Millesi: "Longo preparato, ma non è il tecnico giusto per il Catania"
Un inizio da dimenticare per il Catania, che stenta nonostante i grandi investimenti della sessione estiva. L'ex Francesco Millesi, intervistato da TuttoC.com, ribadisce le proprie opinioni sugli etnei: "L'idea è quella di sempre, da prima ancora iniziasse il ritiro. Catania merita palcoscenici diversi e lo dimostra domenica dopo domenica, con stadi riempiti al di là dei risultati. Questa gente vive di calcio e merita rispetto".
Come giudica l'avvio di campionato?
"Il percorso della squadra non mi sta entusiasmando, per quanto capisco che il mister sia fiducioso non posso essere soddisfatto. Per il nome e la rosa del club, vedo cose che una formazione di questo calibro non può permettersi... soprattutto davanti al Massimino pieno. Ai miei tempi Milan, Juventus e le altre big non riuscivano a batterci in casa non perché fossimo più forti di loro ma perché gli spalti ci davano una carica immensa. Non mi piace la piega che hanno preso le cose, c'è troppo vittimismo e passività".
Dove pensa si debba migliorare per fare il salto di qualità?
"Ha un organico da Serie B ma manca il contorno, non vedo la società abbastanza pronta. I fatti lo dimostrano e non sono il solo a pensarlo. Bisogna rafforzare il club, con dirigenti che abbiamo esperienza in piazze del genere altrimenti non potremmo sperare in qualcosa di diverso. Longo e il suo staff sono bravissime persone e gente preparata, ma come ho già detto lo scorso 18 luglio non lo vedo idoneo per Catania. Per guidare certe piazze serve qualcosa di diverso che lui, pur essendo una persona preparatissima, non ha".
Quanto può essere determinante la pressione della tifoseria nella corsa alla B?
"Catania è simile ad Avellino, due realtà che ti spingono e con una tifoseria che è il 12esimo uomo. La città è delusa, non meriterebbe tutto ciò. Sognano la B, sperano nel salto, ma certe situazioni vanno corrette prima che diventi tutto complicato".
Al netto di tutto, l'ha impressionata positivamente qualcuno?
"Non vedo un leader, troppe prime donne e calciatori che hanno fatto bene in passato ma ancora non qui. Quando le cose non vanno l'indiziato primario è sempre l'allenatore ma la squadra non lo sta aiutando, perciò quando si costruisce una rosa serve la giusta competenza. Vincere in altre piazze non è come farlo altrove. Ci sono tanti addetti ai lavori che scelgono solo in base al curriculum, senza però valutare il contesto. Purtroppo succede in tutte le categorie, c'è troppa incompetenza che porta a valutazioni sommarie".
Come valuta il lavoro dell'allenatore?
"Ha fatto un grandissimo lavoro, lo ribadisco, è preparato, ma non è adatto a una piazza come Catania, non ha le sfaccettature utili per allenare una realtà del genere. Ovviamente in questo momento gli vengono addossate tutte le colpe, una cosa sbagliata visto che la mancanza sta alla base: servono giocatori adatti".
Guardando alle avvesarie chi è la rivale più pericolosa per il Catania?
"Il Bari ha l'organico migliore e tutte le caratteristiche per fare bene, avendo un contorno omogeno che è loro punto di forza. Vedo bene anche Casertana, Potenza e Salernitana, oltre a quelle 2-3 che proveranno a sorprendere e tra queste mi auguro ci sia il Foggia di mister Auteri che sta facendo un gran lavoro pur partendo in ritardo per i noti motivi".
In un campionato lungo e complicato, cosa può fare la differenza nella lotta al titolo?
"Come sempre costanza ed equilibrio faranno la differenza, la vittoria passa da qua. Tutte le società hanno un calo fisiologico, bisogna impegnarsi per gestire la situazione nel migliore dei modi e perciò ci vuole gente competente e abituata alla vittoria. Avere una squadra forte non basta, quando si costruisce una società servono gli elementi giusti. Nel calcio devono vigere democrazia e competenza".
Da ex rossazzurro, che messaggio si sente di mandare alla squadra e alla città?
"Darei un messaggio diretto, l'ho vissuto sulla mia pelle. Il 'Massimino' si fa rispettare, il passato dice questo. Non c'entrano tattica e tecnica, c'entrano attributi, voglia e fame che ti fanno sentire il peso della maglia che indossi. Alla città dico di stare vicino alla squadra fino alla fine, nella speranza arrivi quel meritato cambio di passo".


