrivati e per come è andata a finire rappresenta allo stesso modo la più grande gioia e anche la peggiore delle delusioni. Ero con mio figlio e ricordo in pochi minuti di aver toccato il cielo ed essermi poi ritrovato all'inferno".


