Borgo a Buggiano, Tanfani a TLP: "Il calcio per me è creazione di valori"
I toscani possono avere mille difetti, ma hanno quella sincerità che li rende unici. Ecco, questo è un grande pregio che abbiamo trovato in Maurizio Tanfani, consigliere e uomo mercato del Borgo a Buggiano, che ci ha concesso questa piacevole intervista esclusiva per TuttoLegaPro.com
Abbiamo parlato di uomo mercato, perchè ancora non ha l'abilitazione alla qualifica di direttore sportivo: "Però avendo vinto il campionato di serie D la scorsa stagione, tra un mese circa inizio il corso per diventare quanto prima responsabile a tutti gli effetti del mercato del Borgo".
Lo chiama così, Borgo, perchè per lui questa non è una squadra di calcio, è una parte di sé. 15 anni che vive di questo sport, partendo dai dilettanti. Di questo aspetto ne va orgoglioso, mantenendo quella dignità di persona semplice che sa cosa sono i sacrifici. Questa parola ricorrerà molto nella nostra conversazione. Con lui abbiamo voluto parlare di tutto, senza soffermarci su un aspetto in particolare. Ci ha aperto parte della sua vita come se sfogliassimo un libro appena comprato, come quando sai di sentire ancora il profumo della colla misto all'odore della carta quando lo si apre. Lui ha quella ruvidezza combinata a passione che lo rende una persona vera come poche.
Dottor Tanfani buongiorno, lei non è propriamente un direttore sportivo, ma bensì un consigliere del Borgo a Buggiano.
"Ho avuto la fortuna di vincere nove campionati in quindici anni che sono nel calcio. Ne ho vinti ben quattro di fila con il Borgo. Fino al 2007 eravamo in Prima categoria toscana. Adesso con la vittoria del campionato nella scorsa stagione, farò il corso per diventare direttore sportivo a tutti gli effetti".
Lei viene dai dilettanti, quali sono le differenze che ha notato tra quel mondo e questo dei professionisti.
"Da quando sono nei professionisti, ho avuto modo di conoscere molta gente, ma una in particolare mi ha dato e mi sta dando tantissimo -voglio che lo scriva questo- ed è Giorgio Perinetti. Mi ha fatto capire come funzionano certe cose in questo mondo. Lui è al di sopra di tanti personaggi che gravitano nel calcio. Ed è anche grazie a lui se ora noi siamo quasi salvi. Non manca molto alla soglia dei 40 punti, per poterci considerare salvi. E questa, mi consenta di dirlo, è una cosa enorme. Il Borgo a Buggiano che si salva è un po come vincere dieci campionati altrove".
Che sensazione prova un dirigente di un paesino come Borgo a Buggiano, si e no settemila anime nell'entroterra pistoiese, ad essere nei professionisti mentre la Pistoiese è in D?
"Cosa vuole che provi. Mi dispiace che una società gloriosa come la loro sia in D e spero un domani di fare il derby contro di loro in 2^ Divisione. Sarebbe un inno allo sport perchè dimostrerebbe quel che ho sempre pensato fin da piccino: la cultura del lavoro ti porta molto lontano. Se non hai quella, Borgo a Buggiano-Pistoiese non la vedrai mai, se non come un sogno irrealizzabile. C'è una cosa che voglio aggiungere: noi non abbiamo nulla da invidiare alla loro società, perchè con la famiglia Paganelli (proprietaria del club) abbiamo costruito un giocattolo sfizioso che ci sta facendo togliere parecchie soddisfazioni".
Come nasce il fenomeno Borgo a Buggiano?
"Il Borgo è parte di me. Vede, glielo dico con franchezza: io ho fatto 37 anni l'operaio in un'azienda. Si figuri, facevo il macchinista litografo, so cosa significa la cultura del sacrificio e del lavoro. Alzarsi la mattina presto per poter portare il pane a casa. Questa piccola realtà che se la vede contro formazioni come Mantova e Lecco, nasce dalla passione, dalla voglia di divertirsi. In questi mesi, come le dicevo prima, ho conosciuto molti personaggi legati al calcio. Non mi va di far nomi, perchè non sarebbe elegante, ma ho visto parecchie persone, non dico ipocrite, ma pronte a tutto, gente che pensa solo a soldi soldi soldi, "un si parla d'altro" (usa questo termine dialettale tipicamente toscano ndr). Noi cerchiamo nel nostro piccolo di trasmettere valori importanti in questa categoria. Ci sono parecchi ragazzi giovani nel nostro collettivo che hanno fatto i dilettanti. Sono amante del calcio, lo vivo e lo respiro ogni giorno (quando lo abbiamo chiamato era al campo a seguire gli allenamenti ndr). Sono estremamente orgoglioso di aver tolto dalla strada parecchi giovani che potevano fare una fine diversa. E quando riesci in questo intento, ti rendi conto che i soldi non sono nulla, perchè a noi interessa creare degli uomini veri, non delle marionette. Non ho l'ambizione spasmodica di fare tanti soldi, non ci tengo, perchè quello che più è importante è avere la salute, senza quella non ho nulla".
