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Il devastante potere economico della Seria A e il tentativo puerile di “imbastardire” la Lega Pro. La gestione approssimativa e carente di taluni, mette in dubbio la loro permanenza in terza serie. Le poltrone dei raccomandati ...TUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 16 gennaio 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Il devastante potere economico della Seria A e il tentativo puerile di “imbastardire” la Lega Pro. La gestione approssimativa e carente di taluni, mette in dubbio la loro permanenza in terza serie. Le poltrone dei raccomandati ...

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Il calcio italiano vincolato agli umori dei presidenti della Seria A. Subordinato alla “guerra” per la ripartizione dei proventi. Quelli televisivi ed altri. Diviso dal potere degli interessi di categoria. Vituperato dalle idee di qualcuno che mira a ipotetici maggiori introiti, derivanti dalla  futuribile possibilità di una  competizione europea riservata soltanto ai grandi club.

Gli interessi economici del calcio nostrano gestiti, in gran parte, dalla lega di serie A. Come una grande torta attorno alla quale si litiga. Che vuol  essere golosamente divisa, ma non in parti uguali, tra i club di quella categoria.

La volontà manifesta, dei potenti, di sminuire il valore del calcio della Lega Pro. Di relegare a ruolo minimale la terza serie. Il tentativo di “imbastardire” il fascino di un avvincente campionato, nell’ Italia dei campanili, con le seconde squadre dei club maggiori. Da intrusi e fuori classifica. Solo perché succede già in altri Paesi, dove si vince a livello internazionale, è stato detto.

Il vertice della Lega Pro combatte da anni la sua battaglia, per il rispetto degli interessi della categoria. Sono stati ottenuti risultati determinanti in aiuto delle gestioni finanziarie e strutturali delle società affiliate. Ciò nonostante alcuni, con la “puzzina” sotto il naso, mal sopportano la gestione, definita “patriarcale”, di Macalli. Chiedono un rinnovamento dei ranghi che nella realtà è già  in atto, da tempo, nell’ entourage di Lega. Nelle persone e nei progetti. Ma si sa, è una moda nell’ Italia di oggi, dove  il “tutti a casa” viene spesso invocato senza cognizione di causa. Senza conoscenza approfondita dei fatti e dei regolamenti. Difficile, se non impossibile, accontentare il partito dei perennemente scontenti.

Parliamo di quei regolamenti che portano alla riforma dei campionati, per esempio. Un progetto volutamente diluito nel tempo. Non tutte le Società ne hanno però compreso i motivi e si faranno trovare pronte. In pochi si stanno strutturando in prima divisione, dove potrebbero approfittare del torneo senza retrocessioni. Quasi nessuno pensa al domani in seconda, dove la vicenda delle nove retrocessioni offusca la quasi totalità delle menti. L’ esempio dell’ Entella, i cui risultati sono frutto di una perfetta programmazione e organizzazione strutturale, trova ancora pochi proseliti.

Appunto, gli aspetti strutturali ed organizzativi vengono trascurati nella loro globalità. In molti casi l’ uso del presta nome in ruoli cardini delle Società è predominante. Alla faccia di tutti i regolamenti. Compiti professionali affidati a raccomandati, sovente assenti, sprovvisti di qualsiasi preparazione ed esperienza di settore, solo perchè amici di presidenti e dirigenti. Oppure il marketing, un mercato per molti ancora inesplorato, ma che, ben curato, risulterebbe ossigenante per le risorse economiche dell’ azienda. Indicato nei siti ufficiali, ma ignorato o seguito solo approssimativamente. Per di più da personale non qualificato e senza alcuna produzione di reddito.

Una progettualità latente, pertanto, che lascia spazio a critiche e dubbi sul futuro prossimo di taluni in categoria. 

Affiora il dubbio legittimo che non tutti abbiano qualità e numeri per far parte di quelle sessanta società, previste dal nuovo format della Lega di terza serie. Particolare apprensione suscitano, al proposito, le retrocedende dalla serie B, le nove promosse dalla categoria inferiore e qualche altra già da ora in affanno, sia in prima che in seconda divisione.

Il dubbio legittimo che, anche il prossimo anno, per completare l’ organico. Pur ridotto dai regolamenti. Non si debba fare ricorso a qualche marchingegno procedurale. Per salvare capra e cavoli.

Spiace tornare sull’ argomento allenatori. E’ saltato anche Di Meo a Chieti. Gli esoneri sono arrivati a 35. Con il “papocchio” di Pagani. Dove Fusco è fotografato impunemente in campo ad allenare. Nonostante le smentite ed alla faccia di tutti i regolamenti. Mi meraviglio del comportamento dell’ associazione di categoria! Oltre il 50% delle Società ha surrogato la guida tecnica. Un brutto segnale, perché quando si sbaglia la responsabilità è di tutti, dirigenza inclusa, ma a pagare sono sempre gli stessi. Quelli che, come consigliano ai corsisti di Coverciano, non debbono mai disfare la valigia.

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