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Pro Patria, Firicano a TLP: "Fano ha dato una svolta al nostro campionato. Un giorno vorrei allenare il Cagliari"TUTTOmercatoWEB
Aldo Firicano
© foto di Anto.Abbate/TuttoLegaPro.com
venerdì 7 dicembre 2012, 15:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

Pro Patria, Firicano a TLP: "Fano ha dato una svolta al nostro campionato. Un giorno vorrei allenare il Cagliari"

Qualche settimana fa intervistammo il Direttore generale della Pro Patria, Giovanni Ferrara, il quale alla domanda su che persona fosse Aldo Firicano, disse poche ma chiare parole: "Parla poco, è uomo di campo e alle chiacchiere preferisce il lavoro quotidiano". Così, con questo pensiero del dirigente bustocco, ci siamo approcciati al tecnico dei tigrotti. L'impressione che ne abbiamo tratto ci ha fatto pensare ad un brano del mai troppo compianto Rino Gaetano "nuntereggaepiù", la quale in un verso dice: è più prosa che poesia. Ecco, a noi Firicano ha dato proprio questa impressione: poche parole, concetti chiari e lavorare lavorare lavorare. Non esistono ricette miracolistiche, tutto avviene con l'applicazione giornaliera; senza, tutto sarebbe poesia ma in quel caso non ci sarebbe lui.

In questa intervista esclusiva rilasciata a TuttoLegaPro.com abbiamo parlato di questo campionato e delle difficoltà che sono disseminate ogni domenica su tutti i campi.

Salve Mister, partiamo in maniera soft: un giudizio su questo campionato.

"Sicuramente si sta confermando quello che pensavo alla vigilia, ovvero un torneo dove può accadere di tutto, ad esempio che l'ultima sconfigge la prima - in questo caso noi ne sappiamo qualcosa (ko a Fano 2-1) -. L'equilibrio è lo stesso degli ultimi anni, quindi non mi ritengo particolarmente sorpreso. Un po' me lo aspettavo e i valori sul campo sono lì a confermarlo".

A nostro modo di vedere, la svolta nel vostro campionato è avvenuta proprio a Fano, quando avete gettato alle ortiche una partita che vi vedeva in vantaggio, poi sono arrivate le due espulsioni e vi siete fatti male da soli.

"La sua disamina è giusta e mi sento di condividerla. Al di là del risultato, la sconfitta di Fano ci ha fatto capire che giocando in maniera leziosa e sufficiente, diventiamo una squadra prevedibile. In quel ko c'è anche un risvolto di cui ho parlato con i ragazzi: in nove contro undici (espulsi Ghidoli e Polverini) abbiamo compreso che se giochiamo coesi e compatti, diventiamo un osso duro per tutti. Ritengo che questi ragazzi debbano passare dalle burrasche, come la sconfitta di Fano, per poter comprendere appieno il proprio valore".

Parliamo del vostro attacco davvero stratosferico, ma c'è l'altra faccia della medaglia che vede la vostra come una delle peggiori difese del campionato.

"Si, devo dire che prima se avevamo la certezza di far gol, avevamo anche la sicurezza di prenderne uno. Adesso dobbiamo invertire questo trend e ci stiamo lavorando per cercare di risolvere anche questa problematica".

Domenica a Bellaria è successo proprio questo.

"Infatti devo dire che qualcosa è già migliorato. Vede: se prima dubitavamo di non prendere gol, ora siamo consapevoli che può accadere anche l'esatto contrario".

Ad inizio campionato, in molti vi hanno pronosticato come la squadra che può vincere a occhi chiusi questo girone.

"In questo caso non mi sento di essere d'accordo. Io credo che siamo una buona squadra, con elementi importanti, questo è innegabile, ma non credo che siamo quelli da battere, anzi penso che debba essere alla fine il campo a dimostrare il nostro reale valore. Siamo un gruppo che può arrivare tra le prime sei, sette del campionato e da lì fare ogni volta meglio. Le chiacchiere le porta via il vento e se non si fanno punti, non rimane nulla. Prima pensiamo a vincere più partite possibili, poi magari parliamo di tutto quello che volete".

Intanto nelle prossime due domeniche avete avversari non facili: prima il Bassano allo "Speroni" e quella successiva il Monza al "Brianteo".

"Aggiungerei anche il Casale, ma capisco il senso della sua domanda. Pensiamo una partita per volta, che è già difficile pensare ad una, figurarsi ad altre. Bassano è un ottimo test per entrambe le compagini, perchè credo che anche i veneti abbiano una squadra costruita per vincere il campionato".

Senta mister, vogliamo fare un passo indietro. Torniamo a quel Cagliari dove lei fu protagonista massimo, arrivando in semifinale di Coppa Uefa (edizione 1993/94 persa contro l'Inter, poi vincitrice del trofeo in finale contro il Salisburgo). Da quella squadra sono usciti fuori ottimi allenatori, prendiamo ad esempio lei, Moriero, Allegri e Matteoli.

"Avevamo anche un tecnico come Bruno Giorgi che ci ha insegnato tantissimo. Dopo il Cagliari dello scudetto di Gigi Riva (1974), quella fu la formazione che ha regalato più gioie alla gente sarda".

Quale è il suo ricordo di Giorgi?

"Beh, guardi io credo che Bruno fosse figlio di un calcio di altri tempi e io lo ricordo come persona dal carattere spesso spigoloso, ma con una passione che mi ha contagiato e cerco ogni giorno di trasmetterla nel lavoro quotidiano".

Magari un pensiero alla panchina del Cagliari ce lo fa ogni tanto.

"Indossare quella casacca è qualcosa di inspiegabile, perchè non fai parte solo di una squadra, ma giochi per una regione a sé stante. Quando lasciai Cagliari mi ripromisi che un giorno sarei tornato e sento che prima o poi questo accadrà. I sardi sono persone straordinarie e con loro ho un debito enorme. Però intanto pensiamo a far bene alla Pro Patria e vediamo cosa riserva il futuro".

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