ESCLUSIVA SN - Antonio Fiorillo: "Vincenzo regge lo stress in maniera impeccabile. E' rimasto il ragazzo di sempre, un ragazzo di Oregina"
Al "Massimino" la Sampdoria è uscita sconfitta contro l'attuale fanalino di coda. Una sconfitta dura da digerire, nonostante la formazione assai rimaneggiata scesa in campo. Oltre all'eurogoal realizzato da Stefano Okaka, una delle poche note positive è rappresentata dalla formidabile prova offerta da Vincenzo Fiorillo, autore di almeno sei interventi decisivi. Per conoscerlo meglio, dentro e fuori dal campo, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva suo fratello Antonio, ripercorrendo il cammino percorso dalle partite nel campetto di Oregina, nel quale a quei tempi diversi addetti ai lavori compreso il nostro Direttore avevano avuto il piacere di seguirlo dal vivo, fino ai giorni nostri:
Antonio, iniziamo con la partita contro la formazione etnea. La Sampdoria è uscita sconfitta dal “Massimino”, ma l'ottima prestazione di Vincenzo ha riempito buona parte dei quotidiani locali e nazionali. Da fratello e suo primo fan quali emozioni hai provato in occasione di ogni suo formidabile intervento? “Sicuramente un’emozione positiva. Sapevamo che Vincenzo ci teneva tantissimo a questo esordio, lo ha preparato con cura e con molta concentrazione. Siamo una famiglia molto unita, ci aiutiamo l’uno con l’altro, e sapevamo che avrebbe fatto una grande prestazione perché era concentrato e pronto per l’esordio.”
Torniamo indietro con il tempo. Sembra ieri quando Vincenzo difendeva la porta dei pulcini della Nuova Oregina nel campo sotto la piazza del quartiere, sotto gli occhi di numerosi addetti ai lavori. Solitamente i bambini non vedono l'ora di diventare grandi bomber, cosa spinse invece Vincenzo ad optare per il ruolo di portiere? “Senza dubbio i racconti di nostro padre, che da ragazzo giocava in porta. Tutti in famiglia abbiamo giocato a calcio, anche nostro fratello maggiore, ma abbiamo scelto altri ruoli, mentre Vincenzo si è appassionato ai racconti del ruolo di portiere, e ha continuato su quella strada. Inoltre in quegli anni stava esplodendo un certo Gigi Buffon…”
Ai tempi delle giovanili della Nuova Oregina chi in famiglia e tra i suoi allenatori era convinto che Vincenzo potesse davvero intraprendere con successo la carriera professionistica e debuttare giovanissimo nella massima serie? “Già quando era bambino tutti nel settore vedevano in lui qualcosa di più rispetto ai coetanei, una tenacia, una testardaggine, e per certi versi quella “pazzia” che hanno i portieri nell’usare le mani in uno sport dove la palla si gioca con i piedi. Già a quei tempi si parlava del suo talento e della sua predisposizione per quel ruolo.”
Mamma, papà, voi fratelli avete seguito ovunque Vincenzo, su ogni campo, in ogni torneo, in qualunque categoria. Raccontaci i sacrifici sostenuti e le soddisfazioni provate da un familiare al seguito di un bambino che inizia a dare i primi calci ad un pallone e sogna di seguire le orme dei grandi campioni: “A partire dal suo passaggio alla Sampdoria gli impegni sono aumentati. Quando giocava nella Nuova Oregina gli allenamenti settimanali erano meno, poi, in una realtà seria come la Samp, è passato ad allenarsi sei giorni su sette, con la partita alla domenica. Lo abbiamo seguito con passione, perché anche noi siamo amanti del calcio, e tutti abbiamo giocato, quindi eravamo abituati alle domeniche sui campi, ed era una cosa molto normale per noi.”
