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Sandreani a TLP: "Ho detto no a tanti club per rimanere a Gubbio. Domenica sarò emozionato, poi chissà..."TUTTOmercatoWEB
Alessandro Sandreani
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
martedì 7 maggio 2013, 11:40Interviste TC
di Sebastian DONZELLA
per Tuttoc.com

Sandreani a TLP: "Ho detto no a tanti club per rimanere a Gubbio. Domenica sarò emozionato, poi chissà..."

Le bandiere, nel calcio, sono una specie in via di estinzione. E quest'anno, purtroppo, la Lega Pro sarà costretta a salutare una di esse. Alessandro Sandreani, domenica, darà l'addio al calcio giocato. Per la disperazione di Gubbio e dei suoi tifosi. Arrivato in punta di piedi nel 2002, con il club umbro ha collezionato oltre 350 presenze tra campionato e coppa, portando la squadra, da capitano, dalla Seconda Divisione alla Serie B. TuttoLegaPro.com lo ha intervistato in esclusiva per i suoi lettori.

Sei una bandiera del Gubbio ma il tuo percorso non è iniziato nelle giovanili della squadra rossoblù. Raccontacelo.

"Diciamo che non ho mai giocato in un settore giovanile. Mi sono ritrovato catapultato dalla strada nella prima squadra del mio paese, il Canziano, a 14 anni. Facevamo la Prima Categoria, quindi nulla di impossibile. Però giocare da titolare nel team della propria città a quell'età fu una grossa soddisfazione. Vedo molti lati positivi nell'aver cominciato dal basso, dopo tanti anni fra i vicoli della mia città: mi son fatto le ossa subito, in spogliatoi veri e non di ragazzi della mia età, giocando partite difficili già da ragazzino. Naturalmente ci sono stati anche lati negativi: credo di essere meno specializzato rispetto a chi ha avuto la fortuna di crescere in vivai importanti. Però l'aver conquistato sul campo le categorie per me è motivo di grande orgoglio. Giocai anche abbastanza bene, sempre divertendomi, al punto di approdare alla Cagliese, una squadra a pochi km da casa mia. Anche lì disputai ottimi campionati, arrivando fino alla Serie D".

E nel 2002 entri a far parte del club eugubino. Dal quale non ti sei più mosso.

"Non avrei mai pensato di poter fare il calciatore. Onestamente non avevo nemmeno tanta ambizione e tanta voglia. E' capitato quell'anno, ci ho provato, e mi sono innamorato subito di questa città e di questi tifosi. Ho disputato un'ottima annata in C2 e da lì ho sposato in pieno la causa eugubina. Per il Gubbio ho rinunciato a diverse offerte. Quell'anno, ad esempio, il Rimini ci aveva battuto in finale play-off e si apprestava a giocare in C1. La trattativa con i romagnoli era conclusa, mancava solo la mia firma. Che non arrivò mai. Decisi di rimanere in Umbria rinunciando a uno stipendio più alto e a una categoria superiore. Due anni dopo ci provò lo Spezia ma rifiutai anche l'offerta dei liguri".

La C1 e la B, in ogni caso, con il Gubbio le hai raggiunte.

"E' stato molto appagante. Soprattutto perché ho vissuto quelle promozioni da capitano. Per una società come Gubbio sono stati due avvenimenti storici e rimanere in Prima Divisione continua a essere un vanto per tutti noi. E soprattutto per me. Non potrò mai scordare la cavalcata trionfale verso la cadetteria: nella mente di tutti ci sono i miei due gol fatti tra andata e ritorno a una corazzata come il Verona. Tiro al volo all'andata e punizione al ritorno. Due reti che regalarono punti pesanti per la promozione".

Si parlò anche di un tuo passaggio al Bari, per seguire mister Torrente. Ma l'affare non si concluse. Come mai?

