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tmw / serie c / Il Punto
Il dato è tratto - Non è la C ad essere una B2, è la prossima B ad essere una C ÉliteTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00Il Punto
di Matteo Ferri
per Tuttoc.com

Il dato è tratto - Non è la C ad essere una B2, è la prossima B ad essere una C Élite

Un anno fa, di questi tempi, prendeva il via questa rubrica dedicata ai numeri della Serie C e alla loro interpretazione pratica con un editoriale sui destini delle squadre promosse e retrocesse dalla terza serie. Allora eravamo reduci da una stagione estremamente positiva per i quattro moschettieri saliti in B – tutti salvi, con Cesena e Juve Stabia capaci di raggiungere i playoff – e ai limiti del disastroso per quelle scese nell’inferno della Serie D. Un anno dopo, cosa è cambiato?

B come bene ma non benissimo

Stavolta niente gruppo compatto e solo una squadra qualificata per i playoff, peraltro dall’ultima posizione in griglia. La nota lieta è l’Avellino, che ha chiuso all’ottavo posto anche grazie alla cura Ballardini ed è poi incappato nella furia del Catanzaro nel primo turno degli spareggi promozione. Per gli irpini la stagione del ritorno tra i cadetti è stata comunque positiva, dopo un avvio zoppicante costato il posto a Biancolino, ma ora la piazza si attende un ulteriore passo in avanti nelle ambizioni. Salve senza i playout sia il Padova (che alla fine ha chiuso al decimo posto) che la Virtus Entella (quattordicesima), ma entrambe hanno dovuto soffrire fino alla fine per evitare situazioni rischiose. Chi, invece, non ce l’ha fatta è il Pescara, affidato prima a Vivarini e poi a Gorgone. Gli abruzzesi hanno scontato una prima parte di stagione da horror e non è bastata una seconda metà da media playoff per evitare l’immediata retrocessione. Pesa come un macigno, però, il rigore lasciato calciare al baby Russo nel finale della sfida decisiva contro il Padova e che, di fatto, ha spento le possibilità di rimonta con novanta minuti d’anticipo. Da notare che anche le quattro neopromosse della stagione precedente (Mantova, Carrarese, Juve Stabia e Cesena) hanno confermato la categoria: quasi la metà delle partecipanti alla Serie B 2026/27 viene dalla C dell’ultimo biennio.

D come difficoltà

Lo scorso anno la Serie D si rivelò fatale per ben tre squadre appena retrocesse (Fiorenzuola, Fermana, Brindisi: tra queste solamente i pugliesi hanno immediatamente riconquistato la categoria), col solo Guidonia Montecelio a riprendersi immediatamente il professionismo e la neonata Alessandria capace di vincere subito il campionato di Promozione. Quest’anno il doppio salto all’indietro lo ha fatto soltanto il Messina, retrocesso sul campo per la prima volta nella sua storia in Eccellenza ma con l’attenuante della pesante penalizzazione in classifica che ne ha compromesso le speranze salvezza fin dal principio. Doppia retrocessione anche per la Pro Patria, ma i bustocchi avevano ottenuto la riammissione in C la scorsa estate, salvo poi ritrovarsi al punto di partenza dodici mesi più tardi, al termine di una stagione ancora più disastrosa della precedente. E le altre? Bene Legnago Salus e Union Clodiense, rispettivamente seconda e terza nel girone C e protagoniste di una finale playoff che ha sorriso ai veronesi solo in virtù del miglior piazzamento in classifica. Maluccio Caldiero e Milan Futuro nel girone B, con i veneti che hanno chiuso undicesimi dopo aver rischiato di farsi risucchiare nella zona playout e i rossoneri solo quarti, mai in corsa per il primato. Fuori dai playoff il Sestri Levante, sesto nel girone A. Chiudono il discorso Taranto e Turris, lo scorso anno escluse a poche giornate dal termine. A Torre del Greco il calcio si è fermato e ripartirà questa estate, grazie all’acquisizione del titolo del Nola, con l’ambizioso presidente Giuseppe Langella intenzionato a costruire una corazzata per riportare i corallini in Serie C. A Taranto, invece, le uniche notizie positive arrivano da quello stadio Iacovone, pomo della discordia tra l’ex proprietario Massimo Giove e l’amministrazione comunale. I lavori procedono a passo spedito e consegneranno un vero e proprio gioiello alla città, ma sul campo la squadra (che ha giocato le gare interne a Massafra) si è arresa al Bisceglie in campionato, per poi cedere al Gladiator nella finale playoff di Eccellenza, al termine di una gara contrassegnata dalle indegne scene di caccia all’uomo scatenate da alcuni tifosi rossoblù al fischio finale. Il rischio per Taranto, indipendentemente dalla categoria, è di ritrovarsi nella prossima stagione con uno degli stadi più belli d’Italia ma chiuso dall’eventuale stangata del giudice sportivo.