Non è un mistero che la famiglia Fiorillo sia ricca di appassionati sostenitori del Genoa. Come ha fatto Vincenzo a diventare tifosissimo blucerchiato e quali sono state le “strategie” adottate ai tempi per convincerlo a tifare i colori rossoblu? “È sempre stato sampdoriano. Fin da quando ha cominciato a capire e a scegliere ha preferito i colori blucerchiati, e noi non lo abbiamo mai forzato diversamente. In famiglia nessuno ha mai cercato di imporgli la fede genoana, anzi lui andava sempre con gli amici a vedere le partite della Samp. Ha iniziato a vestire il blucerchiato a nove anni nelle giovanili, ed una volta indossata quella maglia si è innamorato dei colori.”
Vincenzo è un ragazzo rimasto sempre umile nonostante i successi in Primavera e le esperienze nel calcio professionistico. Il suo rapporto odierno con il quartiere di Oregina, a cui è anche legato il suo soprannome, e le amicizie di un tempo: “Tutti nel quartiere gli vogliono bene, perché è un ragazzo molto semplice, non è un VIP, e quando viene nel quartiere si ferma volentieri a chiacchierare con tutti. Tra l’altro con la mia compagnia di amici, per la maggior parte genoani, abbiamo fatto più trasferte per andare a vedere Vincenzo giocare con la Primavera della Samp che per seguire il Genoa. È amato anche perché è un bravo ragazzo, sempre disponibile per ogni problema: ultimamente è anche andato al Gaslini a trovare una sua giovanissima tifosa. È rimasto il ragazzo di sempre, un ragazzo di Oregina.”
Quando Vincenzo esordì giovanissimo indossando la maglia della Sampdoria, fece subito notare il suo immenso talento con interventi prodigiosi, ma commise qualche errore piuttosto banale che rischiò di bruciarlo nel grande calcio, ad esempio a Palermo con Miccoli: “In quel caso aveva peccato di inesperienza, era molto giovane e, buttato nella mischia, voleva dimostrare il 200%. Purtroppo, con la sua etichetta di erede di Buffon, ogni errore commesso viene moltiplicato per mille. Però ha avuto la forza di rimettersi al lavoro con grande impegno, si è allenato, si è concentrato, e si è tirato fuori dalle critiche. Siamo una famiglia unita, e ci siamo compattati attorno a lui, perché conosciamo molto bene il suo valore come uomo, oltre a quello di calciatore. Sono state dette tante cose, ma Vincenzo è un ragazzo con i piedi per terra: ha commesso degli errori, e se ne è accollato la responsabilità, è ripartito da zero e pian piano è risalito, sempre e solo con le sue forze.”
Da fratello e grande appassionato di calcio, quali sono i punti di forza tecnici e caratteriali di Vincenzo e dove può ancora migliorare? “Ha una forza psico-fisica impressionante, regge lo stress in maniera impeccabile. Studia ogni errore, cerca di non commetterlo più, e ne ricava sempre una soluzione, non si abbatte. A livello tecnico, per mia opinione, è uno dei portieri più forti, e non solo perché è mio fratello, ma perché vedo la concentrazione e l’impegno che mette in ogni allenamento, è sempre sul pezzo e lavora sodo. So quali sacrifici ha fatto quando, a diciassette anni, è stato lanciato in una realtà che per noi è un sogno, ma dove è anche molto facile perdersi a quell’età. Lui è riuscito a non uscire mai dai giusti binari.”
Vincenzo a parte, a tuo parere quali sono gli altri portieri italiani davvero promettenti? “A me piacciono Viviano, Consigli, e il giovane Leali, di cui si dice un gran bene. Credo che la scuola di portieri italiana sia da sempre la migliore: i nostri preparatori a livello tecnico sono i più validi, ed esportiamo anche all’estero i nostri metodi di allenamento. La dimostrazione è che i portieri stranieri che arrivano qui, in particolare i sudamericani, si perfezionano proprio grazie ai preparatori italiani”.
RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DELL'ARTICOLO E' CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE WWW.SAMPDORIANEWS.NET


