Tifosi e gol, finalmente calcio. Che male a Bari. Quel flusso da migliorare. A Carate pasticcio all’italiana
Ci siamo divertiti. Nel caldo di agosto, è tornato il calcio e sono tornati i tifosi, lo spettacolo della Serie C. Con qualche eccezione: il San Nicola di Bari fa male al cuore. Per chi ha vissuto quello stadio nei momenti felici, per chi sa che è stato capace di riempirsi anche in periodi molto complicati, vederlo cosi, con meno di 3 mila spettatori, fa male al cuore. È una ferita aperta, non ci guadagna nessuno e i De Laurentiis dovrebbero rendersene conto.
Per il resto, ci siamo divertiti. Un buon avvio, condizionato dal mercato ancora in itinere. La sorpresa è il Catania: lotterà per vincere, ma intanto inciampa alla prima. Le seconde squadre saranno da tenere d’occhio, anche se l’Atalanta è partita male. Il Brescia non ne potrà sbagliare una e la prima non l’ha fallita. Il Ravenna che giocherà oggi incuriosisce a prescindere da Ronaldinho. Il brasiliano è tanto show, sarà ovviamente poca sostanza in campo: saremmo tentati di dire meno Ronaldinho e più Giannotti (bella doppietta), ma in realtà un Ronaldinho non fa male a nessuno, anzi.
C’è un flusso da far ripartire. A oggi 55 giocatori sono saliti dalla C alla B. Non è male, finirà meglio, si può fare di più. Riattivare il mercato interno è la vera chiave per ridare competitività alla nazionale, si passa da una riforma vera - non facciamo le pulci a Malagò dopo nemmeno due mesi, ma se il buongiorno si vede dal mattino… - e dal buon cuore dei club di Serie A, che capiscano di dover guidare e non capeggiare il movimento. C’è differenza.
A Carate un pasticcio all’italiana, indigesto. Senza dare patentini di ragione e torto - per quanto ci pare abbastanza chiaro da che parte schierarsi in una vicenda del genere -, il dato di fatto è che una società seria, che ha fatto i salti mortali per arrivare pronta all’inizio della stagione, deve giocare la prima lontano da casa per le solite pochezze della burocrazia italiana. Siamo questi, ed è un bel guaio.


