SAMPDORIA MOMENT: l'ultimo saluto a Vujadin
Il momento più toccante, emozionate, commovente è stato percepito nell'intervallo, quando Yelena e Aleksandra, moglie e figlia di Vujadin Boskov, hanno fatto il loro ingresso in campo e sono andate sotto la Gradinata Sud, piena di striscioni in ricordo del grande Uomo che portò la Sampdoria ai successi, la fece entrare nella storia, ci regalò insegnamenti ed emozioni incancellabili.
Il cuore pulsante del tifo blucerchiato ha dedicato cori da brividi a chi ora ci guarda da lassù, vicino al Presidente Paolo Mantovani. Yelena e Aleksandra in campo, i Sampdoriani sugli spalti: in quei minuti rappresentavamo una cosa sola, in un abbraccio coinvolgente e indissolubile. Bambini, ragazzi, adulti, anziani, tutti con gli occhi lucidi e la pelle d'oca; chi ha seguito di persona le imprese di quella Sampdoria, chi era piccolo e se le ricorda, chi è nato in seguito e le ha rivissute anni dopo grazie ai racconti dei propri genitori e alle vhs di quel tempo.
Tutto passa, giocatori, allenatori, mentre la Sampdoria resta. Persone del calibro di Paolo Mantovani e Vujadin Boskov non rappresentano semplicemente la storia blucerchiata, un passato forse irripetibile, ma sono i sinonimi della parola Sampdoria. Loro resteranno per sempre nei nostri cuori, nelle nostre menti, nel nostro modo di essere tifosi, essere Sampdoriani.
In quel Sampdoria – Lecce che significò Scudetto un bambino di 10 anni era nei Distinti con suo papà, aveva gli occhi lucidi dalla gioia e la bocca aperta dallo stupore, la Sampdoria era riuscita in un qualcosa mai accaduto, era Campione d'Italia. Nell'annata successiva lo stesso bambino vide il massimo sogno europeo infranto dal bolide di Koeman su punizione al secondo tempo supplementare. In quelle occasioni quel bambino, il sottoscritto, provò sulla propria pelle le prime gioie e i primi dolori da tifoso, ma, ascoltando le parole e gli insegnamenti del Presidente e del nostro mister, ebbe l'occasione per ricevere i primi insegnamenti, in primis saper vincere e come interpretare le sconfitte sul campo.
In tutti questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, tra incredibili trionfi e cocenti delusioni, ma siamo Sampdoriani e se ci siamo sempre comportati da tali buona parte del merito è di coloro che ci hanno guidato, prima al nostro fianco, ora da lassù. Sembra ieri e invece sono passati 22 anni da quei pianti, Le mie lacrime odierne, all'entrata delle persone più care per Vujadin, erano ancora impossibili da trattenere, piene di ammirazione, riconoscenza e affetto per chi ci ha fatto diventare grandi dentro e fuori dal campo.
In quel momento il tempo si è fermato, in un qualcosa diventato intimo, personale, riservato. Poco importa se non conoscevamo il vicino seduto al nostro fianco, nessuno era per noi un estraneo, tutti quanti avevamo in comune quel senso di vuoto incolmabile e il bisogno di esternare tutto il nostro affetto nei confronti di un Grande Uomo, un Grande allenatore, Il nostro allenatore.
Un abbraccio virtuale tra Sampdoriani, le mani al cielo, i cori a squarcia gola, la vicinanza verso le sue persone più care, un ringraziamento reciproco tra chi l'ha conosciuto nella vita e chi in campo, il saluto nei confronti di un Vero Sampdoriano.


