De Silvestri: "Contento della mia crescita a Genova. Mi piace correre"
Lorenzo De Silvestri è uno dei giocatori più apprezzati dalla tifoseria blucerchiata e nella seconda parte dell’intervista concessa all’emittente televisiva genovese Telenord ha raccontato qualcosa in più di se stesso e dei suoi interessi extra calcistici, senza dimenticare, ovviamente, il calcio giocato e l’obiettivo Nazionale.
“Sono contento di essermi guadagnato la stima dei tifosi in campo, ma bisogna sempre alzare l’asticella e dare sempre di più. Ora sono consapevole dei miei mezzi, ho più fiducia in me stesso, sento di avere una maggiore maturità rispetto al passato e sono contento di avere fatto questa crescita a Genova”.
Sul suo futuro: “Anche l’anno scorso ho fatto tante riflessioni, ma il mio futuro poi si è deciso a luglio. Penso al campo adesso, a queste sette finali, la situazione del mio cartellino la vedremo a fine campionato”.
Sul lavoro di Mihajlovic e del suo staff: “Per prima cosa ha lavorato molto sulla testa e sulle motivazioni, poi ha dato un’impronta di gioco, anche grazie a Sakic e De Leo, ci ha impostati tatticamente e ne abbiamo avuto riscontro in campo. Dopo brutte partite o sconfitte siamo riusciti a invertire la rotta”.
Sulla sua abilità nelle lingue straniere: “Parlo italiano, tedesco e inglese molto bene; a scuola ho studiato anche francese e spagnolo, ma le ho un pochino dimenticate. Qualche giorno fa c’è stato uno sketch con Mustafi per una televisione tedesca. Che lingua parlo con Mihajlovic? Solo italiano, sa gestire bene il linguaggio sia con le parole sia con i gesti”.
Cosa avresti fatto nella vita se non avessi fatto il calciatore? “Io vivo per lo sport, a 3-4 anni mio padre mi ha messo sugli sci di fondo e a correre, quindi penso che mi sarei comunque visto come atleta o in alternativa dentista. Mi piaceva l’atletica, il salto in lungo, la velocità, la resistenza. Mi piace correre, magari in campo si vede”.
Cosa non ti piace del calcio italiano? “In Italia non mi piacciono le pressioni eccessive. Secondo me il calcio dovrebbe essere uno sfogo positivo per la gente. In Inghilterra la domenica è il giorno della partita, della festa. Capisco però che in Italia la situazione non sia idilliaca e ci può stare che la gente si sfoghi con noi, ma questo è un discorso più ampio”.
Quali luoghi prediligi a Genova? “Boccadasse, Corso Italia, la vista da Castelletto. Mi piace viaggiare, vedere l’Italia. Ho girato le Cinque Terre, torno spesso a Firenze e Roma, che è la mia città del cuore. Sono stato in Cina, la ho trovata caotica, ma è un paese in espansione, una potenza economica e culturale”.
Sulla sua passione per la lettura: “Leggo molti libri, mi piace molto Ammaniti. L’ultimo libro che ho letto è “Stoner”, che racconta nascita, vita e morte di un insegnante universitario, lo consiglio a tutti”.
Sui social network: “Bisogna utilizzarli con raziocinio, non tenere la testa sempre china sul telefonino, come mi accade di notare quando viaggio, non accorgendosi di quello che accade nel mondo. Mi piace utilizzarli e fare foto, uso anche Instagram. Il più tecnologico dei miei compagni è Palombo, che sa tutto di computer”.
Sul suo idolo calcistico: “E’ sempre stato Zambrotta il mio modello, era devastante in campo in qualsiasi ruolo e fuori dal campo mai una parola fuori posto, sempre il primo ad aiutare i compagni, è la visione di calciatore che mi piacerebbe incarnare”.
Sulla Nazionale: “C’è molta concorrenza, ma il fatto che la Sampdoria stia andando bene mi può aiutare. Mi mancano sette finali per cercare di convincere il ct Prandelli”.