Persona di altri tempi Maurizio Tanfani. Ci parla con quel suo accento toscano che lo rende ancora più signore tramite le sue parole. Ci colpisce la sua voglia di imparare: "Ho superato gli anta da un po' e mi rendo conto ogni giorno di più che ho tanto da imparare. Non mi sento arrivato, ho tanto da dare, mi sento di vivere questa esperienza con la passione che mi ha sempre portato a sentire tutto con la limpidezza che mi ha contraddistinto nella mia vita. Ecco perchè mi trovo bene in questa società, perchè siamo persone che fanno questo per passione".
Tanfani, parliamo della stretta attualità: notizia di queste ore, l'aggressione al portiere del Foggia, Ginestra.
"Credo che la cosa vada condannata, però non mi sento di assolvere la società. Troppo facile prendere gli applausi e troppo semplice condannare e non battersi il petto nel dire: ho qualche responsabilità. Io sono ogni giorno sul campo, noi come dirigenti abbiamo una responsabilità enorme. Purtroppo queste cose accadono perchè tutto in questo paese viene esasperato, si ingigantisce tutto, non ci si gode una vittoria perchè si è più bravi dell'altro, ma perchè devo umiliarlo. E' una concezione del calcio e della vita che non mi appartiene. Io penso che uno abbia vinto quando ha dato il meglio di sé, a prescindere dal risultato sul campo".
Questa ultima frase, che abbiamo evidenziato, è molto profonda, ci ricorda quella di un libro di Stephen King: "Le cose più importanti sono le più difficili da dire, perchè le parole le rimpiccioliscono". Ecco, con quelle parole, Tanfani ci ha fatto toccare la sua anima gentile di persona onesta che ancora conosce certi valori e ne da un significato enorme.
Su questo lui ha altro da dire, ampliando la sua analisi: "Io quando vedo che ad un ragazzo del '91, ad esempio, si danno tanti soldi, quello può perdere il senso della realtà. Il calcio ha vissuto per troppi anni su basi che non erano solide. Tutto sta crollando. E spesso quando qualcosa crolla non è detto che sia un male ripartire dalle macerie. Alle volte penso che il professionismo fine a se stesso non mi interessa. Io voglio star bene di salute e voglio che tutti quelli che mi sono vicini stiano bene, perchè vede, lei è giovane ma quando un domani noi saremo lì, quello che abbiamo fatto qui, compresi i soldi, non ce li possiamo portare su. Tra un conte e Maurizio Tanfani, non ci sarà differenza".
Ma lei ci sta parlando della famosa "Livella" di Totò?
"Esattamente, vedo che la conosce. Cosa significa questo: noi facciamo calcio per divertimento e non per star lì a tirarci i capelli. Ci sono altre cose che contano nella vita".
Ci vuol dire come ha fatto a portare Grassi e Tognozzi al Borgo a Buggiano?
"Sono stato bravo e molto fortunato, perchè Luigi (Grassi ndr) era fermo, ed aveva molte richieste. Noi ci siamo mossi per tempo e lo abbiamo preso. Su Tognozzi la cosa è diversa. Lui era in parola con un club di 1^ Divisione. Io gli parlai sapendo che viveva a circa 30 km da Pistoia. Gli ho detto: insomma vieni, ti diverti, fai anche da chioccia a questi giovani che abbiamo. E lui dopo qualche tentennamento ha accettato ed ora ha l'entusiasmo di un ragazzino. Proprio lo spirito che vogliamo dai nostri giocatori".
Senta dottore, parliamo di altro: l'ultimo libro letto?
"Guardi, con il tempo che mi ruba il Borgo, è davvero difficile trovare il momento per leggere un libro. Se sono qui lo devo a mia moglie che mi vuol bene, mi ha sopportato e supportato. Mi ha dato tanto e mi fa sentire ancora oggi un uomo fortunato. Lo ripeto: il calcio conta, ma se ci dimentichiamo dei sentimenti si diventa persone aride".
L'intervista a Maurizio Tanfani finisce qui. Noi ci sentiamo più "ricchi" dentro, perchè persone come lui ci fanno capire che l'umanità ha ancora interpreti degni di portarne le vesti.


