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tmw / sampdoria / News Doria
Regini: "Obiettivi del 2014 sono confermarmi in A con la Samp e raggiungere l'obiettivo di squadra"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
sabato 11 gennaio 2014, 11:49News Doria
di Alberto Boffano
per Sampdorianews.net

Regini: "Obiettivi del 2014 sono confermarmi in A con la Samp e raggiungere l'obiettivo di squadra"

Il difensore della Sampdoria Vasco Regini, in una lunga intervista concessa a Samp Magazine, ha parlato delle sue esperienze passate e dei suoi propositi futuri, commentando anche le ultime prestazioni dei blucerchiati.

Vasco ci è cascato. Anzi, è cascato. Altro che Jovanotti. Andava al massimo e lo hanno buttato giù. Lo ha steso un colombiano vestito di azzurro. Rigore solare. Ma c'è chi dice no. L'arbitro livornese di Napoli-Sampdoria, per esempio.

"Penso che le immagini abbiano parlato chiaro e che il rigore ci stesse tutto. Io ho sentito il contatto e sono andato a terra. La spinta di Armero c'è stata, poi mi ha colpito il tallone. Ho perso l'equilibrio e non sono riuscito a rimanere in pieri. Peccato ma guardiamo avanti".

Anche la Samp è caduta a Fuorigrotta ma lo ha fatto a testa alta, un po' come a Roma, in Coppa Italia. Resta molto da salvare delle ultime due partite?

"Sicuramente. Di certo la prestazione va salvata in entrambi i casi. Siamo andati al "San Paolo" per imporre il nostro gioco e ci siamo riusciti per larghi tratti del primo tempo. Poi nella ripresa sono usciti fuori loro ma abbiamo tenuto testa ad una grande squadra e senza gli episodi sfortunati, vedi il rigore e vedi i pali, avremmo potuto portare a casa un risultato positivo. Lo stesso avremmo potuto fare all'Olimpico, dove abbiamo dato l'ennesima dimostrazione di essere un gruppo forte, coeso e di qualità".

Come definiresti il tuo 2013 in due parole?

"In crescendo. Sono partito con l'Empoli in Serie B e sono arrivato a giocare in Serie A con la Sampdoria. In mezzo ho conquistato un posto nell'Under 21 azzurra e ho addirittura disputato da titolare una finale dell'Europeo di categoria. Diciamo che non mi posso lamentare".

E da questo nuovo anno cosa ti aspetti?

"Innanzitutto di confermarmi in Serie A con la maglia blucerchiata e di raggiungere l'obiettivo di squadra che ci siamo prefissati ad inizio stagione. Poi sarebbe bello collezionare più presenze possibili e, chissà, magari in futuro conquistare il sogno di tutti: la Nazionale".

Ti stai già ritagliando uno spazio cospicuo nel tuo club, un aspetto non da poco per un sostanziale debuttante.

"Non è mai semplice per un giovane trovare continuità nella stagione d'esordio nel massimo campionato. Di solito si fa parecchia fatica mentre io ho avuto la fortuna e la bravura di farmi trovare pronto: 12 presenze su 18 sono già un buon bottino per quel che mi riguarda ma non mi posso certo accontentare. Spero di continuare così perché è giocando che si cresce".

In cinque mesi scarsi hai giocato un po' ovunque: esterno sinistro nei cinque di centrocampo, centrale di sinistra nella difesa a quattro, centrale di sinistra nella tre e terzino sinistro nella quattro. Un vantaggio l'ecelttismo?

"Sì, la duttilità rappresenza senz'altro un'arma in più. Saper ricoprire ruoli diversi aiuta ad adattarsi a seconda delle esigenze dell'allenatore. Io ho cercato di farlo, devo ammettere non senza difficoltà: all'inizio non avevo confidenza con la retroguardia a tre e ancora meno con la posizione di esterno, ma ho comunque provato a dare il meglio di me. Di sicuro, posso confessare tranquillamente di trovarmi a mio agio sia da centrale sia da terzino in una a quattro, i ruoli in cui mi ha impiegato mister Mihajlovic".

Dove ti senti di dover migliorare?

"Non mi riferisco a qualcosa in particolare: devo crescere tanto, in tutto. L'esperienza ti fa imparare, e in questa stagione ho imparato a comprendere l'enorme differenza tra Serie A e Serie B: la prima è tutta un altro mondo. Se in cadetteria puoi permetterti una distrazione, in A non puoi deconcentrarti un secondo che gli avversari ti puniscono. La massima concentrazione nell'arco di tutti i 90 minuti è forse il punto su cui insistere".

I tuoi ex colleghi Mihajlovic e Sakic possono aiutarti in tal senso?

"Certamente. I mister sono stati due grandi difensori e questo è un vantaggio da non trascurare. Sanno darci i consigli giusti, dettare i movimenti, e grazie a loro ci sentiamo sicuri. Ci chiedono di giocare la palla e di prendere l'iniziativa in fase d'impostazione; non è semplice ma nel reparto arretrato siamo contenti di assumerci questo tipo di responsabilità".

Tu non hai problemi a farlo, vero? Sembri davvero maturato da quel gennaio di cinque anni fa, sia fuori sia dentro il prato verde.

"In effetti sono cresciuto tantissimo, sotto tutti i punti di vista e se l'ho fatto devo ringraziare la Sampdoria. Arrivai nel 2009, avevo poco più che 18 anni e si trattava della mia prima esperienza lontano da casa. Ho vissuto stagione bellissime e il momento più emozionante, quello dell'esordio in Serie A con Mazzarri in panchina. Ho giocato una finale del Viareggio e una semifinale Scudetto con la Primavera; pur senza scendere in campo ho fatto parte del gruppo che conquistò la Champions. Poi ho iniziato il mio percorso di crescita nel quale ho toccato le tappe necessarie per tornare qui più maturo".

E fuori? A quando il matrimonio?

"Non credo tra molto. Ormai la mia storia con Federica dura da un po' di tempo. Per un periodo ci siamo allontanati, poi per fortuna ci siamo ritrovati. Stiamo bene ma siamo giovani e non abbiamo fretta. Facciamo due o tre anni?".

D'accordo. Ma prima le nozze o la Nazionale?

"Prima di tutto la salvezza con la Samp. Poi l'Italia e infine il matrimonio. Così siamo contenti tutti".