Mustafi: "A Genova tifosi fantastici. Soriano? Come un fratello"
A giudicare dal numero di interviste che rilascia alla settimana, Shkodran Mustafi si può probabilmente definire l'uomo del momento in Germania. Il difensore della Sampdoria ha infatti rilasciato una lunga intervista al sito ufficiale della Federazione tedesca dfb.de, cominciata con un breve commento sulle strade spesso strette di Genova:
"Io ho una macchina sportiva e una Smart. A Genova ci sono molte strade strade strette, dove fare le manovre non è facile. Proprio per questo è utile avere una macchina piccola. Al campo di allenamento non esistono parcheggi per i giocatori, parcheggiamo tutti nello stesso posto, anche i tifosi. Differenze tra tifosi inglesi e italiani? Se c'è un giocatore giovane in prima squadra, i tifosi in Inghilterra lo vedono come un successo e vedono le opportunità che ne derivano. Sarà quindi sostenuto, anche se le prestazioni nelle prime partite non sono ottime. In Italia, i tifosi vogliono il successo immediato, sono molto più impazienti. A Genova però abbiamo dei tifosi fantastici. L'atmosfera nello stadio è sempre molto bella anche se i posti - le parole tradotte da Sampdorianews.net - non sono tutti occupati. Io molto apprezzato dai tifosi? Per i tifosi in Italia è importante che i giocatori che scendono in campo spendano tutto quello che hanno. Si può perdere, ma bisogna sempre dare tutto. Questo è quello che ho sempre fatto, ai tifosi forse è questo che piace. A Genova ho fatto molte esperienze. Il calcio della Serie B, sistemi diversi, allenatori diversi, idee diverse. Con Mihajlovic poi, un allenatore con il quale ho potuto identificarmi molto bene. Anche con le sue idee di calcio e con le sue tattiche. Con lui, i miei punti di forza sono molto più un vantaggio. Il suo arrivo è stato molto importante per il club, ora abbiamo un'identità di gioco. Se abbiamo parlato delle mie origini albanesi visto che lui è serbo? Non proprio. Lui è l'allenatore, io un giocatore. Quali che siano le origini che abbiamo non importa. Non è mai stata importante per me la nazionalità delle persone. Soriano? Per me non c'è praticamente nessuno più amico di lui, lo vedo più come un fratello. Soprattutto all'inizio mi ha sostenuto come un pazzo. Non so se tutto sarebbe andato liscio se lui non fosse stato lì. Ha fatto tutto con me: è venuto con me in banca e ha fatto tutte le pratiche burocratiche con me. Quando sono arrivato in Italia non parlavo una parola di italiano, non conoscevo nessuno. Si è preso cura di me, è stato perfetto. Differenze tra ciò che chiede Mihajlovic e quello che chiede Low? In realtà sono quasi le stesse cose. Entrambi sono allenatori che vogliono giocare a calcio partendo da dietro. Non vogliono lanci lunghi, preferiscono giocare. Ma ci sono anche delle differenze. Mihajlovic è un allenatore che ci permette di rischiare: ci fa stare alti costantemente, e infatti abbiamo giocato spesso uno contro uno. La nazionale gioca in attacco, ma con meno rischio dietro".


