Mihajlovic: "Nel '94 sono arrivato alla Sampdoria e l'ho scelta perchè ero sicuro che qui sarei tornato ad alti livelli"
Ospite della trasmissione Studio Live in onda su Samp Tv, l'allenatore della Sampdoria Sinisa Mihajlovic si è soffermato su alcuni passi della sua carriera da giocatore, ripercorrendo anche gli anni in blucerchiato:
"Ricordo bene la Samp affrontata con la maglia della Stella Rossa. In quell'anno i blucerchiati hanno perso malamente in finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona. Per me era un sogno da giovanissimo giocare nella Stella Rossa, dove siamo riusciti a raggiungere traguardi incredibili vincendo la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale. A soli 22 anni sono venuto in Italia, ero ad un passo dalla Juve, ma sono andato alla Roma di Boskov. Con la maglia giallorossa ho giocato quasi sempre terzino, nonostante il mio ruolo fosse più offensivo; non mi piaceva, ma mi è servito per imparare a difendere e si è rivelato poi fondamentale per la mia carriera. Non avrei mai pensato di diventare addirittura difensore centrale.
Nel '94 sono arrivato alla Sampdoria, - riporta Sampdorianews.net - e l'ho scelta perchè ero sicuro che qui sarei tornato ad alti livelli. È sempre stata una società che si è distinta per il comportamento e per tutto il resto, oltre ad avere una maglia bellissima. Sono sicuro che la Sampdoria di allora, oggi riuscirebbe a vincere il campionato, poichè avevamo giocatori molto forti, ma anche le altre squadre erano molto ben attrezzate.
Chiesa e Bellucci? La Sampdoria si è sempre distinta per tutto, - ha detto il tecnico serbo citando alcuni ex blucerchiati che hanno condiviso con lui il percorso sampdoriano - ed è giusto far lavorare i propri ex giocatori, sperando che possano diventare allenatori di Serie A. Ho giocato con entrambi, erano ottimi giocatori. Montella? Era molto forte, ed ha segnato tante reti in modi diversi; davanti al portiere non sbagliava mai. Veron? Voleva sempre la palla, aveva grande personalità. Cosa non ha funzionato con Menotti? Non so quanto capiva di calcio, ma parlando di vita diceva le cose giuste; inoltre arrivava sempre in ritardo. Abbiamo fatto anche un ritiro strano, senza corse lunghe e lavorando solo sul campo. Lui diceva che non praticavamo atletica leggera e dovevamo quindi correre sul campo, ma quello praticamente non era un ritiro".


