ESCLUSIVA SN - Il Mental Coach di Obiang: "L'Uomo dietro al Campione: l'infortunio, un trampolino per plasmare il futuro"
Nel calcio moderno una della professioni che sta prendendo sempre più piede anche nel campionato italiano è la figura del mental coach. Per analizzarla al meglio Sampdorianews.net ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Diego Panicucci, mental coach di numerosi atleti, tra i quali spicca Pedro Obiang:
Diego, quali sono le condizioni Pedro dopo l'intervento di rinforzo della parete inguinale? “Pedro sta meglio, ha molta voglia di ripartire anche se, chiaramente, necessita di un periodo di convalescenza del tutto normale per il tipo di intervento che ha sostenuto”.
E' possibile prevedere una tempistica per il rientro in campo? “Per quanto concerne l’aspetto medico e del recupero fisico, sarebbe il caso che questa domanda fosse rivolta allo staff medico, credo che in questo momento risulterebbe prematuro fare i conti dei giorni, ha convissuto con questo infortunio per mesi sopportando il dolore e lottando a denti stretti senza mai risparmiarsi per garantire sempre il suo apporto alla squadra e adesso ha veramente bisogno di recuperare le energie per riprendere il lavoro con professionalità e dedizione come è suo solito fare”.
Durante il periodo nel quale un giocatore è fermo ai box, in cosa consiste il prezioso lavoro svolto dal Mental Coach? “Dopo un infortunio, un’operazione o comunque un evento che in un certo senso potrebbe creare uno stato mentale negativo, per prima cosa attraverso il “linguaggio” si verifica quale sia la condizione in atto del giocatore, i suoi pensieri, le sue credenze, successivamente, a seconda della situazione, una delle tecniche che personalmente utilizzo è quella di lavorare sul suo “Focus”, ovvero quel “faro guida” che indirizza l’attenzione verso gli aspetti che servono per raggiungere l’obiettivo e che dipendono direttamente dal giocatore stesso escludendo tutto ciò che non serve, che non è utile e funzionale al risultato desiderato . La nostra mente lavora per immagini, e ciò che immagina viene automaticamente considerato reale, quindi saper indirizzare il Focus nella giusta direzione equivale ad avere sempre una rotta precisa verso l’obiettivo in modo positivo e propositivo”.
Analizzando la situazione dal tuo punto di vista professionale, quanto è delicato il lavoro effettuato settimanalmente e nel giorno della partita da un tecnico come Sinisa Mihajlovic, capace di realizzare un autentico miracolo salvando con largo anticipo la Sampdoria, ora però reduce da tre sconfitte consecutive? A tuo parere si tratta di passi falsi dovuti alla sfortuna, agli episodi, alle assenze o ad un inconscio rilassamento generale dei giocatori? “Partiamo dal fatto che non sono a conoscenza del modo di lavorare utilizzato dal Mister e quindi mi limito ad una osservazione dall’esterno, posso dire, come hai appena detto tu, che il lavoro svolto da Mister Mihajlovic è stato eccellente, in poco tempo ha dato una “identità” alla squadra, riuscendo in largo anticipo a centrare l’obiettivo fissato, ovvero, la salvezza. E’ anche vero però che lavorando su un “obiettivo generalizzato” può succedere di incappare in dinamiche che portano poi flessioni in termini di rendimento e quindi di risultati indesiderati. Apro una parentesi importante, nella mia professione, un Obiettivo per essere considerato tale deve rispondere ad alcune regole, la prima è quella di essere sempre espresso in termini positivi, quindi dire che “il nostro Obiettivo questo anno è salvarsi” può mettere in moto un meccanismo perverso all’interno della nostra mente, di affanno , di difficoltà, ovvero, è appena iniziata e gia devo “risolvere un problema.” Tutte le azioni che andremo a fare quindi nasceranno da uno stato mentale di difesa e gestione di una situazione rischiosa. Tenendo lo stesso Obiettivo ma esprimendolo in modo positivo avremo dinamiche diverse; “Questo anno il nostro Obiettivo è arrivare a quota 45 punti” in questo caso percepisci come l’obiettivo ti spinga all’azione, al fare, sia sfidante e stimolante, oltretutto sia rimodulabile in corso di campionato per permettere di spostare l’asticella sempre più in alto, in tal senso vai a celebrare ogni singolo punto conquistato accendendo in maniera esponenziale uno stimolo di sfida ma anche di gratificazione. Chiudo la parentesi e concludo sottolineando ed evidenziando i molteplici aspetti positivi del lavoro fatto da Mister Mihajlovic in questo Campionato e sono convinto che proprio sulla base di questi, lui potrà costruire il lavoro per conquistare obiettivi sempre più importanti e stimolanti nei prossimi anni”.
