Per salvare il calcio in Lega Pro servono idee concrete ed attuabili, non contestazioni
La “rivolta” dell’ Associazione Calciatori, che si oppone alle decisioni sull’utilizzo dei giovani, adottate in Lega Pro, sta diventando l’argomento più scottante di questa estate, di per sé, già torrida.
Il principio è nobile: la tutela del posto di lavoro per tutti gli associati, indipendentemente dalla loro età. Il diritto a giocarsi la maglia senza discriminazioni dovuto alla propria carta d’identità. Decisione giudicata coercitiva nel “consiglio” imposto alle Società di schierare formazioni nella media dei 25 o dei 24 anni a seconda della categoria. Il tutto per rientrare nella ripartizione dei proventi federali a qualsiasi titolo denominati.
Facendo salvo il principio che ognuno, in casa propria e con le proprie tasche, è libero di fare le proprie scelte.
Come già detto, il principio è nobile, ma anacronistico in una categoria dove, nel tentativo di salvare il bilancio ed il titolo sportivo, impera il tesseramento con “valorizzazione” o meglio ancora con “sponsorizzazione”.
Le Società di terza categoria non hanno più mercato in uscita. La cessione di un proprio, talentuoso, gioiellino per rimpinguare le casse, come accadeva in passato, è diventata pura utopia. La produzione economica del vivaio non esiste più.
Con il passare degli anni è venuto meno il tacito principio, in vigore sin dai tempi del compianto Artemio Franchi, che la serie C (così si chiamava) era la florida fucina per tutte le Società delle categorie superiori.
Oggi le Società di Lega Pro sono diventate il “parcheggio” a pagamento dei giovani provenienti dalle società di categoria superiore.
Fatto salvo il principio che i giocatori bravi hanno sempre mercato, i calciatori “over”, per usare un termine attuale, sono retaggio di contratti onerosi, con importi sempre superiori agli “..anta” mila euro netti. La realtà finanziaria del momento è accettata da pochi e nella trattativa economica si trascurano aspetti imprescindibili per continuità aziendale.
Il movimento politico di protesta e solidarietà messo in atto dall’Associazione Calciatori è senza dubbio encomiabile, ma trascura l’evidenza dei fatti. La totale mancanza di liquidità nelle Società di terza serie che porta, anno dopo anno, alla radiazione per inadempienze regolamentari, anche di club dalla storia calcistica importante.
La riforma dei campionati, in molti fanno finta di non essersene accorti, avviene per eliminazione naturale. Non era certo necessario che la stabilisse il Consiglio Federale. E voglio vedere, di quelle 60 aventi diritto, quante saranno le società che, nella prossima stagione sportiva saranno in regola, nel rispetto dei regolamenti, per ottenere la Licenza Nazionale.
La frase sull’età media dei Dirigenti di Lega è stata provocatoria, ma senza dubbio infelice. Si poteva evitare. L’Associazione Calciatori, che è degnamente rappresentata in Consiglio Federale, era a conoscenza dell’indirizzo politico scelto dal Consiglio di Lega sulla ripartizione dei proventi finanziari. Bisognava saper intervenire, per tempo ed evitare di arrivare allo scontro.
Oggi i posti di lavoro, in Lega Pro, per tutti e incondizionatamente, sono sempre più carenti. Dagli allenatori ai magazzinieri. Passando per direttori, calciatori e massaggiatori. Le Società fanno fatica a rispettare regolamenti e scadenze. Penalizzazioni e radiazioni sono diventati avvenimenti di vita quotidiana. Arrivare ad una gestione in equilibrio tra costi e ricavi è sempre più difficile.
Servono idee concrete, costruttive, realizzabili e non contestazioni fini a se stesse.
L’Aic ce le ha? Le metta sul tavolo e ne faccia partecipe il popolo dei tifosi. Il tutto per dare continuità e serenità a tutto il movimento calcistico di quella categoria.
Nel contesto controlli, il Sindacato, i “rimborsi” dei propri associati “over”, tesserati in serie D. Molti, anche lì, superiori agli “…anta mila” netti.
Fottendosene di tutti i regolamenti e di tutte le leggi di Stato. Si dirà: sciocchi i dirigenti. Certo. Ma così si affossa il calcio.


