Il coraggio di osare
Nella letteratura italiana di inizio Novecento, ambito nel quale mi sento a mio agio e che mi garantisce un'abbondante quantità di analogie, è comparsa, sotto l'influsso della nascente psicologia, la figura dell'"inetto". Vi chiederete forse cos'abbia da spartire questo discorso con la Sampdoria. Ne ha eccome, purtroppo.
L'inetto presenta caratteristiche opposte a quello del Superuomo: osserva gli altri lottare essendo un contemplatore, desidera avere la fermezza degli altri pur non possedendola, vorrebbe ma proprio non riesce. Esemplare a questo proposito è il protagonista del romanzo "Una vita" di Svevo, Alfonso Nitti, che di fronte a un'importante scelta nella propria vita che avrebbe potuto spalancargli le porte del successo professionale, si sente tremare le gambe e inspiegabilmente scappa.
Nello stesso modo si sta comportando negli ultimi tempi la nostra Sampdoria: una squadra che mai si presenta pronta all'appuntamento col famoso "salto di qualità", che mai riesce a vincere più di due partite consecutive, nemmeno quando il calendario si presenta agevole, che mai si dibatte orgogliosa fino all'ultimo secondo e, pur trovandosi nella condizione di inseguitrice costretta ad osare, preferisce timidamente accontentarsi del punticino piuttosto che gettare il cuore oltre l'ostacolo, rischiando pur qualcosa.
La squadra che nel periodo tra la fine di gennaio e l'inizio di marzo aveva avuto un pur vago sussulto d'orgoglio, pare ora aver ripreso quel comportamento che non vorrei fosse endemico nell'ambiente, ovvero l'atteggiamento della nobile decaduta che flemmatica sorseggia un brandy di fronte al camino, guardando i vecchi quadri e rimpiangendo i bei tempi andati. Mentre puntualmente ogni sabato, o venerdì che sia, ci si presenta di fronte la solita torma di indemoniati pronti a vendere cara la pelle.
Ecco allora comparire la sindome del "braccino" da tennista, ecco allora i nostri accontentarsi del pareggio e ritirarsi sulla linea difensiva, esponendosi continuamente al rischio di crollare o, se il risultato è positivo, di farsi raggiungere. Anche in casa, anche contro la più modesta delle squadre. Ecco ancora la nostra Sampdoria arrivare, anche con prestazioni non sempre esaltanti, a insidiare le avversarie per la lotta ai play off, lì a un solo punto, e puntualmente scappare, o meglio lasciarsele scappare, quando si concretizza la possibilità di fare sul serio.
Vorrei dunque guardare alle prossime partite con ottimismo, vedere un gruppo che lotta per imporsi, che non faccia calcoli. Non vorrei, invece, più guardare al calendario e commentare amaramente che, figurarsi, alla prossima trasferta o di fronte alla solita squadra ostica e in forma, i nostri raccoglieranno il solito punticino, frutto di una prestazione prudente, quando non subiranno l'ennesima beffa nel finale.
La fortuna, quando si rincorre, sta dalla parte degli audaci e la squadra - è ancora in tempo per farlo - deve togliersi di dosso l'etichetta di bella - neanche troppo - ed incompiuta. Occorre infatti che scelga cosa fare da grande: se tornare ad affacciarsi nel calcio che conta o galleggiare modestamente nel limbo della mediocrità. Il tempo è poco, la posta in palio alta e non c'è nulla da perdere: bisogna dunque osare!


