L'Europa League potrebbe non salvare Stefano Pioli da un destino già scritto
La domanda, da tanti mesi a questa parte, è sempre la stessa: chi sarà il prossimo allenatore del Milan? Dopo oltre 4 anni, in cui ha riportato il Diavolo sul tetto d'Italia e in semifinale di Champions League dopo un decennio di buio, a Stefano Pioli dovrebbe spettare di diritto un posto tra i grandi allenatori della storia rossonera. Invece, come spesso accade, il presente spazza via quello che è stato: il distacco siderale dall'Inter, ormai avviata verso la conquista della seconda stella, e una stagione altalenante, condizionata ancora una volta da tanti infortuni che hanno messo in dubbio la bontà del lavoro del suo staff, potrebbero costare cari al 58enne di Parma, anche se a maggio dovesse arrivare il successo in Europa League e il secondo posto in campionato.
È chiaro che la proprietà (e il nuovo braccio destro di Cardinale, ovvero Zlatan Ibrahimovic) dovrà decidere al di là del sentimento popolare e delle suggestioni. Ogni discorso è rimandato ai prossimi mesi ma a Casa Milan si riflette da tempo sulle mosse future, anche perché la programmazione della prossima stagione è già cominciata e ci sono tanti tasselli da sistemare all'interno del mosaico. La squadra ha dimostrato più volte di essere forte ma fragile, atleticamente e difensivamente. Troppi passaggi a vuoto e troppe umiliazioni, che un club ambizioso non può tollerare.
Contro lo Slavia Praga è ovviamente vietato fallire. "Noi dobbiamo pensare di poter vincere l'Europa League. Secondo me non è la giusta mentalità guardare troppo avanti. Affrontiamo un avversario che ha perso una sola gara, a Roma, e dobbiamo sfruttare il fattore campo. Dentro di noi abbiamo la consapevolezza e l'entusiasmo di pensare di poter arrivare fino in fondo", ha detto Pioli in conferenza. Sul futuro, invece, non ha voluto rispondere ma sa bene di essere arrivato a fine ciclo e che il suo destino potrebbe non essere legato solo all'Europa League. Un trofeo che il Milan vuole mettere in bacheca per la prima volta (non avendo mai vinto la Coppa Uefa realizzerebbe il cosiddetto "Grande Slam"), per dare uno slancio anche al mercato che verrà: un grande numero 9, un difensore e, forse, un nuovo allenatore.






