Juve, calma apparente: il bivio di Spalletti tra l'ombra di Conte e la tentazione Inzaghi
Redazione TMW
Alla fine, le pareti della Continassa hanno partorito il più classico dei "faccia a faccia", il confronto degli ultimi giorni tra Luciano Spalletti e lo spogliatoio bianconero ha riportato una parvenza di sereno in casa Juve.
Almeno in superficie.
Perché se si prova a calare il termometro sotto lo strato di diplomazia, l’umore del tecnico toscano resta un rebus tutto da decifrare, tra i corridoi del centro sportivo le anime si dividono, qualcuno lo descrive più tranquillo, rinvigorito dal dialogo, altri, invece, lo vedono sofferente, schiacciato da un'identità di squadra che stenta a decollare e dal mezzo passo falso europeo contro il Rennes in Europa League (2-2).
Ad essere onesti, i dubbi permangono e viaggiano sulle frequenze di una voce più bassa del solito, quasi sussurrata, la mimica facciale, d’altronde, tradisce lo stato d'animo del tecnico, è quella di un uomo di nuovo in netta difficoltà, pienamente consapevole di non avere più bonus da spendere.
Il margine d'errore alla Juventus è ormai ridotto al millimetro, non è affatto casuale quel "siamo figli dei risultati" pronunciato di recente, un concetto all'apparenza banale, ma che ribadito in questo esatto momento storico suona come un drammatico bagno di realtà.
Il gioco delle ombre: lo spettro di Conte e il fattore "Demone"
Spalletti professa calma, anche quando l'inevitabile domanda sul futuro tormenta le sue vigilie: "Ci sono abituato, fa parte del gioco. Ogni tanto rispondo in un certo modo, mi diverte farlo, ma sono allenato a tutto".
Resta da capire se sia davvero pronto a tutto, specialmente ora che le ombre intorno alla sua panchina iniziano a farsi ingombranti.
L'ombra più lunga è da sempre quella di Antonio Conte, l'ex condottiero dei tre scudetti consecutivi è il sogno mai nascosto di una grossa fetta di tifoseria, specialmente dopo i recenti passaggi a vuoto. Conte è intervenuto proprio in queste ore sui social per gettare acqua sul fuoco, smentendo trattative avanzate con Juve e Manchester United.
Ma nel calcio, si sa, le smentite sono spesso il primo passo dei grandi ritorni. Conte ha ribadito di aspettare il progetto giusto, un club dove si respiri la pressione per vincere. L'identikit perfetto della Signora.
Ma non c'è solo il salentino alla finestra, sullo sfondo della prossima estate si sta materializzando con forza un profilo che stuzzica non poco i vertici societari: Simone Inzaghi.
Il tecnico piacentino, attualmente alla guida dell'Al-Hilal in Arabia Saudita dove ha già sollevato la Coppa del Re, ha un contratto fino al 2027 ma la sua voglia di grande Serie A è rimasta intatta, con il suo collaudatissimo 3-5-2 e una bacheca che vanta lo Scudetto della seconda stella con l'Inter, Inzaghi rappresenta la perfetta alternativa di respiro internazionale, un gestore capace di dare garanzie tattiche immediate qualora il ciclo Spalletti dovesse interrompersi anzitempo.
Il verdetto del campo
Per scacciare questi fantasmi, Spalletti ha bisogno dei suoi uomini. Li ha voluti ascoltare, ha teso la mano alla squadra per ritrovare il filo del discorso. Dal summit della Continassa sono emersi spunti importanti che potrebbero toccare anche la struttura tattica, a partire da un possibile cambio di modulo per valorizzare al meglio l'attacco.
Tuttavia, prima della lavagna, a fare la differenza dovrà essere l'anima, la risposta più importante che la squadra è chiamata a dare riguarda l'atteggiamento, la ferocia, l'orgoglio, sarà solo quello il vero termometro per stabilire se il gruppo segue ancora il proprio allenatore.
Se la risposta del campo dovesse essere ancora una volta tiepida o peggio negativa, per Spalletti la calma apparente si trasformerebbe in una fragilità estrema, e a quel punto, il futuro diventerebbe un rebus da risolvere molto prima dell'estate.