"Ebbi la possibilità concreta di seguirlo in Puglia ma una volta deciso di rimanere attaccato al Gubbio, non avrei mai immaginato di vedermi con un'altra maglia, soprattutto nell'anno della Serie B. Mi sembrava giusto e doveroso giocarla con gli eugubini, anche se Torrente per me è stato un grande mister. Non ho avuto rimpianti né per questa né per altre scelte. Sono rimasto coerente con me stesso. Quell'anno tra i Cadetti, nonostante la retrocessione, fu importante per tutti noi: è un'esperienza che porterò con me per tutta la vita".

Giochi nel Gubbio da 11 anni ma ancora sei un "ragazzino", con i tuoi 33 anni d'età. Non è presto per smettere?

"Sono scelte personali, non c'è un'età fissa in cui si può trarre di aver concluso la propria carriera. La mia è stata una scelta ponderata, gioco da 20 anni e i primi acciacchi fisici sono arrivati questa stagione. Inoltre non mi vedrei, come già detto, con altre maglie ed è giusto lasciare spazio ai giovani. Ho fatto tanto per il Gubbio e ho ricevuto in cambio tanto affetto. Nessun'altra squadra sarà mai come questa e comunque mi piacerebbe rimanere anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo".

Si è parlato di un tuo futuro dirigenziale ma si è vociferato anche di un addio già preventivato a inizio stagione a causa delle frizioni con l'allora tecnico Apolloni. Cosa c'è di vero?

"C'è stima reciproca con il presidente, c'è la volontà di entrambi di continuare quest'avventura in un altro modo se ci sarà la possibilità di un ruolo adatto, a livello dirigenziale, ma non credo ci saranno problemi. Riguardo ad Apolloni non c'è nulla di vero. Con gli allenatori ho avuto sempre un buon rapporto, con chi più con chi meno, ma sempre di grande chiarezza. Sono anche figlio di un allenatore e capisco come sia difficile il loro mestiere. La mia scelta, come detto, è personale, fatta con la mia famiglia a settembre ma non per questo motivo. Un po' dispiace lasciare ma credo sia giusto così". 

Domenica con il Catanzaro sarà la tua ultima volta in campo. Emozioni?

"Penso di essere preparato a questo addio dal calcio giocato anche se so che ci saranno momenti, nei prossimi mesi, in cui quest'ultimo mi mancherà. Di sicuro una grande emozione la proverò domenica contro il Catanzaro, la mia ultima gara. Soprattutto nel momento in cui uscirò dal terreno di gioco".

Passando alla stagione attuale, avete festeggiato da poco la salvezza. Ma non pensi che potevate ambire a ben altro?

"Il campionato è stato ed è molto equilibrato. Abbiam fatto un girone d'andata molto importante. Poi tra infortuni e squalifiche in certi momenti chiave della stagione, abbiam avuto difficoltà e non tutto è andato per il verso giusto. Noi comunque abbiam sempre continuato a lavorare bene. Per me è stata una stagione positiva, anche se c'era la speranza di poter fare qualcosa di più".

Nella tua vita sono presenti due personaggi famosi. Il primo è tuo padre Mauro, ex calciatore, allenatore, commentatore televisivo e osservatore...

"Mio padre lo devo solo ringraziare. Il genitore ideale per ogni ragazzo che vorrebbe giocare a calcio. Mi ha lasciato sempre libero di scegliere, non si è mai intromesso nelle mie decisioni. Comunque non credo di seguire la sua strada, il mio futuro non sarà quello del commentatore sportivo".

Il secondo è Simone Farina, attualmente dirigente all'Aston Villa, colui che rifiutò e denunciò un tentativo di combine, diventando l'emblema del calcio pulito.

"Simone è uno dei ragazzi con cui ho stretto una particolare amicizia. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e sono felice che in questo momento stia bene: le soddisfazioni che sta avendo se le merita tutte. Anche lui, non dimentichiamocelo, ha scritto la storia del Gubbio".

Un po' come lo stesso Sandreani che non ha mai abbandonato la sua squadra. Letteralmente. Da capitano, infatti, anche se squalificato, non si è mai perso una partita dei suoi compagni, in casa o in trasferta. Anche in questo sta la sua grandezza. "E' il mio ruolo e fino a domenica sarà così".

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