Poli a 360° su La Gazzetta dello Sport
Rientrato in estate alla base dopo il mancato riscatto da parte dell’Inter e reintegratosi in sordina nel gruppo, Andrea Poli prima con Ciro Ferrara e poi con Delio Rossi è tornato poco a poco ad essere uno dei cardini del centrocampo della Sampdoria, arrivando anche a sbloccarsi dal punto di vista delle reti, già 3 finora, e tutte decisive.
Il giovane centrocampista blucerchiato è stato intervistato dall’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, dove ha parlato di passato, presente e futuro, su molteplici argomenti riguardanti la sua carriera. Di seguito gli estratti dell'intervista rilasciata alla Rosea.
Sul rapporto con Riccardo Garrone: “Ero molto legato a lui: una persona buona, genuina, di grande spessore morale, ma i sopra le righe, che mi aveva fatto entrare nella sua famiglia. Vi racconto un aneddoto: era il settembre 2009, giocammo contro l’Inter e alla fine chiesero al presidente un giudizio su di me: non fatemi parlare di lui altrimenti mi emoziono”.
Sul difficile inizio di stagione: “Sono contento del presente, ma è vero che l’estate scorsa è stata un po’ turbolenta. Questo è l’ambiente in cui sono cresciuto a livello di Primavera: sono stato accolto benissimo in un gruppo composto da ragazzi sempre pronti a mettersi in discussione”.
Sul rapporto con Ferrara prima e Rossi poi: “Se sono mancati i risultati, vuol dire che sono stati commessi degli errori da parte di tutti. Io sono abituato a prendermi le mie responsabilità. Di sicuro Delio Rossi, più che un allenatore, è un insegnante di calcio. Un uomo meticoloso, vuole ogni cosa eseguita alla perfezione. In un gruppo giovane, è l’ideale”.
Sulle 3 reti realizzate finora: “Sono contento innanzitutto perché ho fatto gol pesanti, utili ad ottenere risultati importanti per la Sampdoria. Segnare è magnifico, ma di sicuro non intendo fermarmi qui, anche se in partita sono più altruista che egoista”.
Sull’esperienza all’Inter e il mancato riscatto: “Adesso Andrea Poli è alla Sampdoria. L’anno nerazzurro è stato molto positivo, lì ho lasciato tanti amici, ed ho potuto, appena ventunenne, giocare con tanti campioni, facendo pure il titolare in Champions. Sul modo in cui il rapporto si è concluso, per rispetto di entrambe le parti, se n’è già parlato troppo”.
Sulle analogie tra la Samp di Delneri e quella di Rossi: “Parliamo di periodi completamente diversi, a cominciare dall’età dei giocatori. Nel 2009 io ero il più giovane della rosa, il gruppo era più esperto: non bisogna vergognarsi di ricordare che davanti avevamo Cassano e Pazzini. Una simile analogia è la volontà del gruppo di fare bene e prendersi soddisfazioni importanti, come stiamo facendo, anche se ci mancano ancora dei punti per raggiungere la quota-salvezza. Abbiamo subito solo due reti nel ritorno, miglioriamo gara dopo gara”.
Sulle 91 presenze in serie A ad appena 23 anni: “Si può sempre crescere, a qualunque età”.
Sul ruolo preferito nonostante la sua polivalenza: “Nel mio ruolo di mezzala, destra o sinistra”.
Sul debutto in Nazionale, avvenuto a Ferragosto del 2012 in amichevole contro l’Inghilterra: “In un momento delicato per me. Perciò questa Italia ha un importante risvolto umano per il sottoscritto”.
Sulle voci di un passaggio alla Juventus e i lavori di rinnovo con il club blucerchiato: “Cerchiamo la miglior soluzione per entrambi, senza vincitori né vinti. La Juventus? Qualcosa è successo, ma dico la verità: davanti ho altre dodici partite di campionato e mi interessano solo quelle”.


