Popov: "Mi sento ogni anno più forte, e ora voglio dare qualcosa indietro all’Empoli"
La fuga dall'Ucraina quando aveva solo 15 anni, l'arrivo in Polonia e da li quello in Italia, in provincia di Massa; da dove ha iniziato a costruire il suo futuro, facendo del calcio un punto fermo del tutto. L'attaccante dell'Empoli Bohdan Popov ha raccontato a Cronache di spogliatoio la sua storia.
"All’epoca del mio arrivo all’Empoli - ha detto -, non vedevo la mia famiglia da un anno: il presidente gli ha pagato una vacanza in Italia per farmeli riabbracciare. Quando è scoppiata la guerra, sono scappato in Polonia: i miei genitori avevano un’amica in Italia, che mi ha accolto in questo paese. Ho giocato a La Spezia, ma per problemi burocratici e di tesseramento non mi hanno potuto prendere. Poi mi ha notato un procuratore. Sono arrivato a Empoli che parlavo pochissimo italiano: mi hanno fatto studiare, mi hanno seguito nella crescita. La mia famiglia è tutta in Ucraina: non la vedo da tempo. Ma, come ho detto, appena arrivato, il presidente ha pagato loro un viaggio perché era da un anno che non li vedevo. Nella scorsa stagione, all’esordio in prima squadra a 18 anni ho fatto doppietta. I miei genitori lo dicono sempre: ‘Per come sei, segni per forza’. Mi sento ogni anno più forte, voglio dare qualcosa indietro all’Empoli. E poi vorrei giocare in Serie A o in Premier League".
Non c'è però solo calcio: "Ma il mio sogno personale è un altro: che la guerra finisca. La mia famiglia vive in una zona pericolosa, ogni giorno li chiamo per sapere se va tutto bene. Un giorno vorrei tornare, adesso non posso. Quando gioco in Nazionale, andiamo in altri Paesi. Il sogno è poterlo fare in Ucraina".
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