ESCLUSIVA TLP - Messina, DS Ferrigno: "Vinto il girone più difficile degli ultimi anni. Con questa proprietà bene dalla A alla D. Milazzo? Ognuno ha quel che si merita"
Dopo Venezia, sarà la più grande città in Lega Pro. Il Messina ha vinto il suo campionato di Serie D (girone I) solamente all'ultima giornata, ma i festeggiamenti eran già pronti da oltre una settimana. Troppo debole il fanalino di coda Nissa per impensierire i giallorossi, che hanno conquistato vittoria (per 8-1!) e promozione (76 punti, tre in più del Cosenza). Una cavalcata che, in esclusiva per TuttoLegaPro.com, il Direttore sportivo, Fabrizio Ferrigno, commenta così: "Il nostro è stato il girone più difficile non solo di quest'anno ma delle ultime stagioni. La nostra è stata una grande vittoria. E' vero, ci davano per favoriti, ma non è mai facile vincere. Dietro ci sono grandi sacrifici e una grossa preparazione, anche se abbiamo fatto tutto in poco tempo. Non siamo gli ultimi arrivati in Lega Pro. Come organizzazione abbiamo le carte in regola per fare bene in tante categorie, siamo preparati dalla A alla D, poi però il valore bisogna sempre dimostrarlo".
Quando avete capito che potevate conquistare la Lega Pro?
"Paradossalmente dopo la sconfitta con il Cosenza a dicembre. Mi chiamò il direttore Lo Monaco, con lui analizziamo sempre ogni gara. Perdemmo 3-2 dopo aver chiuso il primo tempo sotto di tre gol. Gli dissi che dopo la partita di oggi potevamo vincere il campionato. Nonostante il risultato capimmo che il Cosenza non era più forte di noi: se ci fossero stati 5 minuti in più e un arbitraggio più equo, quel match potevamo pareggiarlo tranquillamente".
A proposito di arbitraggi, è stata una stagione turbolenta, soprattutto nel rapporto tra voi e il Cosenza, vostra principale antagonista...
"Non voglio creare altre polemiche, già ce ne sono state tantissime, ma ci sono episodi a nostro discapito che tutti hanno visto. In ogni caso auguro al Cosenza di poter fare bene ai play-off, perché la loro è una piazza che merita la Seconda Divisione. Però ha vinto la squadra più forte".
La prossima stagione di Seconda Divisione sarà tanto intrigante quanto difficile: nove promozioni e nove retrocessioni a girone. Come vi comporterete?
"E' la prima volta che mi capita, in tantissimi anni da giocatore e dirigente, di avere un girone con nove retrocessioni e nove salvezze, che in realtà equivalgono a delle vittorie di campionato. Sarà una stagione molto difficile, l'obiettivo è quello di arrivare, naturalmente, nelle prime nove posizioni. Cercheremo di conquistarlo con coscienza, senza mai fare il passo più lungo della gamba, guardando sempre i due campionati, quello calcistico e quello del bilancio. Con la proprietà attuale, il Messina può fare molto bene in Seconda Divisione ma adesso pensiamo alla Poule Scudetto. Ci teniamo a vincerla, anche se un po' di tensione l'abbiamo persa".
Nelle ultime due gare al San Filippo siete arrivati a 20mila spettatori. A inizio stagione, invece, i numeri erano molto più bassi. Come mai?
"Abbiamo riacceso quella lampadina che si era spenta a Messina. Purtroppo la tifoseria giallorossa ha avuto tanti anni di delusioni e sciacallaggio: si promettevano mari e monti e non si faceva mai nulla. Per questo a inizio stagione la gente ha fatto fatica a credere nella bontà del nostro progetto, dopo tanti anni di disgrazie altrui. Però piano piano, lavorando, siamo riusciti a riaccendere l'entusiasmo. A Messina è bastata una scintilla per riportare tante persone allo stadio".
Per la panchina, dopo la salvezza a Milazzo, avete puntato su Gaetano Catalano. E la prossima stagione?
"In settimana ci incontreremo con il mister. In linea di massima non dovrebbero esserci problemi. E' un ragazzo che sta crescendo con noi, ha vinto un campionato a Messina, non è facile riuscirci. Si è comportato egregiamente, se non avrà richieste da categorie superiori continuerà questo matrimonio".
E la rosa? Punterete sui giovani?
"Diversi ragazzi mi hanno colpito. Ci sono molti giovani bravi in giro, bisogna essere capaci di scovarli e di non spendere tanto per portare un prodotto buono a casa. Riguardo i giocatori di questa stagione ne riconfermeremo molti, anche se bisognerà vedere le idee di Genoa e Arzanese sui diversi prestiti (il portiere Lagomarsini e il difensore Caldore NdR)".
Che ne pensa del Milazzo, retrocesso dopo una stagione disastrosa?
"Finché ci siamo stati noi a Milazzo, la società era un gioiellino, pagava puntualmente e rispettava tutti gli impegni. Lavoravamo moltissimo per portare giovani validi in squadra, nonostante il budget bassissimo per il posto in cui lavoravamo. Non c'erano molti introiti o spettatori che permettevano di pareggiare il bilancio. Nonostante ciò abbiamo sfiorato la Prima Divisione il primo anno e ci siamo salvati senza play-out la seconda stagione. Mi piange il cuore a vedere il Milazzo in queste condizioni, perché lì abbiamo fatto molto bene, anche se in realtà non siamo stati ben accettati: ci hanno messo i bastoni fra le ruote tantissime volte.
Devo dire, però, che ognuno ha quel che si merita. Contestavano la proprietà, i calciatori, me. Eppure gente seria in giro ce n'è poca e loro, dopo di noi, sono caduti nelle mani di sciacalli. So che l'amministrazione comunale smentirà, ma Peditto (presidente a inizio stagione, via dopo pochi mesi dopo aver lasciato atleti e staff senza stipendi NdR) lo hanno portato loro. E' stato fatto un buco nell'acqua, noi da gran signori siamo andati via e abbiam vinto un campionato a Messina. Abbiam dimostrato di aver fatto calcio in maniera seria sia a Milazzo che a Messina. Anche in riva allo Stretto ci sono stati mugugni, ma i problemi sono rientrati subito. Messina è una piazza che ha sempre fatto calcio, sa che per vincere un campionato bisogna stare sempre tutti uniti. Onestamente non c'è paragone tra le due tifoserie, tra le due storie".
Potreste essere l'unica squadra siciliana di Lega Pro. Una situazione triste, pensando al passato...
"Mi auguro che il Milazzo rimanga in Seconda Divisione, che il Trapani salga in Serie B, che il Siracusa torni tra i Professionisti. Sarebbe bello poter riavere tante squadre siciliane in campionati importanti, come ai miei tempi da calciatore, quando c'erano circa dieci realtà che lottavano sempre per salire di categoria. Purtroppo, però, era un altro calcio".


