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tmw / sampdoria / News Doria
Nicolini: "Nell’’85 giocavo ad Ascoli e Mantovani mi voleva riportare alla Samp"TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 21 marzo 2014, 21:08News Doria
di Serena Timossi
per Sampdorianews.net

Nicolini: "Nell’’85 giocavo ad Ascoli e Mantovani mi voleva riportare alla Samp"

L’ex blucerchiato Enrico Nicolini, attuale collaboratore tecnico dell’Hellas Verona, è stato raggiunto dai taccuini di Samp Magazine, la rivista ufficiale blucerchiata e ha parlato della sua passione per i colori blucerchiati, che domenica incontrerà da avversari:

“Sono cresciuto in una famiglia di sampdoriani e non potevo non proseguire un percorso naturale. Giocavo a pallone e andavo in Gradinata Sud. E avevo un sogno nel cuore: quello di poter giocare in serie A con la maglia della Sampdoria”.

Quarant’anni e qualche giorno fa riuscisti nel tuo intento. Cosa ricordi? “La domenica prima andai in panchina a Torino contro i granata. E lo stesso feci quel 17 marzo. Ricordo che accanto a me sedeva un altro giovane, Bastianoni. Al minuto 44 del primo tempo, Lodetti si fece male ed entrai in campo. Fu un’emozione enorme e un piccolo grande primato visto che resto l’unico genovese ad aver esordito nel massimo campionato in un derby”.

Un derby, tra l’altro, per nulla banale “Sì, fu una stracittadina fra poveri ma come sempre sentitissima. E, alla fine della stagione, risultò decisiva: grazie alla rovesciata di Maraschi che ci permise di pareggiare all’ultimo respiro noi ci salvammo e il Genoa retrocesse. Quella partita resterà nella storia e quella domenica, di fronte a 55mila spettatori, il mio sogno si realizzò”.

Malgrado la tua carriera si sia poi sviluppata lontano da Genova e dal Doria, il legame resta assai forte. “A marassi giocai più volte da calciatore avversario ma era diverso, forse più naturale seppur faticoso. Negli ultimi anni, invece, qualcosa è cambiato: sono tornato un po’alle mie origini, ho ricominciato a vivere lo stadio nelle vesti di tifoso. E’ per questo che ho deciso di andare in curva a Varese, in quella magica notte del 9 giugno 2012. Con Tirotta, Zanetti, Francesca Mantovani ho riassaporato il piacere di sostenere la mia squadra  del cuore e di stare insieme alla gente blucerchiata in un momento tanto importante come quello della promozione in A”.

Lo scorso 5 dicembre in Coppa Italia uno striscione salutò il tuo ritorno al “Ferraris”. Te lo saresti aspettato? “Sinceramente no, non mi aspettavo quel tipo di accoglienza. Mi ha fatto un grosso piacere e sono contento che anche i ragazzi di oggi conoscano la mia storia. Io sono stato uno di loro: a 11 anni feci la mia prima trasferta in treno a Varese, ho ancora tanti carissimi amici nella Sud, ci vogliamo bene. Credo mi apprezzino perché sono riuscito a tramutare in realtà ciò che ogni sampdoriano sogna per sé e per i propri figli: indossare un giorno quei colori. Facile intuire perché, per me, rimettere piede a Marassi e vedere la “mia” Gradinata rappresenti sempre qualcosa di speciale”.

Hai qualche rimpianto per non essere stato profeta in patria? “Ne ho soltanto uno, molto grande però. Nell’ ’85 giocavo ad Ascoli e Mantovani mi voleva riportare alla Samp. Lo zoccolo duro era quello giusto, stava nascendo la squadra che poi avrebbe vinto lo Scudetto e per me, che avevo dieci campionati di serie A alle spalle, sarebbe stato un ritorno a casa con i gradi che mi competevano. Purtroppo Bersellini, che avevo già avuto in blucerchiato, preferì non disturbare l’ascesa di un giovane come pari e non se ne fece nulla. Resta il rammarico perché da calciatore formato avrei potuto dare il mio contributo”.

Com’è nato il feeling con Mandorlini? “Eravamo compagni ad Ascoli e siamo diventati amici. Spesso nel calcio i rapporti rimangono fini a se stessi ma noi lo abbiamo coltivato nel tempo. Ci frequentavamo con le famiglie, facevamo le vacanze insieme. Poi ognuno ha fatto la propria strada da calciatore e da allenatore fino all’esperienza comune in Romania che ci ha riportati a collaborare sul piano professionale. Un legame che l’estate scorsa mi ha regalato questa opportunità con l’Hellas, peraltro una squadra gemellata e ben vista da tutti i sampdoriani. Miglior sorte non mi poteva capitare”.

Proprio come al Cluj il binomio pare funzionare alla grande. “Grazie ad una proprietà seria, alla programmazione e a scelte oculate, stiamo disputando una stagione eccezionale. Tutti a Verona riconoscono e stimano l’operato di Mandorlini, un allenatore capace di vincere tre campionati in quattro anni. Dico tre perché ciò che stiamo facendo lo considero un vero e proprio Scudetto. Siamo contenti e vogliamo chiudere bene, stimolando i ragazzi per queste ultime 10 partite e andando alla ricerca di ulteriori conferme”.

Vinca il migliore domenica? “Noi pareggiamo pochissimo: o vinciamo o perdiamo. Questo significa che ce la giochiamo alla pari con tutti, cercando di non speculare e di proporre un calcio offensivo. La Samp di Mihajlovic adotta la nostra stessa filosofia e dunque ci sono tutti i presupposti per far divertire il pubblico e per far sì che questa partita diventi una festa per tutti”.