Nel calcio moderno le motivazioni rappresentano un elemento fondamentale. L'allenatore e il Mental Coach come possono motivare al massimo e al meglio i propri giocatori? “Colgo l’occasione con questa tua domanda per fare chiarezza su un punto molto importante della mia professione, io lavoro con ragazzi motivati , sani che amano il proprio lavoro, vivono della propria passione ma soprattutto vogliono migliorarsi sempre, vogliono eccellere come uomini e come giocatori. Il ragazzo che decide di lavorare con me lo fa perché ha un Sogno da conquistare e non problemi da curare o motivazioni da cercare. Il mio lavoro consiste nel fornire “strumenti” utili al giocatore per far si che egli possa gestire totalmente il proprio potenziale, la motivazione è insita dentro di loro altrimenti non sarebbero a giocarsi certi palcoscenici . Per un allenatore avere al fianco nel suo staff un Mental Coach significherebbe riuscire ad allenare a 360° ogni giocatore, dalla parte fisica alla parte mentale con estrema professionalità e con risultati eccellenti. Come il preparatore atletico, tattico, fisico collabora con l’allenatore per gestire un aspetto specifico del giocatore, il mental coach si occupa di allenare l’aspetto mentale dell’atleta e tutti sappiamo quanto oggi la performance del giocatore sia condizionata dal suo stato mentale. Concentrazione, emozioni varie, tensione, sono solo alcuni dei fattori che possono risultare determinanti per la carriera di un ragazzo e saperli allenare per trasformarli in utili punti di forza chiaramente significa sfruttare al massimo ogni potenzialità che abbiamo a disposizione. Nulla accade per caso, con il lavoro e la costanza si possono raggiungere risultati eccezionali”.
L'Atletico Madrid è arrivato in semifinale di Champions League e si sta giocando con il Chelsea il passaggio alla finalissima. Pedro è cresciuto nel settore giovanile dei Colchoneros e sicuramente avrà seguito in tv le gesta di Diego Costa e compagni. Con quale trasporto emotivo sta vivendo la straordinaria stagione disputata dagli uomini di Simeone, in semifinale di Champions e attualmente in testa alla Liga? Il suo rapporto con la città di Madrid e gli affetti lasciati nella capitale spagnola. “L’Atletico Madrid in questo momento sta conquistando simpatizzanti un po’ ovunque, ti giuro che anche io sono rimasto sorpreso positivamente da questa squadra e soprattutto dalla “mentalità” che la Società e lo staff di Simeone hanno saputo dare al proprio gruppo. Ho avuto il piacere di confrontarmi con alcuni rappresentanti di questo club ed ho notato con quanto interesse affrontino l’argomento del Mental Coach e delle variabili che comporta lavorare con il giusto stato mentale. Pedro chiaramente porta dentro di se esperienze bellissime legate a quel periodo della sua vita, è la sua città, ha amici che giocano li, credo che siano legami forti e veri e lui è un ragazzo che ha valori morali importanti e quindi posso immaginare che sia felice dei risultati che stanno raggiungendo e sono sicuro che ne sta traendo un ulteriore stimolo per recuperare la forma migliore ed essere disponibile e al Top il prima possibile”.
Nella precedente intervista rilasciata in esclusiva a Sampdorianews.net avevi dichiarato: “Pedro è un campione”. Dopo due ottime stagioni tra cadetti e massima serie e un ultimo campionato con un rendimento al di sotto delle sue grandi potenzialità, la prossima annata può essere quella decisiva per esprimere al meglio il proprio potenziale e affermarsi definitivamente con la casacca blucerchiata? “Come ti dissi in quella intervista, ti ripeto anche oggi, Pedro è un Campione. Quando un ragazzo di soli 22 anni crea cosi tanto interesse intorno a se da coinvolgere i Club più importanti d’Europa, facendo sempre e solo quello che sa fare meglio, ovvero giocare il suo Calcio, questo significa essere un giocatore speciale, quindi un Campione. Quando parlate di un “rendimento al di sotto delle sue grandi potenzialità” ricordatevi sempre che questo ragazzo stava giocando con un infortunio del quale avete saputo l’esistenza solamente una settimana fa dopo l’operazione. Vi lascio solo immaginare cosa abbia passato recentemente senza mai, dico mai, lamentarsi ma anzi, concentrandosi sempre di più sul lavoro da fare per gestire al meglio questa situazione e garantire il suo impegno fino alla fine. Se non è un Campione questo.. Ripeto, Pedro tornerà più forte di quanto possiate immaginare".
Vedi il suo futuro sempre nel calcio italiano, oppure a tuo parere le sue caratteristiche tecniche e fisiche sarebbero più adatte ad un campionato straniero, ad esempio Liga, o Premier League? “Senza entrare nell’aspetto tecnico e fisico che non fa parte della mia professione, sono convinto che un Campione abbia la capacità di giocare ovunque perché dovunque ci sia un campo da calcio ed una partita da disputare lui riuscirà a trasformare quel match in una grande opportunità giocando il proprio Calcio. Un giocatore come Pedro è un valore aggiunto per il nostro campionato, tenerlo qua in Italia sarebbe prestigioso ma come dicevo prima fa gola a molti grandi club e sicuramente lui saprà valutare quale sia la strada migliore per raggiungere il suo Sogno, esiste sempre un Sogno da raggiungere e una strategia per ottenerlo e quindi prendendo in prestito una frase di Eleanor Roosevelt ti dico che “Il futuro appartiene a coloro che credono ancora nella bellezza dei propri Sogni”.
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