ESCLUSIVA SN - Viscardi: "Nella mia vita ho visto la Sampdoria vincere quattro volte nella Torino bianconera"
Nella mia vita ho visto la Sampdoria vincere quattro volte nella Torino bianconera. Che per me rimane l’Alcatraz calcistico: un posto, per intenderci, dove nemmeno le milanesi passeggiano, nella storia.
La prima fu come quest’ultima, sotto e poi rimonta, con Brady e Galia; la seconda fu prendendo a pallonate dal primo all’ultimo minuto lo squadrone di Lippi che avrebbe di lì a poche settimane conquistato la Champions League; la terza fu la più grande impresa di Walter Novellino e la decise un’incursione di Diana; ma nessuna è stata come questa.
Insperata, inattesa, squilibrata per qualità e quantità degli uomini in campo, classifica, psicologia, alcune decisioni arbitrali. Ce la siamo proprio gustata, di un gusto che non accenna a diminuire, persistente come un sorso di Sassicaia e vigoroso come una golata di Nardini. La leggiadra e leggendaria allegria calcistica del popolo blucerchiato vive momenti allo zenit e quando ci si incontra – invece di salutarsi – ci si fa i complimenti.
Cosa c’è dentro la calza della Befana? C’è la qualità che un gruppo giovane ha sempre avuto, ma che spesso l’inesperienza ha nascosto. Un centrocampo Obiang – Krsticic – Poli in prospettiva può valere un’enormità. C’è un allenatore scafato, capace e coraggioso, che mi ha ricordato tanto zio Vuja Boskov, il primo dei primi, quando nell’anno dello scudetto – dieci contro undici dell’Inter a Marassi – tolse un difensore e mise Bonetti a spingere a sinistra, vincendo una partita decisiva.
C’è una tifoseria straordinaria, che ha ripreso a dare spettacolo a Marassi ed in giro per l’Italia. C’è una società organizzata ed efficiente. C’è l’intraprendenza di rispolverare il vecchio leone Palombo, e di consegnare al ragazzo prodigio le chiavi dell’attacco dopo avergli negato quelle dell’aerotaxi.
Adesso non è più facile di prima. Quaranta devono essere e quaranta difficili e duri bisogna che siano. Però ogni tanto c’è bisogno di fare benzina, proprio come a inizio stagione a San Siro, e poi nel derby. Eh, sì, cari amici doriani: godiamocela. E’ per questo che siamo tornati in serie A: perché è il nostro posto, perché qui, spesso, riusciamo a levarci questo genere di soddisfazioni.


