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D'Orazio: "Cosenza, non mi sembra ci siano idee chiare, vedo molta incertezza"
ieri alle 18:00Interviste TC
di Laerte Salvini
per Tuttoc.com

D'Orazio: "Cosenza, non mi sembra ci siano idee chiare, vedo molta incertezza"

Ci sono maglie che si indossano e altre che, con il tempo, finiscono per diventare una parte di te. Per Tommaso D’Orazio, Cosenza è stata entrambe le cose: otto anni, la fascia da capitano, la promozione in Serie B, le gioie della cadetteria e infine la dolorosa retrocessione che ha chiuso un ciclo lungo e intenso. Oggi l’esterno abruzzese è svincolato e alla ricerca della prossima sfida, ma senza allontanarsi davvero da quella che considera la sua seconda casa. Ai microfoni di TuttoC.com, D’Orazio fa il punto sul nuovo Cosenza, tra giovani, ambizioni, incertezze e un legame con la piazza che va ben oltre il calcio.

Tommaso, hai seguito il nuovo Cosenza? Che impressione ti sta dando la squadra che sta nascendo?

"Ho visto che per il momento ci sono ancora alcuni miei vecchi compagni, anche se diversi sono andati via e ho letto che altri potrebbero partire. Mi informo attraverso i siti e seguo sempre quello che succede, perché il Cosenza non può essere una parte importante soltanto della mia carriera: è una parte importante della mia vita e lo seguirò sempre. Da quello che sto leggendo, vedo ancora molta incertezza, anche nella costruzione della squadra. Ho visto anche la recente intervista del mister e mi sembra che ci sia ancora un cantiere aperto. Si avvicina l’inizio del campionato e chi fa calcio, chi vive il campo, presta attenzione a queste cose. Non voglio parlare necessariamente di aspetti negativi, ma bisogna sempre capire quali sono gli ostacoli e provare a superarli. In questo momento percepisco ancora un po’ di incertezza e non mi sembra ci siano idee completamente chiare su quello che si vuole fare. Mi sto comunque informando e leggo le interviste. Il mister mi piace molto come allenatore, credo sia stata una bella scelta: mi era piaciuto già lo scorso anno per quello che aveva fatto con la Casertana".

Non è una novità che il Cosenza debba spesso ripartire da zero. Ci sono margini per costruire una squadra da salvezza tranquilla?

"I margini ci sono, perché dipende sempre da come si lavora. L’anno scorso alla fine siamo rimasti in tanti, mentre l’anno precedente sarebbe bastato fare qualche accorgimento. Quest’anno la base c’è, anche se, visto quello che sta succedendo, si sta un po’ sciogliendo. È vero però che, se programmi bene e fai le scelte giuste, puoi costruire qualcosa di importante. Vedo che si vuole portare avanti una politica basata sui giovani, con qualche giocatore più esperto. Se scegli gli uomini giusti e hai un allenatore bravo come quello che hanno, possono tranquillamente raggiungere la salvezza e magari fare anche qualcosa in più. Alla fine parla sempre il campo: ci sono tanti esempi e tanti modelli di squadre che fanno calcio con tanti giovani e qualche over. Perché non dovrebbe riuscirci anche il Cosenza?"

Achour si sta mettendo in evidenza nel precampionato: che prospettive vedi per lui?

"Soufiane è un bel prospetto. Mi ricordo quando lo prese il direttore Lupo: secondo me fece un ottimo acquisto. È un calciatore che ha ampi margini di crescita. Si vede che ha il gol, ma anche negli ultimi metri, già quando ci allenavamo insieme, si capiva che aveva qualità quando gli arrivava la palla. Calcia bene con entrambi i piedi. Secondo me quest’anno, se verranno fatte le cose giuste, può fare molto bene. Se trova il suo spazio, può diventare importante, perché quando hai un giocatore che vede la porta e che, quando gli capita l’occasione, riesce a fare gol, puoi toglierti delle soddisfazioni. Per me può fare bene".

Ti ha amareggiato il nuovo cambio di rotta attorno al Cosenza?

"Io ho tanti legami con Cosenza e, purtroppo, tante volte quello che succede all’esterno finisce per incidere anche sull’interno. Tante volte ciò che accade fuori arriva nello spogliatoio e noi, che siamo stati bravi, come prima cosa abbiamo cercato di isolarci. Non posso dire che queste dinamiche non ci abbiano riguardato, perché fanno parte dell’ambiente. Però la squadra, alla fine, rimane della tifoseria, di chi la tifa e di chi la vive sempre. Noi calciatori siamo di passaggio. Passiamo, onoriamo la maglia perché è il nostro dovere, ma poi andiamo via. Io ho avuto la fortuna di legarmi per tanti anni a Cosenza, ma quello che posso dire è che alla fine la squadra appartiene ai suoi tifosi. Mi dispiace, ma se ci fosse stato anche quell’apporto di pubblico che tu dicevi nei momenti decisivi, sicuramente avrebbe inciso, come ha sempre fatto".

Hai annunciato il tuo addio con parole molto sentite. Qual è stato l’attestato di stima più bello che hai ricevuto?

"L’attestato di stima più grande è stato essere riconosciuto come uno del posto, quasi come se fossi di Cosenza. Quando uscivo ero trattato come se fossi uno di casa. Tante persone mi hanno ringraziato e queste sono le cose che ti gratificano, soprattutto quando capisci che la gente si riconosce in quello che hai fatto. Io ho sempre fatto tutto col cuore, dal primo giorno in cui ho indossato la maglia del Cosenza. Poi, sai come funziona il mercato: quando devi scegliere una squadra, nascono le cose più belle anche in maniera inaspettata. In questi anni abbiamo vissuto cavalcate gloriose e momenti molto dolorosi, ma fa parte del calcio. Sicuramente quello che i tifosi mi hanno riconosciuto è stata la gratificazione più grande".

In futuro ti piacerebbe tornare a Cosenza con un altro ruolo?

"Assolutamente sì. Sono stato bene là, è stata la mia seconda casa, quindi perché no? In un ruolo diverso, sicuramente. Se dovesse presentarsi un’occasione, ci tornerei molto volentieri".

Che Cosenza immagini nel prossimo Girone C, tra piazze blasonate e squadre ambiziose?

"Quest’anno, ci sono altre squadre retrocesse che hanno un blasone e una storia importanti. Bisogna affrontare il campionato sempre con le antenne dritte. Ogni partita è una storia a sé e bisogna stare sempre sul pezzo, perché il Girone C, ma anche gli altri raggruppamenti, si sono alzati di livello con le retrocesse e con squadre che vedo rinforzarsi e che non vogliono fare campionati da comparsa. Tutti vogliono essere protagonisti, come è giusto che sia, e ogni società deve avere l’ambizione di fare sempre un gradino in più. Spero che il Cosenza trovi prima di tutto la sua dimensione anche quest’anno, perché al momento non vedo ancora un’idea completamente definita. Non mi sembra che ci siano le idee chiare su cosa si voglia fare, però spero vivamente che, come tante società stanno investendo e lavorando bene, anche il Cosenza possa trovare la propria dimensione e giocarsi il campionato come ha sempre fatto".

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