Eder e i "10" blucerchiati: da Mancini a Maxi Lopez, passando per Flachi e Pazzini
L'attaccante della Sampdoria Eder, possibile prossimo numero 10 della squadra, ha ripercorso tutta la storia dei numeri 10 blucerchiati ai taccuini del Corriere Mercantile.
Eder, tira aria di "10".
"Non lo so, è una decisione che non spetta a me, ma alla squadra. Certo, a me piacerebbe".
Prima di te, hanno messo il loro nome sopra quel numero sette giocatori. Il primo, dal '93 al '97 fu Roberto Mancini.
"Sono troppo giovane per averlo visto giocare, lo conosco come allenatore, ma so perfettamente quello che ha fatto per la Sampdoria, ho visto i filmati delle sue partite e dei suoi gol. Ha scritto pagine insostituibili nella storia della società, ne sento ancora continuamente parlare dai tifosi, in giro ci sono ancora le sue maglie. Credo che sia stato davvero un numero 10 straordinario".
Dopo di lui, per pochi mesi, toccò ad Angel Morales, "Matute" sulla maglia, 9 gare appena.
"Confesso di non conoscerlo, d'altra parte mi dici che ha giocato pochissimo nella Sampdoria. Forse arrivare a quel numero dopo uno come Mancini non sarebbe stato facile per nessuno".
Infatti non pochi tifosi avrebbero gradito che venisse ritirata la maglia.
"Ma ritirare il "10" non si può, si priverebbero tutti quelli che verrebbero dopo della possibilità di provare a far meglio".
Quindi toccò, anche in questo caso per un solo anno, ad Ariel Ortega.
"Questo lo conosco eccome. Un grande campione, con numeri straordinari, forse ha avuto qualche problema di carattere perchè non ha fatto una carriera all'altezza del talento, pur giocando a lungo con il "10" anche nella Nazionale argentina".
Il primo "10" fisso in B, per quattro anni prima di altrettanti in A, il primo "10" fisso in Europa è stato Francesco Flachi.
"Ci ho giocato insieme nell'Empoli e posso dire che si tratta di una persona di grande valore umano, oltre che di un calciatore dal talento raro. So che alla Sampdoria ha fatto molto bene e ha lasciato un grande ricordo, non tanto in termini di gol e assist, quanto di feeling stabilito con i tifosi. Era ed è rimasto un idolo ed è giusto, per quel che ha fatto e ha dimostrato".
Dopo un anno di vuoto, nel gennaio 2009 Antonio Cassano "decise" che il "10" doveva tornare alla Sampdoria, precisamente sulle spalle di Giampaolo Pazzini.
"Un giocatore d'area spietato, con un pazzesco fiuto per il gol, se gli capita il pallone giusto difficilmente sbaglia. E' nato per segnare e in questo mi ricorda molto il mio amico Nicola Pozzi, hanno lo stesso modo di interpretare il ruolo. Un attaccante di livello internazionale. Credo che alla Sampdoria avesse trovato l'ambiente ideale per esprimersi".
Dopo la retrocessione, ecco Pasquale Foggia.
"E' stato uno dei giocatori fondamentali per la promozione, ha lasciato il segno più volte come a Grosseto e a Castellamare di Stabia, ha colpi da fuoriclasse e se è in giornata diventa davvero incontenibile. Formidabile con il pallone tra i piedi, nel dribbling, è stato anche un elemento di grande personalità, importante per il gruppo".
Arriviamo quindi a Maxi Lopez.
"Alla Sampdoria Maxi ha vissuto una stagione sfortunata sul piano fisico, ma stiamo parlando di un campione dalle qualità incredibili. Può dare molto di più di quello che gli abbiamo visto fare in maglia blucerchiata e spero per lui che torni subito ai livelli che gli competono".
Ma se tu dovessi indicare il numero "10" dei tuoi sogni, l'idolo assoluto?
"Sono brasiliano e non posso che rispondere: Pelè. Più che un giocatore, un mito per tutto il mio Paese e anche per il mondo del calcio".


